8 marzo: non regalate mimose

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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Su Wikipedia si legge che la festa della donna è nata «per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo». Ma l’8 marzo, che nel corso del tempo è diventata la giornata in cui si regalano mimose, quest’anno potrebbe riappropriarsi del suo significato originario grazie ai movimenti che si stanno sviluppando a livello planetario contro il femminicidio.

Il 14 febbraio è stata una tappa fondamentale in questo percorso perché milioni di donne e uomini nel mondo hanno danzato contro la violenza, rispondendo alla campagna «One Billion Rising» lanciata da Eve Ensler, autrice de I monologhi della vagina , che dal ’98 porta avanti il V-Day, ovvero il giorno della vagina. La scrittrice, che con questa iniziativa ha coinvolto 205 paesi, è arrivata a «One Billion Rising» dopo un lavoro di anni in cui è riuscita a pronunciare la parola «vagina» in 50 lingue e 140 Paesi diversi. In Bangladesh, dove tra il 2001 e il 2012 ci sono state 174’691 vittime di violenze (dote, attacchi con acidi, rapimenti, stupri, femmicidio e tratta), nel giorno di san Valentino 13’000 donne sono insorte in 64 distretti del Paese.

In India, dopo la morte della studentessa stuprata sul bus da 5 uomini mentre cercava di tornare a casa con il fidanzato, l’indignazione che si è riversata nelle piazze ha riportato l’attenzione del mondo su un fenomeno che in India ha contorni inquietanti e che solo grazie alle forti mobilitazioni è rimbalzata sui media internazionali.

«In India – dice Ensler – ho partecipato alle manifestazioni seguite alla morte della ragazza di Delhi stuprata dal branco, e tante donne che marciavano mi hanno confessato di sentirsi per la prima volta libere e unite».

In questo Paese un mese fa una bimba di 6 mesi è stata ricoverata per le lesioni procurate da un tentativo di stupro, anche se la madre della piccola, che voleva denunciare il fatto, si è vista in un primo tempo rifiutare l’esposto perché la polizia sosteneva che le lesioni potevano essere state provocate dai morsi di un topo.

La cultura discriminatoria verso le donne, che porta alla mancanza di una vera prevenzione della violenza, è stata alla base della Commissione Varma riunita dal governo indiano dopo lo stupro del 6 dicembre: ma anche se la commissione ha messo in luce alcuni punti fondamentali come la violenza domestica (che è la forma di violenza più estesa anche in India), gli stupri delle forze militari nelle zone in conflitto, la complicità delle forze dell’ordine nelle violenze, il primo ministro Manmohan Singh, più che applicare norme specifiche di contrasto, ha preferito una legge che punisse fino all’ergastolo gli autori di femminicidio (in caso di morte o coma della vittima, e in presenza di una seconda condanna per stupro o violenza sessuale aggravata).

L’Europa nel 2011 a Istanbul ha prodotto la «Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica», in cui uno dei focus è appunto la violenza nei rapporti intimi che anche nei Paesi europei è la forma più estesa di violenza e che coinvolge migliaia di minori che vi assistono, o sono coinvolti, con conseguenze devastanti sul loro sviluppo. Il 70% dei femminicidi in Europa sono legati a violenze per mano di partner o ex già denunciati o segnalati ai servizi ma non adeguatamente allontanati, una sottovalutazione del rischio che produce morti che le istituzioni potrebbero evitare.

A Vienna il 26 novembre (Acuns – Academic Council on the United Nations System), si è svolto il «Simposio sul Femmicidio» in cui si è dichiarato che l’uccisione della donna «in quanto donna» è un crimine in cui sia dimostrabile la connessione con il genere della vittima. Durante questo incontro esperte e studiose si sono confrontate con tutte le forme di femmicidio-femminicidio, partendo anche dal rapporto tematico presentato a giugno alla 20.ma sessione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra e redatto dalla special rapporteur dell’Onu sulla violenza di genere, Rashida Manjoo. Tappe di preludio ai lavori della 57.ma sessione del Csw (Commission on the Status of Women) dell’Onu presieduta da Michelle Bachelet, che si svolge dal 4 al 15 marzo a New York e che quest’anno ha come tema «L’eliminazione e la prevenzione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze», con focus specifici sul problema.

Secondo Bianca Pomeranzi, membro del Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne dell’ONU (Cedaw), la vera intenzione è portare le Nazioni Unite alla stesura di una convenzione internazionale contro la violenza sulle donne: «L’India e la parte asiatica insisteranno per avere questa convenzione anche se, a fronte di un grande interesse, il clima politico globale comprende la pressione di gruppi meno inclini alla laicità: Stati arabi, cattolici e protestanti, che introducono elementi di difficoltà nella discussione all’Onu». Per Pomeranzi alcuni Paesi con forte impronta religiosa tendono a mantenere un assetto patriarcale che è diventato un problema all’interno dell’ONU, considerato che non ha più la spinta dei movimenti delle donne come poteva accadere anni fa. «Discutere di femminicidio e discriminazioni fisiche delle donne – conclude – non sarà facile». Un ostacolo cui si opporranno però le donne che in tutto il mondo vogliono un’azione forte e decisa dell’ONU contro femminicidio e discriminazione.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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