Uccisa con un mattarello dal marito? In Italia si può

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Luisa Betti Dakli • 28 Giugno 2012
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Non ce l’ha fatta. È morta anche Stefania Cancelliere, a 39 anni, a Legnano nel milanese, lasciando tre figli di cui uno di due anni, dopo essere stata massacrata dal marito, Roberto Colombo, 54 anni, medico oculista, che l’ha rincorsa per le scale per fracassarle il cervello con un mattarello da cucina. Neanche in un film splatter la fantasia di un regista avvezzo agli horror avrebbe l’ardire di arrivare a tanto: una scena agghiacciate, come ne abbiamo descritte già altre, con “pezzi di cervello ovunque”,

i vicini che hanno chiamato il 118 dopo aver sentito le grida disperate della donna che cercava di scappare per le scale con il bambino in braccio

Come riporta Lettera43, i due coniugi si stavano separando e avevano due appartamenti separati nel condominio, uno all’attico e uno al piano terra, ma l’uomo non accettava questa separazione. Ma può bastare un “no” di una donna per scatenare quello che i vicini hanno raccontato? Sempre su Lettera43 si legge la descrizione dei residenti che raccontano di aver visto il marito “con il mattarello in mano che rincorreva Stefania, già sanguinante.

Lui continuava a colpirla in testa fino a quando lei è stramazzata al suolo in una pozza di sangue

Noi abbiamo cercato di fermarlo ma lui era una furia”. La corsa in ospedale in quelle condizioni non è servita, perché Stefania è morta oggi. E oggi mi chiedo qui, come semplice cittadina, come donna, come giornalista, come essere umano: che Paese è questo che ha sulla coscienza quasi 80 vittime di femmicidio, comprese le vittime collaterali di questi assassini, dall’inizio dell’anno? che Paese è questo che malgrado gli appelli, le denunce le richieste di intervento, continua ad avere un governo che tace su questi delitti atroci consumati in casa con cervelli spappolati da martelli, bastoni, mattarelli, uccisioni fatte con la furia delle coltellate, aggressioni subite in casa dove la vittima non può difendersi, e in presenza di bambini che saranno per sempre dissestati da quello che hanno visto?

Stefania Cancelliere

Un governo che permette che le liti familiari possano sfociare in un costante “Far West” a domicilio perché i tribunali non riescono a  pacificare le conflittualità presenti, mettendo a rischio tutti? Che Paese è questo che continua a chiamare “raptus di gelosia” femmicidi che per il 70% avvengono dopo violenze all’interno della famiglia già denunciate o comunque segnalate? Che Paese è questo che rimane inerme davanti alle raccomandazioni delle Nazioni Unite che hanno fatto più volte presente al governo italiano, quello passato e quello odierno, di non rispettare la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) pur avendola ratificata?

Che Paese è questo che non riconosce la gravità della violenza domestica e della violenza assistita ai minori?

Un governo che, pur essendo stato interpellato dalla società civile e dalle Nazioni Unite più volte su queste mancanze, non capisce che al di là degli interessi personali, politici, di comodo, al di là delle alleanze di potere, degli accomodamenti di poltrone, esiste una cosa che si chiama Diritto che comprende il benessere e la sicurezza degli esseri umani che, in teoria, queste istituzioni dovrebbero rappresentare e tutelare.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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