“Portava la biancheria?”, ecco le domande alle ragazze che hanno denunciato lo stupro a Firenze

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Luisa Betti Dakli • 14 Febbraio 2018
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Firenze, due ragazze americane in piena notte, non trovando un taxi, vengono riaccompagnate a casa da due carabinieri arrivati per sedare una rissa nella discoteca dove si trovavano le giovani. Appena messo piede in casa denunciano uno stupro, da parte dei due uomini in divisa che le avrebbero seguite nell’abitazione dove alloggiavano per aggredirle, una in ascensore, l’altra per le scale. Si aprono le indagini, i due carabinieri contestano e portano davanti al giudice la versione di rapporti sessuali con consenso, un consenso che le due studentesse negano sostenendo di essere state stuprate mentre erano in stato di ebrezza. Durante l’incidente probatorio gli avvocati dei due carabinieri propongono 250 domande alle due ragazze statunitensi, dodici ore di interrogatorio, tanto che una delle due si sente male.

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Ieri Antonella Mollica ne ha proposto una parte significativa sulla 27esimaora con il titolo «Trova sexy le divise?»: le domande choc in aula alle due ragazze stuprate. Qui uno stralcio che parla da sé, riportandoci in un sol balzo a Processo per stupro, era il 1979 e lei era Fiorella. Non è cambiato molto: le stesse domande, le stesse insinuazioni, la parte offesa che diventa imputata. Sempre ieri l’Istat ha pubblicato i dati delle molestie in Italia dove risulta che quasi

9 milioni di donne dai 14 ai 65 anni hanno subito una molestia

dati che ci raccontano che se anche rispetto al 1997-98 i numeri sembrano in costante diminuzione, lo zoccolo duro, con numeri stabili, sono le molestie sul lavoro con 1 milione 173mila donne vittime di ricatti sessuali per essere assunte, mantenere il posto o per fare carriera, e di queste l’80,9% non ne ha mai parlato con nessuno. Ma l’Istat dice altro perché nella conta ci sono anche gli uomini: 3 milioni 754mila che hanno subito molestie nel corso della loro vita. Il dato più significativo però è un altro:

gli autori delle molestie sono per il 97% maschi anche quando la vittima è un uomo

Ieri però è successo anche che un’altra donna, Francesca Citi, è stata uccisa, a Livorno, dall’ex marito, Massimiliano Pagnoni, già denunciato per stalking e allontanato dalla casa. L’uomo l’ha uccisa con un fendente alla gola, per poi suicidarsi tagliandosi le vene. Tutto in un giorno solo. Facciamoci allora due conti e un’attenta riflessione su cosa fare per andare avanti e non tornare più indietro, perché è in gioco la civiltà, o quello che ne rimane. Ma vediamo alcune domande dall’estratto dell’incidente probatorio pubblicato dal Corriere a cura di Antonella Mollica.

(…)

Avvocato Cristina Menichetti (difensore del carabiniere Marco Camuffo): «Prima di arrivare al rapporto sessuale non si era scambiata nessuna effusione con Camuffo, effusioni consensuali e reciproche?». Avvocato: «Durante questo rapporto il carabiniere l’ha mai minacciata, ad esempio urlando o con le mani?». 
Risposta: «Nessuna minaccia esplicita però mi sentivo minacciata dal fatto che lui porta un’arma». 
Avvocato: «Quindi ha usato la forza per sottometterla?». 
Giudice: «Cosa intende per forza avvocato?». 

Avvocato: «Se ha dovuto forzarla, esercitare una certa pressione, se è un gesto violento con una certa vis impressa nel gesto»

Domanda non ammessa. 
Avvocato: «Non ha lottato fisicamente? Volevo sapere se Camuffo ha esercitato violenza…». 

(….)
Giudice: «Che brutta domanda avvocato. Sono domande che si possono e si devono evitare nei limiti del possibile, perché c’è un accanimento che non è terapeutico in questo caso… Non bisogna mai andare oltre certi limiti. È l’inutilità a mettere in difficoltà le persone, non si può ledere il diritto delle persone».
Avvocato: «Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?». Giudice: «Inammissibile, le abitudini personali, gli orientamenti sessuali non possono essere oggetto di deposizione».

Avvocato: «Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?»

Domanda non ammessa. 
Avvocato Giorgio Carta (difensore del carabiniere Pietro Costa): «In casa avevate bevande alcoliche? Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?».

