Uomini violenti: ecco chi sono i sostenitori di Pillon e del ddl 735

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Luisa Betti Dakli • 1 Febbraio 2019
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Forse adesso chi si deve svegliare si sveglierà, chi ha ancora dei dubbi se li potrà togliere definitivamente, e chi ancora sostiene che si tratta di poveri uomini a cui le madri non fanno vedere i figli, potrà finalmente tacere e capire di che gente si tratta e perché le mamme allontanano i figli dalle loro mani. A portare nuova luce nel deserto del ddl Pillon in discussione al senato sulla riforma della famiglia, oltre alla preziosa inchiesta di Giulia Bosetti andata in onda su Raitre a Presa diretta, è stato il gravissimo episodio di violenza che ieri si è consumato a Roma nella sala consigliare del I municipio dove le donne sono state aggredite verbalmente e fisicamente dai padri separati presenti in sala, dimostrando così chi si cela veramente dietro il sorriso anche un po’ forzato del senatore Pillon.

Gli strenui sostenitori del ddl 735 e fedeli servitori del senatore, ieri hanno apostrofato e spintonato donne, che protestavano contro questa riforma, usando una violenza inequivocabile: quella che loro vogliono continuare a esercitare con il timbro istituzionale di una legge. In particolare un uomo a un certo punto si è alzato e ha fisicamente aggredito prima Maria Brighi della Casa internazionale delle donne, e poi altre donne intervenute nelle vicinanze: un uomo che l’organizzatore del convegno, il consigliere leghista Marco Veloccia, deve conoscere bene dato che lo ha chiamato più volte per nome: “Alessandro”.

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Maria Brighi della Casa internazionale

Senza sapere che queste donne ogni giorno salvano altre donne da uomini come loro e che non hanno paura di certe intimidazioni, di certi sguardi, di certi accenti e sanno cosa significa quando un uomo si sente in diritto di chiudere una discussione, o anche una provocazione, alzando le mani, hanno agito con improvvisa violenza come se fosse la cosa più normale del mondo, come se fossero abituati, come se fosse stato doveroso interrompere la protesta in quel modo.

Uomini che hanno apostrofato queste donne come “zocole” vantandosi in maniera aggressiva e molto intimidatoria

di “aver fatto un c*lo così” a ex mogli prendendosi la collocazione dei figli e anche il mantenimento, e blaterando non solo che il femminicidio non esiste ma che i reati di stalking e maltrattamento in famiglia sono stati “inventati”, dato che il 95% delle violenze sono false denunce (mentre vanno dal 2 al 5%).

Portatori di un’ignoranza spropositata e in perfetta linea con quello che propone il ddl Pillon, per loro la vera violenza non è quella subita da più di un miliardo di donne e ragazze nel mondo, come dicono i dati delle Nazioni Unite, ma quella subita dagli uomini a causa di madri malevoli che accusano questi poveri uomini indifesi di maltrattamenti e abusi, con la bastardata di alienare anche i figli convincendoli che hanno un padre violento.

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Il consigliere leghista Marco Veloccia, il senatore Simone Pillon e il senatore William De Vecchis, vicepresidente della Commissione Lavoro di Palazzo Madama

Ebbene ieri per la prima volta, grazie alla presenza di telecamere e fotografi, abbiamo potuto osservare come agisce quel sottobosco che da anni cerca di far passare l’alienazione parentale come legge, e che si avvale di avvocati e psicologi prezzolati per punire e vendicarsi della moglie che li ha denunciati per maltrattamento e abuso, e che sono il fulcro del

business che gira intorno all’alienazione parentale usata da consulenti del tribunale, assistenti sociali compiacenti, avvocati, e case famiglia dove i bambini valgono dai 3.000 fino a 6.000 euro al mese

Gente che per farla franca e avere la meglio su quella sgualdrina che osa ribellarsi al loro controllo, preferisce mandare i propri figli in casa famiglia pur di toglierli alla madre, e foraggia manipolatori di professione che convincono giudici a lasciare i bambini nelle mani di maltrattanti che hanno anche procedimenti in penale o addirittura sentenze, senza andare a indagare ma solo sottoscrivendo pseudo perizie (Ctu, consulenze tecniche d’ufficio) in cui si sostiene che forse ipoteticamente un giorno quella donna potrà essere pericolosa per il bambino, e questo basandosi su una teoria inventata da un pedofilo e rifiutata da tutti gli organismi internazionali: l’alienazione parentale.

