“Mi hanno violentata tutti”. Caso grillo: arrivano le parole della ragazza che racconta quella notte

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Luisa Betti Dakli • 24 Aprile 2021
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Arriva come una mazzata ed è la testimonianza di Silvia (nome di fantasia), la ragazza rivittimizzata da Beppe Grillo colpevole di aver denunciato uno stupro di gruppo in cui è coinvolto il figlio del fondatore del Movimento 5 stelle.

Beppe Grillo

Parole di una ragazza di vent’anni che si abbattono sul navigato ex comico, mandando in frantumi le immagini del video diventato virale in questi giorni: quelle di un vecchio con la bava alla bocca che sbraita per difendere il figlio dicendo che sono “ragazzi che si divertono in mutande e con il pis*llo di fuori”. Un’arringa che ha dato il via alla campagna #ilgiornodopo in cui donne e ragazze stanno lì con cartelli scritti a penna, scrivendo cosa hanno fatto il giorno dopo aver subito una violenza maschile perché spesso lo stupro è un’esperienza vissuta in silenzio, a dimostrazione che si può decidere di denunciare o di non denunciare ma sempre senza tempi preordinati, per non collassare sotto il trauma e cercare di sopravvivere.

Le parole delle donne non sono di serie B

Gianluigi Nuzzi

Grillo, che aveva dichiarato che lei era “consenziente” perché aveva denunciato dopo 8 giorni, perché dopo lo stupro era andata a fare kitesurf, e perché nel video si vedeva un rapporto multiplo senza violenza, cade miseramente sotto un fiume di parole asciutte, quasi impersonali, tratte dall’indagine e pubblicate da Gianluigi Nuzzi sulla Stampa di oggi, permettendo al racconto ormai diventato pubblico, di cambiare rotta.

Un racconto che abbiamo ascoltato tante volte, un canavaccio uguale a tanti altri narrati da donne che hanno vissuto un’esperienza simile e che faticano a essere credute perché per la violenza sessuale vale il motto: “la mia parola contro la tua”

Inquirenti nella villa di Beppe Grillo

Testimonianza che vogliamo riportare, tratta dall’articolo della Stampa, perché le parole delle donne contano e arrivano come macigni su una società in cui domina la cultura dello stupro: dove sono le donne a cercarsela e non gli uomini ad agire, dove le donne, descritte come bugiarde, prima ci stanno e poi si pentono. Testimonianza, questa, che è agli atti dell’indagine per stupro di gruppo, contestata dalla difesa, con foto, video, intercettazioni e deposizioni di tutte le persone che ruotano intorno a questa storia.

La testimonianza di Silvia

Una vicenda che dopo 16 mesi di indagini preliminari, arriva alla richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Tempio Pausania, proprio per le prove a carico dei ragazzi. L’incipit del pezzo di Nuzzi descrive Silvia in lacrime che racconta all’amica di essere stata stuprata:

“Silvia, perché piangi?”, chiede Roberta, “Mi hanno violentata”, risponde tra i singulti, “Ma chi?”, “Tutti Roberta. Tutti”

È il 17 luglio 2019, sono quasi le tre del pomeriggio e Roberta si è svegliata dopo aver dormito sul divano e dopo la spaghettata a casa di Grillo nella villa di Cala di Volpe, in Costa Smeralda, Sardegna. Silvia è nella stanzetta priva di porta, con una tenda che separa il vano dal corridoio, di fronte al bagno, ed in lacrime. Sono Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria i ragazzi che la sera prima invitano le due amiche, in vacanza a Palau dopo la maturità, a sedersi al loro tavolo prenotato al Billionaire dove si conoscono e dove le ragazze erano andate per vedere alcuni amici milanesi.

L’incontro al Billionaire e il post-serata

Nei verbali le due ragazze dicono che già qui bevono vodka mentre i ragazzi parlano e di Red Bull. Ballano e alle 3.30 gli amici milanesi se ne vanno ma loro rimangono. Alle 5 prendono un taxi e vanno tutti insieme a casa di Ciro dove alle 5.30 Roberta cucina gli spaghetti e dove continuano a bere. Dopo aver mangiato Francesco Corsiglia, dice Silvia, va con lei a prendere le coperte in un’altra stanza e qui tenta di baciarla sbattendola sul letto. Roberta si addormenta sul divano del soggiorno e Silvia rimane con gli altri ma la situazione degenera.

Nuzzi descrive che Silvia che non riesce a dormire perché una volta nel letto il ragazzo non va via malgrado le sue richieste di lasciarla sola e alla fine “la costringe a un rapporto completo” da cui “lei cerca di liberarsi” e lo fa mentre i ragazzi guardano la scena dall’uscio della porta senza intervenire ridendo e facendo anche commenti

Lo stupro di gruppo

Silvia però si libera e fugge in bagno ma non riesce a chiudersi e viene raggiunta da Corsiglia, racconta lei, che ripete lì la violenza. Dopo l’accaduto, lei vuole andare via con un taxi ma è stravolta e gli altri ragazzi la convincono a rimanere, mentre Silvia piange e li rimprovera di non essere intervenuti, perché ancora ignara di quello che sarebbe successo dopo. Secondo la sua testimonianza infatti, sono già le 9 di mattina e tutti la costringono a bere di nuovo vodka tenendola per i capelli, mentre Lauria la porta “a dormire in camera matrimoniale” dove, ormai incosciente per l’alcol, viene raggiunta da tutti per quello che lei descrive uno stupro di gruppo consumato a turno mentre lei era ormai priva di coscienza e in cui viene girato il video citato da Grillo nella sua arringa mediale.

Quando alle 14.45 Roberta si sveglia, trova l’amica che piange ma soprattutto si ritrova nel silenzio collettivo. “C’era del mutismo da parte di tutti”, dice Roberta riferendosi ai ragazzi nella villa

Alle 15 Corsiglia e Grillo accompagnano le ragazze ad Arzachena, dove prendono un taxi per tornare al bed & breakfast. Silvia cerca subito di procurarsi la pillola del giorno dopo perché nessuno ha usato precauzioni, e poi va a lezione di kite surfing a Porto Pollo dove l’istruttore racconta di una Silvia strana: “Ricordo che era molto turbata”, dice agli inquirenti. Ma sarà il 19 luglio, quando arrivano i genitori, che Silvia racconterà tutto alla madre tra le lacrime decidendo poi di denunciare dopo 8 giorni, una volta tornata a casa, mentre i ragazzi si mandano messaggini scrivendosi: “Ho paura che quella ci ha denunciato”. C’è il video, ci sono le foto, le intercettazioni ma anche le testimonianze. La parola adesso va ai magistrati che faranno il loro lavoro.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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