Roma: Salvini a San Lorenzo cerca consensi sul corpo morto di Desirée

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Luisa Betti Dakli • 24 Ottobre 2018
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Si sarebbero potute fare scommesse sul fatto che oggi il ministro Salvini sarebbe andato a San Lorenzo per fare la sua passerella razzista sfruttando il corpo morto della giovane Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita nello stabile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma. Stuprata e uccisa nel capannone occupato da migranti, la ragazza era andata lì per cercare il tablet che le era stato rubato e lì è stata drogata e violentata, come riportato da un testimone che ha visto il corpo di Desirée sotto una coperta su un materasso.

A “Storie Italiane” il senegalese che era entrato nello stabile abbandonato verso mezzanotte ha raccontato di aver visto una ragazza che urlava e un’altra ragazza stesa: “le avevano messo una coperta fino alla testa ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava, sembrava già morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta. C’erano africani e arabi sei o sette persone. Anche un’altra ragazza era lì e parlava romano. Urlava che l’avevano violentata”.

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Ma c’è qualcosa di più macabro di una giovane uccisa così, ed è la speculazione di un politico che fa propaganda su quel corpo morto di una ragazza che non ormai non può avere più voce in capitolo. Come aveva già fatto per il caso di Pamela Mastropietro, stuprata, uccisa e fatta a pezzi a Macerata, Salvini si muove e si sdegna solo quando a delinquere è un migrante. Quando Pamela fu uccisa, lo scorso anno, le sue parole di odio furono così piene di livore che Luca Traini, candidato della Lega e amico di Casa Pound e Forza Nuova, andò per la strada a sparare sui passanti mirando al colore della pelle.

L’indignazione del leghista Salvini scatta solo se sente l’odore del sangue nelle mani di un immigrato

perché in realtà è lui che vuole colpire perché della vittima, stuprata, ammazzata, fatta a pezzi, non glie ne frega niente. Dov’era Salvini quando un mese fa il neonato di Scarperia è stato gettato a terra dal padre che come una furia gli si è gettato addosso uccidendolo con 6 coltellate? Dove stava quando a Taranto la piccola di 6 anni è stata presa dal divano e gettata dal terzo piano da un padre violento che per vendicarsi della madre ha colpito i figli? E dov’era quando Noemi Durini a 16 anni è stata ammazzata a sassate dal fidanzato nella provincia di Lecce? o quando Sara Di Pietrantonio a 22 anni è stata carbonizzata uccisa dal suo ex fidanzato? Semplice, non c’era, perché di queste donne e di questi bambini barbaramente uccisi per mano di maschi bianchi a Salvini non interessa nulla.

Matteo Salvini a San Lorenzo in via dei Lucani dove e’ stata uccisa DesirèInutile ripetere che in Italia sono in aumento le donne morte per mano di partner, familiari o ex, e che sul totale degli omicidi, più di un terzo riguardano femminicidi. Inutile dire che in quei 7 milioni di donne che subiscono violenza in Italia, non contiamo più i figli che vengono uccisi dai padri per vedetta contro la madre: come Franceschelli che ha ucciso il figlioletto Claudio buttandolo nel Tevere; Russo che ha ucciso la figlia di 12 anni e ferito la maggiore di 14 anni; Maravalle che ha soffocato il figlio di 5 anni; Capasso che ha ucciso le sue figlie di 8 e 14 anni, dopo aver sparato all’ex moglie; o come Mele che ha ucciso il figlio di due anni.

Negli ultimi dieci anni più del 70% delle donne uccise aveva un rapporto intimo con il loro assassino

partner, ex, membri della famiglia, maschi italiani bianchi che agivano violenza in casa e non migranti. Non solo perché Salvini dovrebbe sapere – dato che è il suo stesso ministero ad aver divulgato i dati –  che più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è commesso da un italiano bianco e che gli stupratori stranieri sono il 15,1%. Uomini che devono essere punti nella loro totalità e non uno sì e 4 no mostrando indignazione solo se il reato viene commesso da uno straniero. Donne e bambini uccisi a casa propria all’arma bianca con coltelli da cucina, martelli, sassate, sprangate, forbici, ecc. Uomini bianchi, mariti, fidanzati, compagni di vita, padri dei propri figli che vivono nel posto che dovrebbe essere il luogo più sicuro del mondo: casa tua.

salvini_afp_san_lorenzoMa ormai più di qualcuno se ne è accorto e oggi Salvini a San Lorenzo, storico quartiere di sinistra da molto tempo nelle mire dell’estrema destra che non è mai riuscita a entrare lì dentro, è stato chiamato “sciacallo”, e non in maniera impropria perché il giochetto della caccia all’immigrato lo hanno capito in tanti, e anche se ha minacciato di tornare a San Lorenzo con la ruspa, non sarà facile prendere San Lorenzo speculando sul corpo morto e straziato da una violenza della giovane Desirée, e questa volta sono state le stesse donne e ragazze del quartiere a farglielo presente gridandogli: “vattene”.

Matteo Salvini a San Lorenzo in via dei Lucani dove e’ stata uccisa DesirèLa verità è che Desirée è morta in quello squallore in cui è caduto un quartiere come San Lorenzo i cui cittadini attivi, organizzati in comitati, da anni cercano di risollevarsi pur inascoltate dalle istituzioni che dovrebbero intervenire e aiutare. Un quartiere chiamato “degli studenti” per via dell’Università che sta lì a due passi e che accoglie la maggior parte dei fuori sede che vengono a Roma a studiare. Un luogo dove i locali e la movida si accatasta nel degrado sempre più evidente con lo spaccio a cielo aperto nella piazza davanti alla chiesa e nelle vie del quartiere dove chiunque può essere fermato con l’offerta di un po’ di droga, e dove ormai è diventato impossibile abitare a causa delle centinaia di giovani che si fermano davanti ai locali a bere e a parlare fino a notte inoltrata occupando l’intera strada.

E questo nell’incuria e nel disinteresse più totale a partire dalle amministrazioni passate, prima fra tutti quella del sindaco Alemanno e della destra romana amica del ministro Salvini, come Casa Pound che occupa uno stabile a Piazza Vittorio e che il ministro si guarda bene dal toccare. Un quartiere che era un gioiellino dove la notte potevi girare con tranquillità a qualunque ora e che adesso è diventato impraticabile per l’incuria dell’amministrazione comunale, anche grazie ai permessi selvaggi ad attività commerciali che hanno reso il quartiere popolare tra i più famosi di Roma, una via di mezzo tra il paese dei balocchi e il bronx.

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Le foto del luogo in cui Desirée è stata trovata, sono tratte dal “Messaggero” online

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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