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Una tragedia che in realtà succede grazie a quell’intramontabile e inossidabile stereotipo per cui le donne in fondo sono tutte delle grandissime bugiarde, inaffidabili, poco di buono che vanno punite: pallini sessisti che girano troppo spesso anche nelle teste di assistenti sociali e giudici che applicano questo abominio dando ragione a uomini come questi. Cose dell’altro mondo che succedono sotto il nostro naso ora e in questo momento nei tribunali di Roma, Milano, Lecce, Bari, Brindisi, Perugia, Torino, Bologna, e in tutta Italia, con mamme disperate che non sanno dove a sbattere la testa e senza che nessuna istituzione alzi una mano per fermare questa gravissima violazione dei diritti umani.

Uomini che sui social coltivano hate speech contro le donne, svilendole e minacciandole

apostrofandole come il signore in giacca ieri al I municipio, uomini che negano il femmincidio perché per loro è normale trattare le donne in questo modo, uomini che ti minacciano apertamente se contesti quello che loro sostengono, e non come hanno fatto le donne di ieri, ma presentandosi direttamente sotto casa tua, scrivendoti alla tua posta privata, chiamandoti al telefono con parole e toni irripetibili. Uomini ai quali Pillon e i suoi amici vorrebbero mettere in mano i bambini per andare a ingrandire quel business che non gli basta più, in nome di una falsa bigenitorialità in quanto avere due genitori significa avere due persone che ti amano e non che usano violenza su di te.

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In quella sala, dove il titolo dell’evento organizzato per il legista Pillon era “Famiglia e natalità. Quali politiche per affrontare il drammatico invecchiamento della nostra società” (un altro bel tema contro l’aborto e contro la presupposta invasione dello straniero che venendo a figliare qui inquinerebbe la nostra razza), le donne del movimento Non una di meno e quelle della società civile, tra cui i centri antiviolenza di Dire, Differenza Donna, Be free e la Casa internazionale delle donne, hanno protestato sia fuori che dentro cercando di interrompere l’incontro come segno di forte protesta contro i tentativi di ritorno indietro di 50 anni (forse più): una protesta in cui il senatore Pillon avrebbe dovuto semplicemente desistere evitando che si creassero tensioni.

Ma il Pillon di ieri, che non ha preso posizione contro i fatti che sono accaduti davanti a lui

dicendo che non aveva visto nulla e non ha condannato la violenza successa davanti ai suoi occhi, era un Pillon evidentemente scosso anche dai fatti della mattina dove non solo il comune di Roma aveva votato una mozione unificata tra 5stelle e Pd in merito a un “impegno per la sindaca Raggi affinché esprima la contrarietà” del consiglio al disegno di legge 735, ma anche il sottosegretario Vincenzo Spadafora, con delega alle pari opportunità, in un intervento alla sala della stampa estera aveva espresso un netto rifiuto a far passare il ddl così com’era, assicurando che finché c’è lui, passi indietro su questi temi non se ne faranno.

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Il sottosegretario Vincenzo Spadafora, con delega alle pari opportunità

Affermazioni a cui il senatore leghista ha risposto dicendo di essere aperto a eventuali cambiamenti del suo ddl dopo la fine delle audizioni ancora in corso accorpando gli altri disegni di legge che sono in commissione giustizia. Peccato che questi altri disegni di legge siano uno peggio dell’altro e in sintonia con il ddl Pillon: il ddl 45 (firmato Binetti, Saccone, De Poli) introduce il percorso obbligatorio di riconciliazione per chi si separa, enfatizza l’alienazione genitoriale e cambia l’art. 572 cp per cui i maltrattamenti passerebbero pericolosamente da abituali a sistematici, negando così la classica dinamica di up and down tipica della violenza domestica che non è mai sistematica ma con pause a cui seguono picchi di violenza; il ddl 768 che limita i poteri del giudice e sostiene l’alienazione parentale; il ddl 118 che vuole la mediazione familiare a pagamento da parete della coppia. Insomma tutta roba già contenuta nel ddl Pillon, un costrutto difficile da salvare e che per la maggior parte delle associazioni, così come per molti giudici e avvocati, va buttato nel cestino interamente.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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