Consulta: la Merlin non si tocca

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Luisa Betti Dakli • 7 Marzo 2019
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Alla fine ce l’abbiamo fatta: la richiesta sui profili d’incostituzionalità della legge Merlin, la legge che nel 1958 chiuse quelle che furono chiamate dalla stessa senatrice le prigioni delle donne, sono stati respinti dalla Corte Costituzionale. A chiederla erano stati i Giudici di Bari su richiesta dei difensori degli imputati al processo sulle ragazze procacciate e offerte come merce sessuale, tra il 2008 e il 2009, all’ex premier Silvio Berlusconi da Gianpaolo Tarantini, nella parte in cui punisce chi recluta ragazze che, secondo loro, si prostituiscono invece per libera scelta; a chiedere di respingere queste tesi, l’avvocata del Consiglio dei Ministri e le avvocate Antonella Anselmo e Teresa Manente (di seguito la richiesta di Differenza donna) in rappresentanza delle associazioni di donne contrarie (Rete per la parità, Resistenza femminista, Donne in Quota, Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne Lef Italia, Iroko, Salute Donna, Udi Napoli, Differenza Donna).

corte-costituzionaleIeri, dopo l’ascolto della Consulta, in una conferenza stampa che si è svolta alla Federazione nazionale della Stampa, le avvocate hanno raccontato particolari della discussione dove gli avvocati che hanno richiesto il parere della consulta, hanno parlato non solo di “donne libere di scegliere di prostituirsi” ma addirittura di “vocazione”, come se una donna aspirasse a questo nei suoi sogni di bambina. E questo in un’atmosfera in cui la Lega al governo, non vede l’ora di riaprire quelle case che Merlin chiuse per sempre liberando donne e ragazze da questa schiavitù: uno Stato che vuole speculare su questo denaro derivato dal traffico di esseri umani e che vuole schedare le prostitute, controllando la loro salute, come si fa con gli animali.

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Julie Bindel

Durante la conferenza stampa, oltre alle avvocate e alla presidente della Rete della parità, Rosanna Oliva, che ha voluto fortemente questo intervento e che ieri ha lanciato l’idea di un osservatorio sui ricorsi che arrivano alla Corte costituzionale, sono intervenute due scrittrici Rachel Moran e Julie Bindel, che sull’argomento hanno scritto due libri illuminanti: “Il mito Pretty Woman. Come la lobby dell’industria del sesso ci spaccia la prostituzione”, e “Stupro a pagamento”, entrambi convinte che la chiave per sconfiggere questo abuso sia la penalizzazione dei clienti sul modello nordico già in vigore in Svezia (dove è quasi scomparsa), Norvegia, Islanda e Francia. Bindel, giornalista e scrittrice inglese, ha sottolineato che

la prostituzione non è riconosciuta come violenza e questo è un problema

perché quella subita dalle donne in generale e dai bambini viene riconosciuta. Per lei l’idea degli uomini che possano avere accesso al corpo di una donna pagando, ci dà l’idea che il consenso non ci sia, perché altrimenti non pagherebbero: l’idea del diritto maschile viene presentata come una posizione progressista mentre invece è un’idea molto vecchia che nessun paese dovrebbe accettare. Rachel Moran ha vissuto questa esperienza in prima persona, e ha raccontato di come le donne che le passavano accanto, si girassero dall’altra parte, mentre lei a 15 anni era sulla strada e si chiedeva:

“Perché non capite, non riuscite a vedermi, sono qui e sto vivendo questo abuso”

“Un momento storico pericoloso per questo Paese – ha aggiunto Moran parlando dell’Italia – perché è in corso una guerra contro le donne dove c’è bisogno di una battaglia forte, vecchio stile”. Per Moran però La cosa fondamentale che dobbiamo vedere è che la prostituzione è violenza maschile sulle donne anche quando un uomo non ha mai picchiato perché il fatto che un uomo mettere le mani addosso su di me è già una violenza intima.

Rachel Moran

Gli uomini – continua – quando parlano di sessualità, parlano sempre dei loro desideri, di quello che vogliono e di quello di cui hanno bisogno, eppure quello che loro desiderano non è un bisogno quindi non è un loro diritto. E questo va fatto emergere, per poterlo smantellare”. Per Linda Laura Sabbadini l’attacco è globale su tutti i diritti: dalla riapertura delle case chiuse, alla riforma della famiglia del ddl Pillon, ma anche la legge che stabilisce a prolungare il lavoro delle donne in stato di gravidanza fino al nono mese che può essere un attacco a quelle più vulnerabili e ricattabili.

Infine Donatella Martini, presidente Donne in Quota, ha chiesto una maggiore visibilità di questi argomenti anche nel main streaming che sembra ignorare questo dibattito, mentre Ilaria Baldini, di Resistenza femminista, ha ribadito la sommerso della violenza nell’ambito prostitutivo, in quanto sembra che quello che avviene in questo ambito non sia considerata come violenza, come abuso.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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