Niente Olimpiadi per le saudite: la denuncia di Human Rights Watch

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Luisa Betti Dakli • 20 Febbraio 2012
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Ormai è chiaro: l’Arabia Saudita non permetterà neanche quest’anno che ci siano donne provenienti dal suo paese pronte a competere nelle gare delle Olimpiadi del 2012. La delegazione di atleti sarà quindi completamente maschile, e senza che il regno sia soggetto ad alcuna penalità. Human Rights Watch ha invitato il Comitato Olimpico Internazionale (IOC) a porre fine alla discriminazione contro le donne saudite nello sport come condizione per la partecipazione dell’Arabia Saudita ai giochi olimpici o a altri eventi sportivi.

“Nessuna donna saudita ha il permesso di gareggiare”

ha detto Christoph Wilcke, ricercatore senior del Medio Oriente di Human Rights Watch, e “il fatto che le donne e le ragazze non possano allenarsi per competere – ha sottolineato – vìola chiaramente l’impegno della Carta olimpica di uguaglianza e dà al movimento olimpico un grave colpo”.

La decisione, di per sé grave e lesiva nei confronti delle donne, nasconde però una violazione ancora più profonda che riguarda diritto delle ragazze e delle bambine a praticare sport nelle fasi di crescita.

In un recente rapporto, “Steps of the Devil”, Human Rights Wacht descrive una situazione allarmante in quanto non solo il ministero dello sport e della gioventù saudita non incoraggerebbe lo sport femminile, ma che lo stesso ministero della pubblica istruzione ostacolerebbe di fatto alle ragazze la possibilità di fare educazione fisica nelle scuole statali del regno. Nelle interviste fatte da HRW ai funzionari sportivi internazionali, si è rilevato l’assenza di infrastrutture del governo per lo sport femminile che non prevede né edifici destinati, né club sportivi, corsi, insegnanti specializzati, a meno che non si tratti di uomini.

Le donne, alle quali è vietato accedere a club sportivi ufficiali, possono frequentare palestre per il fitness che nella maggioranza non hanno però impianti sportivi attrezzati e che raramente dispongono di piscine e campi per jogging o giochi di squadra

Gli organismi sportivi ufficiali non hanno la possibilità di far fare sport agonistico alle saudite che non possono gareggiare in competizioni regionali o internazionali. Ma l’Arabia Saudita non è solo, perché ci sono altri due paesi al mondo che non hanno mai inviato un’atleta femminile alle Olimpiadi: Qatar e Brunei.

Il Qatar però ha sostenuto lo sport per le donne nel corso dell’ultimo decennio e ha detto di voler inviare le atlete ai Giochi Olimpici di Londra. Il CIO ha criticato l’Arabia Saudita per il mancato invio delle atlete alle Olimpiadi, ma non ne ha condizionato la partecipazione malgrado sulla Carta del CIO si affermi che lo sport è un diritto per tutti senza alcuna discriminazione compresa quella di genere. Eppure nel 1999, il CIO ha escluso l’Afghanistan alle Olimpiadi di Sydney 2000, anche per la discriminazione dei talebani contro le donne. Human Rights Watch ha esortato l’Arabia Saudita ad agire entro un anno per introdurre l’educazione fisica per le ragazze in tutte le scuole e destinare fondi per lo sport femminile.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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