La bussola della violenza domestica

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Luisa Betti Dakli • 24 Gennaio 2012
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Esistono alcuni stereotipi rispetto alla violenza domestica che sono devastanti e fuorvianti e che spesso rivittimizzano le donne rendendole responsabili di quello che hanno subito. Stereotipi che sono frutto di una mentalità e una cultura maschilista insita nella società così profondamente da rimanere intatti come pietre miliari della nostra educazione e del nostro modo di vedere le cose, quasi scontate.

Eliminare questi stereotipi significa davvero contrastare la violenza maschile sulle donne che parte dalla discriminazione e non si ferma fino anche all’eliminazione fisica

che si è ribellata al potere e al controllo maschile. Per questo è importante scoprire queste mistificazioni e capire quali invece siano le condizioni della violenza, soprattutto quella domestica che è così difficile da affrontare perché si consuma proprio nel luogo dove dovremmo essere più sicure: la casa. Per questo ci sembra interessante questa bussola che rende manifesta la pericolosità di una mentalità che porta le donne a diventare imputate rispetto a un danno che hanno invece subito.


MITO: La violenza domestica è una “perdita di controllo”.
FATTO: I comportamenti violenti sono una scelta. I responsabili lo usano per controllare le loro vittime. La violenza domestica è l’uso della violenza per mantenere il controllo, non è la perdita del loro controllo. Le azioni sono scelte deliberatamente.
MITO:  La vittima è responsabile della violenza perché è lei che lo provoca.
FATTO:  Nessuno chiede di essere maltrattato. E nessuno merita di essere abusato indipendentemente da quello che dice o fa.
MITO:  Se alla vittima non fosse piaciuta la situazione, lo avrebbe lasciato.
FATTO: Alle vittime non piace essere abusate. Rimangono nel rapporto per molte ragioni, tra cui la paura.
MITO:  La violenza domestica si verifica solo in una piccola percentuale delle relazioni intime.
FATTO:  Le stime riportano che la violenza domestica avviene in ⅓ di tutte le relazioni intime. Questo vale sia per quelle eterosessuali e che per le relazioni omosessuali. 
MITO:  Le donne della classe abbiente non subiscono violenza così frequentemente come le donne povere.
FATTO:  La violenza domestica si verifica in tutti i livelli socio-economico. La verità è che le donne ricche hanno più accesso a risorse private per cercare aiuto, le donne più povere tendono a utilizzare i servizi sociali e quindi sono più visibili.
MITO:  Chi picchia è violento in tutte le relazioni.
FATTO:  Chi picchia sceglie di essere violento nei confronti del partner con modalità che non penserebbe mai di usare con altre persone. 
MITO:  L’alcol e la droga sono causa di un comportamento distorto e violento.
FATTO:  Anche se molti partner violenti fanno anche abuso di alcool e/o droghe, questa non è la causa di fondo della violenza.     Molte volte chi usa violenza fisica sul partner usa alcol e droghe come una scusa per spiegare la violenza.
MITO:  Una volta che una donna è stata maltrattata, abusata e picchiata, sarà sempre vittima di violenza.
FATTO:  Se è vero che alcune donne maltrattate sono state in più di una relazione violenta, è anche vero che le donne che escono fuori da una relazione violenta, sono meno propense a entrare in un altro rapporto abusivo. 
Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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