Nasrin in carcere e l’Onu nomina l’Iran a salvaguardia delle donne

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Luisa Betti Dakli • 15 Aprile 2019
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Trentotto anni di carcere e 148 frustate, questa la condanna del tribunale rivoluzionario di Teheran all’avvocata Nasrin Sotoudeh, rea di aver difeso le donne dall’obbligo del velo e di aver condotto battaglie per i diritti umani. Un verdetto considerato «scioccante» da parte di Philip Luther, responsabile Medio Oriente e Nord Africa per Amnesty International: l’unica Ong internazionale che chiede il rilascio immediato dell’avvocata. Una persecuzione, quella nei confronti di Nasrin, iniziata nel 2010 quando fu arrestata per propaganda contro lo Stato. Venne liberata nel 2013 ma di nuovo messa in carcere nel giugno del 2018 per spionaggio, con una pena a 5 anni di reclusione, condanna a cui adesso si aggiungono altri 33 anni e quasi centocinquanta frustate.

Sentenze emesse in processi dove non le è stato consentito né difendersi né assistere

dato che per certi reati l’avvocato viene imposto da un elenco di 20 approvati dal Capo del potere giudiziario, una farsa cui Nasrin si è rifiutata di partecipare. Sette i capi d’accusa, tra cui «formazione di gruppi con lo scopo d’interrompere la sicurezza nazionale», «propaganda contro il sistema», «raccolta e collusione al fine di commettere crimini contro la sicurezza nazionale», «incitamento alle donne a togliersi il velo», ma anche azioni immorali come istigare alla corruzione e alla prostituzione, partecipazione a movimenti contro la pena di morte e quindi appartenenza a gruppi come il Centro per difensori dei diritti umani e la Campagna Step by Step.

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Nasrin Sotoudeh

Rinchiusa nel tristemente noto penitenziario di Evin, dove ha già fatto due scioperi della fame, anche la sua insistenza a pretendere un avvocato indipendente, ovviamente non concesso, è stato visto dalle autorità giudiziarie come un atto criminale verso

lo Stato che non tollera che Nasrin continui a difendere i minorenni, gli attivisti e le donne che non vogliono il hijab

Una sentenza arrivata a metà marzo in concomitanza con la decisione delle Nazioni Unite di dare un seggio all’Iran nel comitato dell’Onu che giudica le denunce sulle violazioni dei diritti delle donne. Nomina decisa durante la 63.ma sessione della Commission on the Status of Women che si svolge ogni anno al Palazzo di vetro di New York, su cui nessuno Stato membro ha sollevato obiezioni, malgrado la condanna di Nasrin stesse suscitando in quei giorni reazioni internazionali.

Iran che dovrà ora segnalare all’Onu le violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo, compresi arresti arbitrari, morti e torture in custodia, applicazione discriminatoria di pene giuridiche basate sul sesso (incluse pena capitale e corporale), e violazione che riguardano donne che si battono per i diritti umani, la libertà di espressione e di riunione: più o meno i capi d’accusa per cui l’avvocata Nasrin Sotoudeh è in carcere, condannata dal tribunale iraniano.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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