Sulla pelle dei minori: il caso di Lura

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 1 Giugno 2012
Condividi articolo

Di solito, quando vado dal parrucchiere, mi porto la mia rivista preferita nella borsa perché mi scoccia leggere di gossip e di moda. Stavolta però non ho resistito e dopo aver messo via il mio giornale, ho preso in mano la prima che mi è capitata: “Oggi”. Mentre sfoglio in cerca di pettegolezzi all’italiana, vedo una foto che ritrae il viso preoccupato di una donna che ha come didascalia:“una madre disperata”. Leggo l’articolo e rimango di sasso: primo perché per la prima volta  mi rendo conto che queste riviste possono essere una fonte interessante, e poi perché la storia rientra in una di quelle che riescono a togliermi via anche il sonno.

Lura  è un’americana di 42 anni che durante un viaggio in Italia si è innamorata di un italiano, che ha sposato a Las Vegas e con cui ha fatto un figlio  che ora ha sei anni. La donna racconta una storia di violenza domestica che l’ha costretta a rivolgersi, in Italia, a un centro antiviolenza e poi a nascondersi e fuggire insieme al figlio. Il dramma però è che Lura è americana – mentre il figlio ha la doppia cittadinanza – e quindi, volendo tornare dai suoi genitori, è tornata in California, a Los Angeles, ottenendo lì un provvedimento di protezione, per lei e il minore, a causa dei trascorsi. Oggi però Lura dovrà riportare indietro il figlio in Italia. Il giudice italiano, presidente del Tribunale di Parma, ha ordinato nel 2010 un ordine di protezione per la donna e per il figlio, e l’affido esclusivo alla madre senza l’obbligo di riportare in Italia il bambino – accogliendo anche la richiesta della Corte di Los Angeles a cui la donna si era rivolta – mentre adesso, ancor prima del rientro di Lura e del figlio minore dagli Stati Uniti,

ha disposto l’affido condiviso a entrambi i genitori con domiciliazione presso il padre da cui Lura fuggiva due anni fa

Incuriosita da un ribaltamento così repentino e sapendo che anche la sottrazione internazionale di minore, che fa riferimento alla Convenzione dell’Aja ed esige il rimpatrio anche forzato sotto i 16 anni, ha tra le sue clausole quella dell’articolo 13b – per cui si ha l’eccezione per i bambini che sono stati tolti da abusi e da violenza in famiglia – torno a casa per vederci chiaro e per fare ricerche, e cosa scopro? Scopro che dopo la fuga della mamma con il bambino, che allora aveva 4 anni, la signora ha ottenuto dalla Corte di Los Angeles la separazione dal marito, un provvedimento di protezione per lei e per il figlio ma anche un allontanamento dell’uomo pur residente in uno Stato diverso. Scopro poi anche che il padre, disperato per la partenza di moglie e figlio, ha smosso mare e monti, scrivendo una lettera accorata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ottenendo che la senatrice del Pd, Albertina Soliani, facesse una interpellanza parlamentare sul caso e sulla sottrazione del figlio di cui è stato vittima.

Il padre, che a Los Angeles ha visto il figlio in incontri protetti alla presenza di una psicoterapeuta, si è difeso tenacemente dalle accuse che gli erano state rivolte cercando anche di ottenere la custodia del figlio avviando un procedimento di decadenza della potestà materna presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia Romagna a Bologna. In più scopro anche che, oltre alla denuncia penale per sottrazione di minore nei confronti della signora lui  è andato in appello per la sentenza in primo grado alla Corte di Los Angeles rovesciando il procedimento e ottenendo in secondo grado che gli Stati Uniti accogliessero la richiesta di rimpatrio forzato del bambino.

Infine scopro che tutti e due i genitori, che hanno rilasciato interviste anche alla CNN hanno messo in atto una petizione per “salvare” il figlio dall’altro/a, e che mentre lui accusa la moglie di “essere un’alcolista”, la signora ha detto che l’ex avrebbe “precedenti penali per reati multipli”. Domani, sabato 2 giugno, il piccolo arriverà in Italia all’aeroporto di Fiumicino, e il 4 giugno 2012, alle ore 13, saranno tutti presso il Tribunale di Parma per l’udienza e la comparizione delle parti. Il giudice Piscopo ha ordinato che il bambino, appena arriva insieme alla madre all’aeroporto, sia immediatamente dato a suo padre presso il quale rimarrà per due giorni fino all’udienza, mentre Lura avrà una visita supervisionata per una o due ore, in quanto uno psicologo nominato dalla Corte valuterà il piccolo sulle sue interazioni, sia con il padre che la madre in maniera separata, in un periodo di 48 ore. Poi, lunedì 4 giugno,

sarà decisa la custodia del bambino basata sulle osservazioni dello psicologo

Ora, al di là dei genitori e della veridicità o meno delle accuse reciproche,  mi chiedo: ma qual è qui l’interesse superiore del minore? com’è possibile che il piccolo sia preso da una situazione A e messo a sei anni in una situazione B diametralmente opposta, senza una gradualità, un tempo necessario per farlo abituare, e messo subito sotto esame per l’arco di 48 ore, per di più in un contesto da cui è rimasto lontano dai 4 ai 6 anni?

Al di là di chi ha ragione o torto, e se anche i giudici che si sono occupati del caso – a questo punto tutti quanti – avessero preso un clamoroso abbaglio iniziale decidendo prima per la custodia di madre e figlio, e poi invece per il rientro in patria e la domiciliazione temporanea presso il padre, come non si può valutare il rischio del trauma per il minore che non saprà se “amare” più il padre o la madre tra sabato e domenica? e che dire del fatto che tutto ciò avviene in una modalità per cui il piccolo rimarrà separato dal genitore che in questi anni è stato il suo riferimento principale?

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica