Negli Stati Uniti 8 arresti per il repubblicano William-Todd Akin sostenitore del legittimo stupro

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Luisa Betti Dakli • 4 Novembre 2012
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Tra pochi giorni gli Stati Uniti sceglieranno il loro presidente, e c’è chi trema al pensiero che possano vincere i repubblicani di Mitt Romney, soprattutto perché ad avere la peggio sarebbero sicuramente le donne. Giorni fa il candidato repubblicano del Missouri, Todd Akin, ormai diventato celebre per le sua affermazioni sul legittimo stupro per cui una donna non può rimanere incinta da uno stupro perché dovrebbe secernere un liquido che uccide gli spermatozoi in caso di violenza,  ha avuto l’appoggio di un annuncio in cui una donna, che dice di aver abortito dopo essere stata violentata, si è dichiarata contraria all’aborto.

Todd Akin

Kelly, che dice di essere una studentessa, ha dichiarato di votare per Akin, che si oppone all’aborto anche in caso di stupro, affermando: “Sono una donna che ha avuto un aborto. Sono stata violentata in passato”, e pur non specificando se ha interrotto la gravidanza causata dalla violenza, ha dichiarato: “La ragione per cui voto per Todd e che sono davvero orgogliosa di lui perché difende i mai nati”. Un’affermazione sicuramente non priva di fondamento se si va al leggere la vera notizia su

Todd Akin: sostenitore della tesi del legittimo stupro già portata avanti nel ‘88 dal senatore della Pennsylvania Stephen Freind che asseriva che le donne raramente rimangono incinta da uno stupro

si chiama in realtà anche William e che ha cambiato nome col suo secondo nome, Todd appunto, quando ha inziato la sua carriera politica perché ha precedenti penali dovuti proprio a questa strenua difesa dei mai nati. Akin, che aveva detto in maniera orgogliosa di essere stato comunque arrestato una volta per la sua campagna contro l’aborto quando era giovane per aver partecipato a manifestazioni pacifiche, in realtà non solo è stato arrestato per ben 8 volte ma lo è stato in contesti aggressivi e certo non pacifici, dato che si parla di violazione di domicilio e anche di resistenza a pubblico ufficiale, per fatti avvenuti in diverse cliniche mediche in cui si svolgevano interruzioni di gravidanza.

Secondo The Huffington Post, ci sarebbero 4 arresti avvenuti negli anni ’80, a cui si aggiungerebbero altri 4 per un totale di 8 arresti, tutti connessi alla sua crociata antiabortista durante la quale lui e altri attivisti conservatori sarebbero stati arrestati per violazione di domicilio e/o resistenza a publico ufficiale presso cliniche in cui si praticava l’interruzione di gravidanza. In base agli archivi pubblicati da  Post Dispatch, il 15 marzo 1985: “Diciannove manifestanti anti-abortisti che si rifiutavano di lasciare la sala d’attesa di una clinica per aborti nella Central West End, sono stati prelevati da agenti di polizia”, e tra questi anche William-Todd. Gli arresti sarebbero stati, oltre il 15 marzo 1985, anche il 30 marzo 1985, il 7 Aprile 1985 e l’9 maggio 1987, e in una di quelle occasioni, secondo Post Dispatch, la polizia avrebbe dovuto portare fisicamente Akin in un ascensore perché si rifiutava di lasciare i locali. Il 5 aprile 1985,

Akin è stato arrestato quando insieme a 10 manifestanti stava cercando di bloccare le entrate alla Clinica di Granite City

e una dipendente della clinica ha riportato anche che i manifestanti hanno causato danni di lieve entità ma soprattutto coperto di “insulti verbali” le donne che entravano nella clinica. Gli altri arresti resi noti sarebbero invece avvenuti a St. Louis County, nel Missouri: il 26 ottobre 1985, Akin sarebbe stato arrestato per violazione di domicilio e resistenza a pubblico ufficiale; poi il 19 aprile 1985, per violazione di domicilio; il 27 dicembre 1986, per disturbo della quiete pubblica e violazione di domicilio; il 28 febbraio 1987, di nuovo per violazione di domicilio. Le date e le registrazioni arresto sono state fornite a The Huffington Post anche da Josh Glasstetter. E quando il giornale ha contattato il consigliere di Akin, Rick Tyler, la risposta è stata: “No comment”.

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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