Turchia: Erdogan e i conservatori espongono le donne alla violenza

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 21 Marzo 2021
Condividi articolo

In Turchia migliaia di donne e uomini stanno invadendo le piazze e le strade per reclamare il ripristino di un importante strumento di contrasto alla violenza maschile sulle donne: la Convenzione di Istanbul, revocata ieri dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Per la scrittrice Elif Shafak è una dichiarazione di guerra:

“In un paese dove ogni giorno vengono uccise tre donne la Convenzione di Istanbul era la nostra unica speranza, abbandonandola il governo turco sfida lo stato di diritto, i diritti umani, l’uguaglianza di genere e dichiara guerra alle donne”

I motivi del ritiro

Recep Tayyip Erdoğan

Proprio loro, che erano stati i primi nel 2011 a firmare questo importante documento internazionale redatto dal Consiglio d’Europa proprio nella splendida città turca da cui prende il nome, oggi privano il paese di un fondamentale strumento di civiltà. Seguendo le orme di Orban, il presidente ungherese che dopo aver preso in mano i pieni poteri ha ritirato la Convenzione di Istanbul nel maggio 2020, anche Erdogan ha pensato che questo fosse il momento giusto per ledere il diritto delle donne a vivere una vita libera dalla violenza.

“Mina la famiglia e incoraggia il divorzio”, ha detto il presidente d’accordo con i conservatori secondo cui la Convenzione di Istanbul danneggia l’unità familiare e incoraggia verso l’omosessualità

attraverso l’uso di categorie come “genere”, “orientamento sessuale” e “identità di genere”, prendendo così sulle spalle la responsabilità di una grave battuta d’arresto in un Paese dove la violenza domestica è un grave problema, e dove solo nel 2020, 300 donne sono state vittime di femminicidio (dati We Will Stop Femicide Platform). E i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità mostrano che il 38% delle donne in Turchia è vittima di violenza da parte di un partner nel corso della vita, rispetto al 25% in Europa. Eppure anche la ministra della Famiglia, del lavoro e delle politiche sociali, Zehra Zumrut, ha affermato che la costituzione e le leggi attuali garantiscono i diritti delle donne.

Manifestazioni in Turchia

Le reazioni

Elif Shafak

Un passo che allontana definitivamente la Turchia di Erdogan dall’Europa che non avrà più scuse per assecondare un paese in cui ogni giorno si ledono i diritti umani. Una decisione “devastante”, ha detto la segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric, che ha definito la decisione “deplorevole” in quanto “compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa”. Ma le donne non possono chiedere di essere libere dalla violenza? No, perché secondo i dirigenti del partito islamico vicino a Erdogan è probabilmente una parte integrante del matrimonio a cui una donna deve sottostare senza avere gli strumenti per ribellarsi e proteggere se stessa e i propri figli. “Preservare il nostro tessuto sociale tradizionale, proteggerà la dignità delle donne turche – ha detto su Twitter il vicepresidente Fuat Oktay – e per questo scopo sublime, non è necessario cercare il rimedio all’esterno o imitare gli altri”.

Marija Pejcinovic Buric,

Il principale partito di opposizione in Turchia, il socialdemocratico Chp, non ci sta e annuncia battaglia: vuole ricorrere al Consiglio di stato di Ankara contro il decreto del presidente. Della stessa opinione il fortissimo movimento femminista turco che si è dato subito appuntamento in piazza respingendo il ritiro, e firmando l’appello della Mor Çatı Women’s Shelter Foundation, organizzazione alla quale va la solidarietà di DiRe (Rete nazionale dei centri antiviolenza in Italia).

L’appello dei centri antiviolenza

“Anche se la Turchia si è sottratta all’obbligo di prevenire la violenza maschile contro le donne – scrivono – noi continueremo a mantenere la nostra solidarietà con le donne e a rafforzarci insieme come abbiamo fatto per molti anni. (…)

Ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul è cancellare la promessa di combattere la violenza contro le donne e non riconoscere gli obblighi assunti come Stato a combattere la violenza maschile, condannando le donne a subire violenza

Gli attacchi contro le donne aumentano ogni anno. Come donne ci rifiutiamo perfino di mettere in discussione la Convenzione di Istanbul, figuriamoci di cancellarla”.

Mor Çatı Women’s Shelter Foundation è una organizzazione femminista turca fondata nel 1990 con la creazione di centri antiviolenza e case rifugio, da sempre al centro delle lotte per l’affermazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle donne in Turchia.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica