Raccontare il femminicidio seguendo 10 piccole regole: il Manifesto di Venezia

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Luisa Betti Dakli • 13 Dicembre 2017
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Il 25 novembre nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha ricordato che “non basta denunciare la violenza” ma che «bisogna rimuovere le cause e le condizioni che danno luogo a tutto questo: un lavoro culturale, educativo, per le istituzioni e per tutti settori della società compresa la scuola, il giornalismo, la comunicazione, le università”.

Sulla stessa linea la Presidente della Camera, Laura Boldrini, che nello stesso giorno ha organizzato un incontro di 1.400 donne proprio nell’aula di Montecitorio, ha ricordato quanto l’informazione giochi un ruolo importante in un processo di trasformazione che prima di tutto deve essere culturale e che vede scuola e media come motori di questo cambiamento.

Un processo lento che se anche ha prodotto qualche passo in avanti negli ultimi anni, continua a essere sempre lento e faticoso

Perché se è vero che una corretta narrazione della violenza maschile sulle donne è una forma di contrasto a quella stessa violenza, il linguaggio e gli stereotipi con cui questa violenza si racconta nei media, sono ancora eccessivamente legati a un immaginario che vede la violenza come un fatto inevitabile nella vita di una donna descritta ancora troppo spesso come un oggetto di desiderio sottoponibile a un controllo maschile dato quasi per scontato.

Per questo, e nella ricerca di un linguaggio corretto per la narrazione di una realtà che coinvolge le donne a livello planetario, l’Ordine dei Giornalisti del Lazio chiude l’anno il 21 dicembre con il convegno – formazione “Il Manifesto di Venezia: come raccontare il femminicidio” che si svolgerà alla camera – sala dei Gruppi via Campo Marzio 78 – dalle 9.30 in poi. Una formazione necessaria quando ci rendiamo conto di leggere ancora di donne raccontate come responsabili di violenze da loro stesse subite a causa di gelosia, raptus, passione che sono loro stesse a provocare nell’uomo che agisce nei loro confronti. Un racconto che non solo distorce la realtà ma che crea una ulteriore sofferenza alle sopravvissute e uccide due volte le vittime di femmicidio. Un fenomeno mondiale che ancora viene descritto come un fatto isolato o come un delitto passionale – che non esiste nel nostro codice penale – tralasciando che una donna viene uccisa nel momento in cui cerca di sottrarsi al potere maschile, e non per gelosia.

Uomini che per la maggior parte agiscono portando con sé armi: coltelli, pistole, accette e che non agiscono in preda a una momentanea perdita di controllo

A questo proposito è importante segnalare il decalogo per una corretta narrazione della violenza redatto dal sindacato internazionale dei giornalisti (IFJ) che è stato fatto proprio dall’ODG, sulla cui traccia la FNSI, insieme a Giulia giornaliste (che recentemente ha pubblicato il manuale “Stop violenza: le parole per dirlo”) e Cpo Usigrai – su proposta del Sindacato Giornalisti Veneto – ha elaborato il Manifesto di Venezia che propone 10 semplici quanto efficaci regole per non cadere nei tranelli di stereotipi ancora ben presenti nell’immaginario di queste narrazioni. “Noi, giornaliste e giornalisti firmatari del Manifesto di Venezia – si afferma nel documento di lancio del Manifesto – ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche.

La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità”. Quindi rispetto della deontologia, rifiuto al sensazionalismo e a cronache morbose, nonché alla divulgazione di dettagli inutili alla notizia, no all’uso di termini fuorvianti come “amore”, “raptus”, “gelosia” per crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento.

Formazione - ODG

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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