Oggi al senato si gioca sui bambini

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 5 Giugno 2012
Condividi articolo

Oggi, in queste ore, la Commissione giustizia del Senato discute il ddl 957, un controverso disegno di legge che reintrodurrebbe il concetto di patria potestà cancellata dalla normativa sul diritto di famiglia del ’75, e introdurrebbe la Pas (Parental Alienation Syndrome) come norma di legge. Per esteso i due punti recitano: “Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione. La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori.

In caso di contrasto ciascuno dei genitori può ricorrere al giudice. Se sussiste un incombente pericolo per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti

il padre ma non la madre (Art. 316, Esercizio della potestà dei genitori), mentre sulla Pas recita: “Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dall’affidamento”.

La Pas è una sindrome inventata dallo psichiatra Richard Gardner, figura poco ortodossa nel contesto scientifico, che che sostenne come “non vi fosse nulla di particolarmente sbagliato nella pedofilia, incestuosa o meno”, che “Uno dei passi che la società deve fare per fare i conti con l’attuale isteria è venirne fuori e assumere un atteggiamento più realistico verso il comportamento pedofilo” (in “ Sex Abuse Hysteria – Salem Witch Trials Revisited”, e che “La pedofilia è una pratica largamente diffusa e praticata tra letteralmente miliardi di persone”, e che intervistato su cosa avrebbe dovuto fare una madre se il suo bambino avesse lamentato di subire abusi sessuali da suo padre, Gardner replicò: “Cosa dovrebbe dire? Non dire queste cose di tuo padre. Se lo farai, ti picchierò” (dal blog “Bambini coraggiosi” di Roberta Lerici).

Richard Garder

Il concetto di sindrome di alienazione parentale, o genitoriale (PAS) è stato negli ultimi dieci anni sottoposto a rigorose verifiche scientifiche, sia di parte psichiatrica sia di parte giuridica e già nel 2002 la Prof.ssa Carol Bruch, docente di discipline giuridiche all’Università Davis della California, concluse che la PAS non ha né basi logiche né tantomento scientifiche: “La PAS come è stata sviluppata e descritta da Richard Gardner non ha né logica, né una base scientifica”; mentre l’APA (American Psychological Association) ha declinato di esprimersi sulla PAS, ma ha sollevato preoccupazioni sulla sua mancanza di dati di supporto e per come il termine viene usato. In Spagna lìAssociazione Neuropsichiatrica Spagnola (AEN) ha raccomandato ai suoi iscritti di non usarla in quanto “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”. In Italia, d’altro canto, viene già spesso usata nei tribunali soprattutto nel caso in cui uno dei due genitori viene accusato di violenza domestica, e serve per sollevare il sospetto che il genitore maltrattante sia in realtà messo in cattiva luce dal coniuge. E questo sia si tratti di un padre che di una madre abusante, anche se nella maggior parte dei casi sono le madri a essere vittime di violenza domestica.

Contro il ddl 957 sono presenti blog e gruppi di contro informazione sul web e su Fb

L’affido condiviso, giustamente applicato in Italia dal 2006, instaura una bigenitorialità sacrosanta ma nel momento in cui siano presenti violenze, maltrattamenti, abusi, sufficientemente documantati, può non essere applicato. Questo ddl e quindi la Pas, farebbe un salto ulteriore, dando comunque al padre, ma non alla madre, la possibilità di agire nel caso sussista “un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio”, e veicola legalmente la Pas, che già adesso viene usata acriticamente nei tribunali, per rigettare segnalazioni di maltrattamenti domestici che già ora le donne stentano a far presente per paura di perdere i figli. In Italia e in Europa, come scrive l’avvocata Barabara Spinelli – dossier per l’Onu “Femicide and feminicide in Europe. Gender-motivated killings of women as a result of intimate partner violence”

il 70% dei femminicidi è legato a violenza domestica

mentre è ancora attuale la ricerca del progetto Daphne III, Spettatori e Vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza, lo subiscono, (Save the Children e Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Regione Lazio), per cui delle 7 milioni di donne che tra i 16 e i 70 anni hanno subito una violenza fisica (18,8%), sessuale (23,7%), psicologica (33,7%) o stalking (18,8%), ce ne sono sono quasi 700mila che avevano figli al momento della violenza, con un totale di circa 400mila bambini che hanno assistito a violenze.

Marcella Pirrone, avvocata del Coordinamento Internazionale dell’Associazione italiana “D.i.Re” (Donne in Rete contro la violenza) all’interno della Rete Europea dei Centri antiviolenza Wave (Women against Violence Europe), ha stimolato e messo a punto una ricerca, Joint Custody and Domestic Violencein Europe, con avvocate di altri 11 paesi europei (Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Austria, Serbia, Portogallo, Italia, Belgio, Armenia, Irlanda), coordinata dall’ufficio Wave, che ha un osservatorio di 4.000 centri antiviolenza in Europa.

Pirrone dice che “Quando si parla di violenza assistita il sommerso è enorme e non solo in Italia. A questo si aggiunga che, oltre alla violenza fisica e sessuale, molti danni vengono provocati dalla violenza psicologica o economica, e a volte è vero un supplizio. I minori si abituano a convivere con questa situazione ed è come avere una giostra nel cervello. Già a 2 o 3 anni i bambini percepiscono esattamente quando sta per scoppiare una violenza in famiglia e si preparano: rifiutandosi di allontanarsi dalla madre, pretendendo di dormire con lei, oppure si nascondono sotto il letto, mentre se sono più grandi cercano di tutelare la madre, di non uscire di casa per paura che la violenza si scateni, e possono anche intromettersi direttamente per difenderla. Il problema più grande è nei tribunali – conclude Pirrone – dove si consumano delle vere e proprie tragedie perché a volte si impone il genitore violento anche se c’è un grave pregiudizio e anche se il minore esprime la volontà di non vederlo:

in Portogallo un padre, pur avendo una sentenza di condanna penale per abuso sessuale sul figlio, poteva vedere il minore perché il giudice sosteneva fosse più importante la ricostruzione che non il rischio

Mentre in Italia una bambina abbandonata dal padre, sparito quando lei aveva due anni, è stata costretta ad andare un anno dallo psicologo per un percorso di preparazione perché dopo 9 anni il padre si era ricordato di lei, un padre che è riscomparso dopo pochi incontri minando la psiche della ragazzina”. Il gruppo di ricerca adesso sta lavorando anche con l’Australia dove l’affido condiviso c’è da 20 anni e perché, a differenza dell’Europa che applica la legge  da circa 10 anni, ha già sotto occhi gli effetti devastanti di una mancata regolamentazione e valutazione del rischio in caso di violenza. Un rischio che in Italia andrebbe ad aumentare non solo la violenza domestica (che è il 70-80% della violenza di genere globale) ma anche, e di conseguenza, il femminicidio.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica