Non si uccide per gelosia: anche i giornalisti dovrebbero saperlo

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 15 Marzo 2017
Condividi articolo

Il 13 marzo Marcello Cimino è stato ucciso da Giuseppe Pecoraro che ha dato fuoco al clochard che conosceva e che dormiva a poca distanza dalla pompa di benzina in cui Pecoraro lavorava: un crimine che quest’ultimo ha confessato attribuendo il movente alle presunte attenzioni di Cimino verso una donna a cui il benzinaio faceva la corte.

Una dichiarazione che ha portato molti giornali a sbizzarrirsi sul movente passionale, come se la gelosia fosse una ragione sufficiente ad uccidere, quando dalle ricostruzioni sembra che in realtà l’uomo fosse stato già coinvolto in atti violenti contro la ex moglie, compreso un incendio appiccato dopo una lite: cosa a cui è stata data pochissima importanza rispetto al romanzo all’italiana condito da presunto amore, gelosia e morte.

In uno dei tanti articoli scritti si legge addirittura una descrizione della donna che sarebbe stata “l’oggetto del contendere” con parole degne di un feuilleton che poco ha a che vedere con l’informazione ma che in qualche modo potrebbe giustificare l’atto sconsiderato, vista la presenza della donna:

“Trentasei anni, la pelle bianchissima, l’ovale perfetto del viso incorniciato da capelli color miele, Caterina accetta di parlare dopo molti indugi

Forse le serve anche per liberarsi da un peso che non ce la fa più da sola a sopportare. Veste un paio di leggings e solo un cardigan grigio sopra una maglietta fina. Trema di freddo e di paura”. Senza rendersene conto, anzi sicuramente per condire meglio il romanzo, il giornalista indugia su aspetti non indispensabili alla descrizione del fatto e anzi sembra insistere sul movente passionale, quando invece qui di passionale non c’è nulla, dato che si tratta di una morte terribile dettata da un comportamento già evidentemente violento.

Giuseppe Pecoraro

Ma che non si uccide per gelosia dovrebbe essere ormai chiaro anche per i giornalisti che si apprestano a scrivere un pezzo o a fare un servizio soprattutto se si tratta di una persona dai comportamenti già noti. Di certo oggi, rispetto a qualche anno fa quando ancora non si parlava di femminicidio e quando ancora i pezzi di cronaca venivano confezionati con particolari morbosi degni di un racconto horror in cui la dinamica dei fatti faceva apparire una donna che forse se l’era andata a cercare e un uomo distrutto dalla gelosia per colpa della partner, le cose sono cambiate.

Grazie al lavoro di molte colleghe nei blog e nei giornali, una parte del linguaggio e della narrazione della violenza maschile è cambiata, eppure ancora oggi follia, raptus, movente passionale, sono ancora parole ricorrenti nella narrazione della violenza maschile sulle donne, come sono ricorrenti i racconti di una famiglia felice che a un certo punto si trasforma in uno splatter, o di un padre premuroso che poi a un certo punto uccide moglie e figli, oppure un fidanzato innamorato che dà fuoco alla fidanzata perché troppo innamorato:

frasi che richiamano a un immaginario ancora legato alla mentalità del delitto d’onore

uscito dalla porta nel 1981 ma rientrato subito dalla finestra, per cui l’uomo che agisce in maniera violenta verso la compagna o la ex ha comunque automaticamente le attenuanti tipiche di atti che si consumano in un rapporto d’intimità, e questo anche se si tratta di un’uccisione che avviene dopo anni di violenza domestica, maltrattamenti, percosse, persecuzioni, e magari dopo diverse denunce, o anche, come nel caso del clochard, quando a essere ucciso è “un rivale in amore”.

Fatti di cronaca che vengono riportati come se fossero a sé stanti, eventi quasi casuali dovuti a un momento di scarsa lucidità dell’offender, mentre solitamente si tratta di uccisioni che avvengono al culmine di un comportamento violento dimostrato in mesi o addirittura anni.

Per trovare un modo diverso e più attinente alla realtà dei fatti che escluda una sottovalutazione del fenomeno della violenza maschile sulle donne, e quindi che eviti la vittimizzazione secondaria delle sopravvissute, dato il ruolo centrale dell’informazione per una vera trasformazione culturale che è la prima forma di prevenzione del femminicidio, l’Ordine dei giornalisti del Lazio e la Federazione nazionale della stampa, hanno organizzato a Roma corsi di formazione che affrontano due aspetti fondamentali del problema: da una parte la narrazione del femminicidio nell’informazione e dall’altra la narrazione degli offender. Ovvero come si affronta una formazione libera da quegli stereotipi che mettendo la donna e l’uomo su piani diversi, culturalmente ancora accettati e normalizzati, corrono il rischio di rivittimizzare le sopravvissute e di condonare la violenza come un evento normale nella vita di una donna.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica