#metoo e media: l’onda travolge il numero uno della tv americana

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Luisa Betti Dakli • 14 Settembre 2018
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Ieri su hollywoodreporter è apparso un articolo al cianuro scritto dalla celebre sceneggiatrice Linda Bloodworth Thomason (cinque nomine agli Emmy) sulla vicenda di Leslie Moonves, il numero uno della Cbs, che si è dimesso dopo essere stato travolto dallo scandalo delle molestie sessuali. Uno degli uomini più potenti della tv americana spazzato via da un’altra inchiesta raccontata da Ronan Farrow sul New York Time dove il 9 settembre sono state pubblicate le voci di donne che hanno raccontato le molestie sessuali subite da Moonves.

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Les Moonves ex ceo della CBS

A parlare sono state in 6, tra cui l’attrice e scrittrice Illeana Douglas, la sceneggiatrice Janet Jones e la produttrice Christine Peters, alle quali poi si sono aggiunte altre costrette a fare sesso orale o a ricevere molestie sessuali, con la minaccia di ritrovarsi con la carriera stroncata per sempre. Ma non c’è solo la violenza sessuale, perché quello che racconta Bloodworth Thomason nel suo editoriale di ieri è qualcosa di diverso. La creatrice di Designing Women racconta infatti di una violenza più sottile

un mobbing che ha fermato la sua carriera proprio quando era all’apice del successo

Thomason, che ha creato commedie come Designing Women ed Evening Shade, e che ha lavorato per M * A * S * H e Rhoda, pur essendo stata un pilastro della CBS tra il ’75 e il ’95 con uno dei più importanti contratti di scrittura e produzione nella storia della rete, è improvvisamente scomparsa nel ’95. Perché? 

Academy Of Television Arts & Sciences Presents "Funny Bone Of The '80s"
Linda Bloodworth Thomason, sceneggiatrice

Pur non essendo mai stata molestata sessualmente, ha raccontato di come in maniera sistematica il numero uno della Cbs abbia sabotato il suo lavoro per anni, senza mai essere chiaro e anzi facendola lavorare e sperare fino alla fine per poi dirle che sebbene il suo copione fosse uno dei migliori che avesse letto, aveva deciso di non farlo. Tutto questo perché “lui odiava soprattutto Designing Womene in quanto i loro discorsi erano troppo aperti”, e perché probabilmente questa donna aveva una testa troppo indipendente per i suoi gusti.

Per Thomason quello che Moonves aveva creato alla Cbs era un regno prepotente e misogino

fatto per soli uomini in sodalizio tra loro, e in cui le donne o erano ubbidienti e accondiscendenti o erano fuori: un po’ come in Italia, dove le donne devono sputare sangue per rimanere autonome nel loro lavoro se non vogliono essere manichini in mano al comando maschile, e devono mettersi la cintura di castità per andare a lavoro se per caso sono anche carine o come dicono molti maschi: “papabili”. Un milione e mezzo che sembra essere aggredito da un esercito di fantasmi dato che qui chi denuncia è solo lo 0,7% mentre gli offender sul luogo di lavoro, continuano tutti a rimanere al loro posto.

Dove però non si è mai smesso di denunciare, e il #metoo prosegue spedito, le teste continuano a saltare e le donne parlano pubblicamente senza paura di essere giudicate, punite o escluse dal loro lavoro (come invece succede qui), e i loro racconti vengono riportati dai media senza storture. Sarà per questo che nel suo suo editoriale Thomason dichiara senza peli sulla lingua: “come molte donne a Hollywood, sono felice di ballare sulla sua morte professionale (di Leslie Moonves). E non un ballo qualsiasi: ma una Macarena, la rumba, il cha-cha e il Moonwalk”.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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