Berlusconi è il punto più basso della politica e della cultura in Italia dopo il fascismo: celebrarlo come eroe nazionale è una sconfitta

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Luisa Betti Dakli • 15 Giugno 2023
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I funerali di Stato di Silvio Berlusconi sono stati un evento mediatico al pari di quelli per la morte della regina Elisabetta d’Inghilterra, con la differenza che l’operazione mediatica è servita a ripulire di fatto la memoria sull’operato di un uomo su cui ancora oggi gravano pesantissime ombre: un uomo che ha contribuito a un decisivo arretramento politico, sociale e culturale di questo Paese.

“Essere contento”: l’omelia dell’arcivescovo Delpini 

Mario Delpini

Nella sua omelia l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, ha parlato di “amore e desiderio”, del “Godere il bello della vita, e dopo aver ripetuto per una dozzina di volte il refrain “essere contento”, ha sintetizzato questa “pulizia” dicendo che Berlusconi era “un uomo” che aveva “clienti e concorrenti” e che si arrischiava “in imprese spericolate” ma che soprattutto guardava “ai numeri a non ai criteri” perché doveva “fare affari”, facendo così apparire cristallino un passato torbido e giustificando l’operato di Berlusconi imprenditore, che in realtà inizia le sue imprese con le ingenti somme di denaro ricevute dalla Banca Rasini, ovvero dalla Banca che riciclava denaro sporco per conto del Vaticano, della mafia e della massoneria deviata.

La Banca Rasini e il denaro sporco

Luigi Berlusconi

Banca di cui il padre Luigi Berlusconi è il procuratore legale che nel 1970 ratifica un’operazione con cui acquisisce una quota della Brittener Anstalt, società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank che ha un consiglio d’amministrazione in cui figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Banca che ha avuto tra i suoi clienti principali Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano. Soldi riciclati che vanno nelle tasche del giovane Berlusconi, la cui provenienza oscura è in realtà legata ai rapporti della Rasini con la mafia ma anche con il Banco Ambrosiano, con Calvi, Sindona, Rezzonico e il potentissimo Tettamanti, vicino all’opus dei e alla massoneria, tutto attraverso fiduciarie con società off shore.

Con quali soldi inizia Berlusconi?

Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti

Soldi sporchi di si cui si perdono le tracce e che vanno a finire nelle mani di chi costruisce Milano 2, la Edilnord e la Fininvest: un denaro frutto di criminalità, evasione fiscale, corruzione che ieri l’arcivescovo cha celebrato come “imprese spericolate”. Banca Rasini che aveva nel consiglio d’amministrazione Dario e Giuseppe Azzaretto, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia, oltre a Rosolino Baldani, Carlo Rasini, e Mario Ungaro, avvocato romano anche lui amico di Sindona e Andreotti.

Un centro propulsivo da cui Berlusconi non prende solo i soldi ma anche contatti e relazioni. E questo è solo l’inizio della storia

Funerali di stato e lutto nazionale fuori luogo

Licio Gelli

L’eroe nazionale che ieri l’Italia ha ricordato come costruttore di un’epoca, fermando i lavori parlamentari per una settimana e proclamando il lutto nazionale con i funerali di Stato, è un uomo più volte pregiudicato, condannato per frode fiscale, uno che ha fatto affari con la mafia, un corruttore corrotto, uno iscritto con tessera 1816 alla P2 di Licio Gelli ex ufficiale della Repubblica di Salò e Gran maestro della P2 legato a colpi di stato, terrorismo, traffico internazionale di armi, assassini di capi di governo e stragi.

Quella P2 che Tina Anselmi, a capo dell’allora Commissione d’inchiesta sulla loggia, descrisse come autrice di “un colpo di stato strisciante”

Perché Berlusconi è entrato in politica

Francesco Cossiga

Berlusconi è stato amico di queste persone e ha basato la sua fortuna su questi rapporti, intraprendendo la sua ascesa politica dopo tangentopoli per occupare un vuoto, fermare la possibile avanzata della sinistra e impiantare un sistema che sarà la base dell’ascesa della destra estrema in Italia in maniera “democratica”, come è oggi. Il suo anticomunismo sfegatato, al limite del ridicolo per gli anni ’90 quando lui scende in campo già dopo la caduta del muro di Berlino, è un obiettivo invece importante in linea con quel “Piano di rinascita” della Gladio di Cossiga che aveva come scopo fermare a ogni costo l’avanzata della sinistra: “un’organizzazione paramilitare, frutto di una intesa tra la CIA e i servizi segreti italiani”.