(…)
Giudice: «Non l’ammetto, non torno indietro di 50 anni». 
Avvocato: «Alla sua amica hanno sequestrato tutti i vestiti compresi slip e salvaslip, voglio capire se lei ha nascosto qualche indumento alla polizia». Domanda non ammessa.
Giudice: «Si fanno insinuazioni antipatiche, perché si dovrebbe nascondere alla polizia degli indumenti?».
Avvocato: «Penso che qualcuno abbia finto un reato, io non voglio sapere come lei circola, con o meno gli indumenti, voglio sapere se ha dato tutto alla polizia». 
Giudice: «Ricorda il momento in cui le hanno sequestrato gli indumenti?». 
Ragazza: «No». 
Avvocato: «Io non ci credo che non lo ricorda». 
Giudice: «Non possiamo fare la macchina della verità». 
Avvocato della ragazza: «Giudice, vorrei sapere a che punto siamo delle 250 domande annunciate dall’avvocato». 
Giudice: «Se sono come le ultime sono irrilevanti, andiamo avanti. Se stiamo cercando la spettacolarizzazione avete sbagliato canale». 

Avvocato: «La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito?»

Giudice: «Sta scherzando avvocato? Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande. Ripeto: non torno indietro di 50 anni, non lo consento a nessuno». 
Avvocato: «Si può sapere se ha una cura in corso?». 
Giudice: «No». 
Avvocato: «È la prima volta che è stata violentata in vita sua?». Domanda non ammessa. 
Avvocato: «Quando era in discoteca ha dato una o due carezze ad un carabiniere?». Domanda non ammessa. 

(…)
Avvocato: «Ha un fidanzato?». 
Giudice: «Cosa ci interessa avvocato?». 
Avvocato: «Voglio sapere se ha un fidanzato, se è un poliziotto ecc…». 
Avvocato: «È stata arrestata dalla polizia negli Stati Uniti? Ha precedenti penali?». 
Giudice: «Domanda non ammessa. Non si può screditare un teste sul piano della reputazione, lo si può fare sul contenuto delle dichiarazioni. Se un teste non è una persona sincera lo dobbiamo rilevare dal contenuto delle dichiarazioni». 
Avvocato: «A che titolo risiede negli Stati Uniti? (la ragazza è di origine peruviana, ndr). Era preoccupata per il suo titolo di permanenza negli Usa?». Domanda non ammessa. 

Avvocato: «Ha mai visitato un negozio di divise a Firenze?». 

Giudice: «Ma che ci interessa! Non è rilevante!». 
Avvocato: «Ha mai fotografato il volantino di questo negozio?». 
Giudice: «Non è rilevante». 
Avvocato: «Ha scambiato il numero di telefono con il carabiniere quella sera? Ha promesso a un militare di rivedervi nei giorni successivi? Prima che le venisse sequestrato il telefono ha cancellato una telefonata?». 
Avvocato: «Lei ha bevuto durante il tragitto dentro la macchina dei carabinieri?». 
Avvocato: «Non le è sembrato strano che i carabinieri accompagnassero a casa le persone?». Domanda non ammessa. 
Avvocato: «Il carabiniere si è accorto che lei era ubriaca?». 
Giudice: «Non va bene avvocato, stiamo chiedendo a una persona ubriaca, affermazione senza offesa visto che l’ha detto lei, se avesse la capacità di rendersi conto del suo interlocutore». 

Avvocato: «Ha mai detto al carabiniere che non avrebbe voluto fare sesso con lui?».

Domanda non ammessa e riformulata. 
Ragazza: «Dopo che lui ha tirato giù il top volevo che smettesse».

Avvocato: «Il carabiniere ha insistito per avere contatti con lei? Ha insistito silenziosamente, con gesti e parole, perché uno insiste a un no…». 
Giudice: «Ha manifestato questo non gradimento con comportamenti espliciti?». 
Ragazza: «No, non avevo forza nel mio corpo». 
Giudice: «E con questa risposta non accetto più domande così invadenti». 
Avvocato: «Perché dobbiamo privarci di scoprire la verità, la ragazza muore dalla voglia di dire la verità, sentiamola se è salita a piedi…». 

Giudice: «Che ironia fuori luogo, ora sta andando oltre il consentito. C’è una persona che secondo l’accusa ha subito una violazione così sgradevole e lei fa dell’ironia? Io credo che non sia la sede». 
Avvocato: «Avevate alcolici a casa? Ha bevuto alcolici dopo che i carabinieri erano andati via?». 
Avvocato: «Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?»

Avvocato: «Cosa diceva esattamente la sua amica quando urlava? Erano urla di parole o semplicemente urla di dolore?». 

Giudice: «No, fermiamoci qui, il sadismo non è consentito».

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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