Messico: la donna aspirante presidente viene da destra

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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Il suo slogan è «Josefina, differente» e secondo i sondaggi sarebbe ferma al 23,5%, con ben 15 punti di svantaggio rispetto al candidato del PRI (Partito rivoluzionario istituzionale), Enrique Peña Neto, ma avanti al suo secondo avversario, Andrés Manuel Lopez Obrador del PRD (Partito della Rivoluzione Democratica). La vera novità non è solo che Mota è una donna, ma che a sostenerla in questa sfida sia la destra messicana: il Partito d’Azione Nazionale (PAN), attualmente alla guida del Paese. E se per molti quella di candidare Mota è una mossa strategica per accaparrarsi i voti delle donne, per la candidata non è così. Determinata, aggressiva, risolutiva, Josefina Vázquez Mota, 51 anni, economista, ha lavorato come consulente finanziaria e come giornalista, ed è entrata nel PAN guidato da Vicente Fox nel 2000,

dopo essere diventata celebre con il libro “Dio mio, fammi vedova ti prego”, in cui esortava le donne «a non avere timore di sviluppare il proprio potenziale».

Due volte ministra, all’Istruzione e allo Sviluppo sociale, Vázquez Mota ha vinto le primarie interne scavalcando lo stesso favorito dell’attuale presidente Felipe Calderon, ed è stata indicata dagli stessi attivisti del suo partito che l’hanno voluta come loro rappresentante in questa corsa elettorale. Quarta di sette fratelli, Mota è una cattolica che ha studiato in scuole prestigiose e ha sposato il «primo amore» dal quale ha avuto tre figlie.

Josefina Vázquez

Contraria all’aborto, è diventata l’icona di uno strano mix al femminile che pur non ripudiando i valori tradizionali della famiglia, rimanda a un modello di donna caparbia, capace di scalare il potere anche in un contesto fortemente maschilista. Il suo essere donna lei lo ha sbandierato in tutta la campagna elettorale durante la quale ha dovuto combattere contro pregiudizi e stereotipi maschilisti: «In Messico c’è una cultura di violenza contro le donne – ha detto Mota durante un’intervista – che si riflette persino nelle domande che mi fanno i giornalisti che mi hanno anche chiesto:

Come farà a gestire l’esercito nel caso avesse dei dolori mestruali?

Josefina Vázquez con la famiglia

Portando il punto di vista di una donna sulla vita pubblica, ha risposto alle armi della seduzione sfoderate da Peña durante la campagna elettorale, invitando le sue elettrici – in un comizio a Mazatlan – «a lasciare senza cuchi-cuchi» (fare sesso) per un mese gli uomini che non andranno alle urne, e a concedere un mese di doppio «cuchicuchi» a chi invece andrà a votare. Durante un dibattito televisivo, ha fatto a pezzi i suoi avversari – che si sono ben guardati dal mettersi l’uno contro l’altro con una tattica di complicità tutta maschile – dicendo apertamente a Peña che «il Messico non ha bisogno di un leader che si nasconde nel bagno davanti ai problemi», facendo riferimento alla fuga del candidato dall’Universidad Iberoamericana di Città del Messico, dove gli studenti lo hanno accolto al grido «Fuera Peña», costringendolo a scappare.

Se Vázquez Mota dovesse diventare presidente del Messico, la popolazione governata da donne in America Latina salirebbe dal 40 al 60%. Con Cristina Kirchner in Argentina, Dilma Rousseff in Brasile, Laura Chinchilla Miranda in Costa Rica, e dopo Michelle Bachelet in Cile, Violeta Chamorro in Nicaragua e Mireya Moscoso a Panama, quello che si è venuto a creare in America Latina è stato quasi un effetto domino in cui sembra definirsi una chiara percezione di come

«le donne possono essere più efficaci nella gestione della proprietà e l’interesse pubblico».

Palazzo Nazionale Città del Messico

Come ha detto a «El Pais» Sonia Montaño – direttrice della Commissione economica delle donne e lo sviluppo per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) – «non si tratta di essere migliore o peggiore rispetto agli uomini», perché «quello che succede è che le donne che non hanno in precedenza avuto molte possibilità di essere al potere politico, oggi, dopo un discreto successo come il governo di Michelle Bachelet in Cile e in Argentina Cristina Fernández, rivendicano di essere buone manager». Eppure la presenza delle presidenti in America Latina non sempre si è tradotta in una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni, in quanto, continua Sonia Montaño: «La rappresentanza delle donne in parlamento è ancora bassa, e per aumentarla davvero, è essenziale il loro aumento nella forza lavoro».

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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