Gladio, l’Anello e la P2

Il feretro di Silvio Berlusconi

Gladio insieme a l’Anello di Andreotti e alla P2 di Gelli, costituiscono un unico nucleo per la gestione del potere e il contenimento della democrazia in Italia dal dopoguerra in poi controllando la vita del paese con metodi a dir poco non trasparenti. Grazie ai suoi rapporti e all’impero costruito con quei soldi, e grazie anche al potere agito attraverso l’uso spregiudicato dei media commerciali di cui era proprietario, Berlusconi riesce a imporsi, anche perché l’impero che era stato aiutato a mettere su a un certo punto doveva servire a qualcosa di più importante.

Silvio Berlusconi con la pistola sul tavolo

Lui è l’uomo che può inserirsi nella frana della Democrazia Cristiana dopo tangentopoli che inizia nel 1992, e la sua “scesa in campo” nel 1994 attraverso un messaggio televisivo pre-registrato mandato a tutti i telegiornali delle reti televisive nazionali, è un chiaro segno che qualcosa cambia nella politica: una politica in cui i media sono lo spregiudicato strumento diretto del condizionamento delle masse sia da un punto di vista culturale, con le “donnine nude”, sia da quello sociale e politico, dove la stessa informazione viene apertamente pilotata per orientare l’opinione pubblica. La Seconda Repubblica e la sua entrata “in campo”, cambia subdolamente i connotati della politica favorendo anche una versione più edulcorata della destra e successivamente della estrema destra, in un percorso e con un’idea molto vicina a quella di Gladio e della P2.

E anche se Berlusconi ha sempre minimizzato la sua appartenenza alla P2, non troncherà mai quei rapporti e nel 1991 fonderà anche una sua loggia: la loggia Drago

Il Bunga Bunga

Famoso all’estero per il “bunga bunga”, quello che l’arcivescovo oggi ha chiamato “feste”, Berlusconi ha tirato fuori il peggio del maschio medio italiano, quello ignorante e maschilista, e ne ha fatto una bandiera nazionale, è riuscito a cambiare la cultura portando alle estreme conseguenze la mortificazione del corpo femminile come oggetto da usare, da esibire, da conquistare, da prendere e lasciare, da plasmare, da esporre in tutte le sue declinazioni, e lo ha fatto sia con i contenuti veicolati dalle sue televisioni e i suoi giornali, sia attraverso il suo stesso comportamento mentre ricopriva ruoli istituzionali.

Quello che Berlusconi ha fatto attraverso le sue battute misogine verso le donne durante il mandato come presidente del consiglio, sono state una delle pagine più vergognose della storia d’Italia, e celebrarlo oggi come eroe nazionale è uno schiaffo a tutte le donne. Un’operazione culturale di sistematica denigrazione che è costata a tutto il paese frenando, e anzi facendoci retrocedere pesantemente rispetto ad altri paesi, in quello che concerne l’avanzamento della parità di genere di un paese civile, per cui ancora oggi all’estero, per colpa sua, ci ricordano come quelli che in tv hanno solo donne di bell’aspetto e mezze scosciate.

La sconfitta

Una cultura che nel 2011 ha chiamato in piazza 1 milione di donne che con “Se non ora quando” rispondevano ad anni di esasperata discriminazione che ogni giorni rimbalzava sui media e che oggi rileggiamo in quegli articoli che titolano “Le donne di Berlusconi” come se fosse la cosa più normale del mondo. L’Italia ieri, con la celebrazione nazionale di quest’uomo, ha toccato il punto più basso della sua storia insieme alla proclamazione del fascismo degli anni Venti: lo stato italiano ha così proclamato la vittoria di un mondo, di una cultura, di un potere, di cui noi dovremmo aver paura e da cui le istituzioni dovrebbero prendere le distanze.

 

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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