Il gendercidio arriva in Europa: la Gran Bretagna si mette in allerta

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Luisa Betti Dakli • 12 Gennaio 2013
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Il 15 giugno del 2011 cinque agenzie delle Nazioni Unite hanno firmato a Ginevra una dichiarazione contro l’aborto selettivo che colpisce le bambine, dichiarando appunto che si tratta di “gendercidio”,  e condannando la pratica diffusa in Asia sud-orientale, soprattutto in Cina e in India che, secondo una stima del Premio Nobel indiano per l’economia Amartya K. Sen (risalente al 1990), farebbe mancare all’appello circa 100 milioni di bimbe. Ma il gendercidio, ovvero l’aborto selettivo in base al sesso della nascitura, è ormai stato esportato anche nella civile Europa e nell’Occidente, dove sempre più famiglie di immigrati decidono di praticare l’aborto nel momento in cui si rendono conto che nascerà una femmina. Ad ammetterlo, giorni fa, è stato il ministro della salute inglese, Earl Howe, che ha dichiarato che in Gran Bretagna sono in considerevole aumento gli aborti illegali su feti di sesso femminile, un dato che si riferisce al fatto che

negli ultimi anni mentre le nascite di maschi e femmine sono in linea con le precedenti rilevazioni, quelle che riguardano le immigrate registrano un netto calo delle nascite di bambine

Earl Howe

In Gran Bretagna vengono effettuati 600 interruzioni di gravidanza al giorno, e sembra che negli ultimi anni i tassi di natalità variano sensibilmente a seconda della nazionalità della madre. “Mentre il generale rapporto Regno Unito nascita è nella norma, tra 2007 e 2011 – ha precisato Howe – i dati delle nascite variano sensibilmente a seconda della nazionalità della madre”. Lord Howe ha detto che i funzionari governativi continueranno a “monitorare” la questione e analizzare i dati, ma ha respinto la richiesta Nobile Alton, che aveva chiesto di raccogliere i dati sul sesso dei bambini non ancora nati, in quanto, registrando il sesso dei feti, si “sollevano problemi etici e clinici”. La questione era arrivata alla ribalta dei media già l’anno scorso in Inghilterra con una inchiesta, fatta con giornalisti travestiti da medici per il Daily Telegraph, che aveva riportato che sempre più spesso ai medici viene richiesto di effettuare aborti di future bambine, e su questa inchiesta Andrew Lansley, il ministro della salute inglese prima di Howe, aveva condannato la pratica come “illegale e moralmente sbagliata”.

In realtà l’anno scorso, si era già pronunciato anche il Consiglio d’Europa che aveva addirittura invitati gli Stati membri, compresa la Gran Bretagna, a omettere di dire ai genitori il sesso del nascituro a causa delle

preoccupazioni dell’aumento degli aborti selettivi sul sesso

un allarme che ha portato già molti ospedali a non dare ai genitori informazioni sul sesso dei loro bambini fino a tarda gravidanza. Un metodo suggerito anche in Canada dal dottor Rajendra Kale, che ha pubblicato nel gennaio 2012 uno studio sul fenomeno, e che è arrivato a sostenere che sarebbe meglio non rivelare ai genitori il sesso del feto fino alla trentesima settimana, perché, come da lui stesso notato in Canada, i genitori cinesi, coreani, indiani hanno chiaramente una preferenza che li potrebbe portare ad abortire il feto nel caso ci sia in arrivo una femmina.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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