Violenza domestica: perché le donne non denunciano?

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Luisa Betti Dakli • 10 Novembre 2022
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Vittimizzazione secondaria sulle sopravvissute alla violenza e tribunali che spesso puniscono le donne che denunciano: ma che cos’è la vittimizzazione secondaria? Il fatto che una donna non si renda conto di subire una violenza dal partner e creda di poter controllare la situazione è comune e succede anche spesso, succede che non denunciano, succede che denunciano e ritirano la denuncia, perché in una società che non riconosce e sottovaluta la violenza domestica è nomale che anche queste donne, che vivono in quella stessa società, non abbiano la percezione del fattore di rischio.

Le istituzioni e le loro responsabilità

Altra cosa sono le istituzioni e quindi i tribunali che invece dovrebbero proteggere e intervenire a prescindere da quello che è la percezione personale e anche a volte errata, ma non sempre, della sopravvissuta. Il problema è quindi che i lavori della Commissione d’inchiesta sul femminicidio al Senato hanno accertato che alla radice c’è una sottovalutazione del fenomeno all’interno dei tribunali spesso per scarsa formazione dei magistrati che considerano, alla stregua di alcune vittime, la violenza come semplice conflittualità di coppia e quindi non proteggono e non intervengono in maniera efficace.

Sottovalutazione della violenza 

La punta dell’iceberg di questa sottovalutazione delle istituzioni e di chi è preposto a una corretta valutazione del rischio, sono i femminicidi delle donne che avevano denunciato, l’uccisone dei figli come vendetta verso la partner che ha deciso di allontanarsi e di lasciare il marito violento. A confermare il grave deficit all’interno delle aule di tribunale e nelle procure è la vittimizzazione secondaria delle donne che invece denunciano maltrattamenti e abusi e non vengono credute per cui si omette di richiedere la documentazione in penale, qualora ci sia, si omette l’incidente probatorio, si omette una investigazione sui report di violenza denunciati dalla donna.

Pregiudizi sessisti nei tribunali

Questo significa un grave pregiudizio e una mancata formazione da parte di quei magistrati che si basano su perizie psicologiche spesso deviate (v. alienazione parentale) che rendono le donne che denunciano e che si rifiutano anche di ritirare la denuncia verso il partner, addirittura come responsabili del fatto che i bambini non vogliano frequentare un padre maltrattante e abusante, quindi si entra in quel circolo vizioso per cui la vittima diventa carnefice e viceversa. Le conseguenze di questo occultamento della violenza domestica in tribunale sono quindi gravissime con bambini presi con la forza e buttati in case famiglia pur in presenza di un genitore accudente, donne punite per aver denunciato, uomini abusanti che hanno il permesso di avere in affido esclusivo bambini. Speriamo adesso che la questione sia più chiara per tutti.

Nel video un estratto della lectio magistralis di Luisa Betti Dakli, direttrice del giornale DonnexDiritti ft International Women, al Consiglio Comunale di Pesaro.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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