Perché il femminismo è contro Salvini e il sovranismo mondiale

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Luisa Betti Dakli • 1 Aprile 2019
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Oggi siamo qui perché è in corso un attacco globale ai diritti, a cominciare da quelli delle donne e dai diritti civili. Nel mondo autoritarismo, populismo e intolleranza dilagano: dagli Stati Uniti con Trump, al fascista Bolsonaro in Brasile, mentre in Europa Ungheria e Polonia continuano il loro processo di limitazione delle libertà dei cittadini e soprattutto delle cittadine, sull’esempio della Russia di Putin, con un processo iniziato adesso anche in Italia grazie alla Lega che è arrivata al governo.

Gruppi politici che una volta arrivati al potere cercano di instaurare dittature a tutti gli effetti, cancellando lo stato di diritto con una demagogia che parte dallo spauracchio dell’invasione migratoria, speculando su gente che scappa da guerre che l’Occidente ha scatenato nei loro paesi. Qui oggi questi gruppi si sono riuniti in quello che viene chiamato Il Congresso Mondiale delle Famiglie, un raduno che è nato in Russia nel 1997 da un americano e un russo che volevano svegliare e guidare la destra cristiana globale dopo la caduta dell’Urss. Un raduno che nel tempo è diventato l’unione di tutti i gruppi dell’estrema destra, anche filonazisti, e di movimenti ultracattolici, ortodossi reazionari ed evangelici americani, che nulla hanno a che vedere con la cristianità ma che dalla Russia fino agli Stati Uniti, attraversano l’Europa come una falce nera macchiata del sangue della nostra libertà.

Un raduno che sarebbe dovuto passare inosservato e che invece è stato programmato solo dopo 6 mesi da quello fatto in Moldavia a settembre, quindi alle porte delle elezioni europee, e che qui in Italia ha avuto il patrocinio di Regione, Provincia e del governo dato che Fontana, il ministro della famiglia senza portafoglio, non ha rinunciato a dare il suo patrocinio e quindi ancora adesso il logo di palazzo Chigi campeggia sull’iniziativa, dando a questi gruppi e gruppuscoli una credibilità istituzionale che è vergognosa. Una copertura istituzionale data a gente che parla di sterminare gli omosessuali, di costringere le donne a non abortire, di ripristinare il matrimonio per sempre e che occultano la violenza domestica perché fa parte dei dolori di chi si sposa. Un Congresso che mette al centro la famiglia tradizionale come se fosse una favoletta dietro cui si celano invece politiche pericolose che ci fanno tornare al Medioevo non solo per le campagne contro l’aborto o contro i gay, ma per l’ideologia di fondo che comprende nel pacchetto patriarcale il ripristino totale del pater familias:

un maschio alfa che comanda col pugno di ferro a partire dal proprio nucleo di riproduzione

e che sulla sua donna e sui propri figli può fare quello che vuole per riaffermare il proprio controllo, fino anche battere o maltrattare, con un grave occultamento della violenza domestica proprio mentre in tutto il mondo si cerca di contrastare il fenomeno della violenza maschile sulle donne che è arrivato a coinvolgere più di un miliardo di donne e ragazze nel mondo.

33161fc8-da14-4077-8d98-fbcb371fef30.jpgUn ribaltamento dei piani che è del tutto inaccettabile! Un congresso, quello di oggi a Verona, che porta come fiore all’occhiello rappresentanti di paesi come l’Ungheria, dove il presidente Orban cerca di imporre alle donne di fare figli perché a fronte delle migrazioni lui antepone la nascita di neonati bianchi e ungheresi. Un presidente che ha tolto, come uno dei suoi primi atti, tutti gli studi di genere nelle università e dove la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne non è passata perché ledeva la famiglia tradizionale, e questo mentre campeggiava sui giornali lo scandalo di un deputato del suo partito che aveva massacrato la moglie fino a romperle tutte le ossa. Un congresso che ha invitato un paese come la Polonia, dove il governo dell’ultradestra Diritto e Giustizia cerca continuamente di cancellare del tutto la legge già restrittiva sull’aborto, e dove le attiviste vengono picchiate pubblicamente per strada senza che nessuno intervenga.
Un Paese che fa perquisizioni nei centri antiviolenza, a cui toglie i finanziamenti affinché le donne rimangano a casa a prendere le botte. Che cos’è questo se non fascismo?

Ma questo è solo l’inizio perché dietro la famiglia tradizionale si nasconde un attacco fortissimo a tutti i diritti: dopo il divorzio, l’aborto, i diritti civili, i migranti, le donne marchiate come bugiarde quando denunciano, l’attacco si allarga alla libera informazione che questo governo vuole silenziare per avere campo libero e instaurare una dittatura che schiacci il libero pensiero sull’esempio della Russia dove i giornalisti che non sono allineati non vengono esclusi o radiati ma uccisi. 

ffc6342c-cd0e-4aa5-bbeb-c03d06af5dd0.jpgEd è per questo che i giornalisti e le giornaliste di Articolo21 aderiscono a pieno a questa manifestazione di oggi. Qui in Italia il ministro degli interni Salvini ha strumentalizzato la morte atroce di due ragazze uccise, Pamela e Desirée, usando i loro corpi uccisi in nome di una politica securitaria per incitare all’odio, mentre il suo partito, dagli spalti del governo, cerca da mesi d’imporre una riforma della famiglia con il ddl Pillon che rende impossibile divorziare e che espone donne e bambini alla violenza domestica, e che avalla la pedofilia.

Il vento sta cambiando perché le donne hanno cominciato a scendere in piazza insieme agli uomini e a guidare un movimento che non arretra

Oggi essere qui significa ricordare al mondo che le donne rappresentano l’unica vera chiave del cambiamento per un futuro libero dal patriarcato e libero anche da gente che vuole limitare la libertà di cittadini e cittadine in nome di un nemico inesistente. Essere qui oggi significa essere contro il loro oscurantismo, contro ogni tipo di razzismo, contro la violenza sulle donne, contro ogni tipo di sopraffazione, discriminazione, diseguaglianza, intolleranza e disumanità verso il prossimo. E questo in nome di una libertà che non sarà facile portare via in nessun modo.

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Intervento di Luisa Betti Dakli al corteo di Verona città transfemminista del 30 marzo
Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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