L’America del Grand Old Party e la sua spietata guerra contro le donne

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 12 Marzo 2012
Condividi articolo

Nella campagna elettorale americana il Grand Old Party (GOP) sta portando avanti una guerra contro le donne attaccando anche in maniera aggressiva su aborto, maternità, diritti riproduttivi e contraccezione. Una strategia, quella repubblicana, che non è soltanto nei deliri del candidato ultraconservatore Rick Santorum o nell’esagerazione dei media, tanto che molte associazioni lanciano l’allarme.

Rick Santorum

La settimana scorsa si è tirato su un polverone dopo che il Senato aveva bocciato l’emendamento repubblicano per cui i datori di lavoro e le assicurazioni avrebbero potuto negare “per ragioni morali e religiose” la copertura sanitaria per la contraccezione, un affronto al quale il presentatore radiofonico della destra conservatrice, Rush Limbaugh, aveva reagito dando della “slut” (più pesante di prostituta) a Sandra Fluke, la studentessa  che aveva sostenuto pubblicamente le politiche di Obama sulla contraccezione. Quella che Richard Klass chiama su Huffington Post “The Republican Assault On Women” non sembra più una fesseria tra quattro “sfigati” rimasti all’età della pietra, e lo stesso Klass si chiede: “Come siamo arrivati a questo punto? Come una questione risolta mezzo secolo fa, è diventata centrale per la propaganda elettorale del GOP?

Come ha fatto il GOP mettersi nella situazione di chi allontana le donne che compongono più della metà degli elettori?”

Sandra Fluke

E anche se Klass suggerisce la frase latina quem deus perdere vult, dementat prius (colui che Dio vuole perdere, prima lo fa uscire di senno), i fatti sono allarmanti perché se andiamo a vedere alcuni Stati sembrano davvero aver “perso di senno”. Nell’Ohio, per esempio, il senatore Josh Mandel ha proposto una serie di leggi, il gruppetto The Heartbeat Bill, che non porterebbero avanti un’interruzione di gravidanza nel caso si intercettasse il battito cardiaco, un fatto che si può verificare anche a poche settimane dal concepimento, e che vieterebbe l’aborto anche in caso di stupro, incesto e pericolo per la vita della madre, in un paese, gli Stati Uniti, dove l’interruzione è legale fino alla nona settimana.

In Georgia, il deputato repubblicano Bobby Franklin avrebbe presentato una legge che sostituirebbe il termine “vittima” con il termine “accusa” lo stupro

stalking e violenza domestica: “Nel caso di rapina, furto o frode la vittima rimane vittima – ha spiegato il Democratic Legislative Campaign Committee – mentre se vieni picchiata da un familiare o violentata, sei l’accusa”. In Texas invece è stata approvata una legge che obbliga i dottori a effettuare, sulla donna che vuole interrompere la gravidanza un’ecografia 24 ore prima dell’aborto mostrando le immagini alla paziente la quale, nel caso si rifiutasse di guardare, sarà sottoposta alla descrizione orale che il medico deve farle. In Virginia, infine, hanno approvato una legge per cui le donne che stanno interrompendo una gravidanza devono sottoporsi a un esame transvaginale – già in vigore in sette Stati americani: Alabama, Arizona, Florida, Louisiana, North Carolina, Oklahoma e Mississippi – sostituito poi con l’eco addominale perché ritenuto troppo invasivo. Donne repubblicane, come Clare Boothe, avrebbero voluto rimettere la dote, altre censurare libri e testi teatrali “troppo spinti” come i “Monologhi della vagina”, ma per il momento ci concedono ancora di ragionare e possiamo ancora dire che “non ci sta bene”.

 

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica