Aumenta il traffico di “mogli” forzate dai paesi limitrofi alla Cina

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Luisa Betti Dakli • 3 Marzo 2021
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Il dilagare del gendercidio in Cina ha creato uno squilibrio di genere talmente grave da determinare una sostanziale “carenza di donne”. La difficoltà di “trovare moglie” insieme alla mancanza di protezione, ha alimentato una domanda di donne trafficate dall’estero e in particolare dai paesi vicini. Human Rights Watch ha documentato recentemente

l’incremento di un traffico di mogli forzate in Myanmar, dove ogni anno centinaia di donne e ragazze vengono irretite con false promesse di lavoro in Cina, per essere poi vendute a famiglie come spose e costrette alla schiavitù sessuale anche per anni

La maggior parte viene sottoposta a pressioni per rimanere incinta il più rapidamente possibile e alcune di loro sono state costrette a sottoporsi a trattamenti di fertilità forzata. Le donne rese in schiavitù e con bambini che sono riuscite a scappare, sono state costrette a lasciare i loro figli alle famiglie che le avevano comprate e molte delle donne intervistate da HRW hanno riferito di essere state trafficate più volte. È stato rilevato che il traffico avviene in Cambogia, Indonesia, Laos, Myanmar, Nepal, Corea del Nord, Pakistan e Vietnam e che il numero di donne e ragazze trafficate è in aumento. Si tratta spesso di persone appartenenti a minoranze etniche o religiose provenienti da comunità povere o, come nel caso della Corea del Nord, in fuga da dittature.

La violenza contro le donne non è per questi governi una priorità e sono paesi che hanno relazioni complicate con la Cina

e per questo non si preoccupano del destino delle trafficate in Cina, anche se c’è stata una crescente attenzione nei media riguardo il fenomeno. Nel giugno 2019 la polizia cinese, ha dichiarato di aver salvato 1.100 donne vittime della tratta del sud-est asiatico e di aver arrestato 1.322 sospetti, tra cui 262 stranieri: governo cinese che sembra anche promuovere una sua propaganda contro il traffico per migliorare la sua immagine globale. HRW ha incontrato un’attivista del Myanmar, che aveva partecipato a un viaggio di studio cinese, aveva sentito un professore che spiegava che il problema non era la tratta ma che “le donne del Myanmar non conoscono la cultura cinese, e che una volta imparata la lingua e la cultura cinese, i loro matrimoni vanno bene”. I cinesi però non sono a conoscenza del traffico per la censura del governo sui media e su Internet da quando Xi Jinping è salito al potere nel 2012. Parlare criticamente del governo si traduce spesso arresti da parte della polizia e non esiste nessuna reale assistenza per le ragazze trafficate.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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