Media Usa: consolano i due giovani stupratori condannati e svelano il nome della vittima minorenne

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Luisa Betti Dakli • 19 Marzo 2013
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Lo scorso 11 agosto fu postato su Youtube un video in cui alcuni ragazzi si vantavano di uno stupro di gruppo su una minorenne ridendo mentre descrivevano il fatto. Nello specifico si trattò di un caso che fece il giro del mondo perché i ragazzi, appartenenti al gruppo “Knight Sec”, erano giocatori di football americano del liceo di Steubenville dell’Ohio, negli Stati Uniti, che furono così facilmente identificati e fermati con l’accusa di stupro nei confronti di una ragazza di 16 anni. La giovane, che era in stato di incoscienza durante la violenza, fu trascinata in uno scantinato, fu stuprata a turno per sei ore, e una volta ripresi i sensi, si ritrovò nuda, circondata dai ragazzi, e senza sapere dove fosse e come fosse arrivata lì.

Le indagini della polizia hanno condotto all’arresto per stupro e sequestro di persona i due giocatori, T. M. e M.R., e dalle ricostruzioni sembra anche che i due avessero fatto pressione sulla ragazza affinché evitasse di travolgerli in uno scandalo che avrebbe rovinato la loro carriera. Due giorni fa, dopo un processo che ha ricostruito i fatti attraverso quattro giorni di testimonianze e centinaia sms da più di una dozzina di cellulari, è arrivata la sentenza con cui

il giudice Thomas Lipps ha dichiarato colpevoli i ragazzi di aver violentato una minorenne mentre lei era incosciente e aver prodotto e divulgato materiale

reati per cui  R. è stato condannato a un minimo di un anno in un centro di riabilitazione giovanile, in cui però potrebbe rimanere fino a che compie 21 anni, e M. è stato condannato a un minimo di due anni in un carcere minorile, dove potrebbe restare anche fino al suo 24esimo anno di età. Ma la notizia vera non è questa, bensì come le news dei vari network hanno divulgato la sentenza che  è stata data dai media americani con diverse sottolineature più sulla vita rovinata dei due promettenti giocatori, che non di quella distrutta della minore stuprata per sei ore, fotografata nuda, e derisa con un video pubblico su youtube.

Un esempio è quello della Cnn che ha aperto sulla condanna dello stupro a Steubenville, con le giornaliste (donne), Candy Crowley e Poppy Harlow, che hanno posto subito l’attenzione su quanto le vite dei due “promettenti” giovani giocatori fossero ormai irrimediabilmente danneggiate, senza minimamente preoccuparsi di quanto invece possa essere stata annientata quella della minore stuprata. Durante il collegamento con il tribunale, l’inviata ha messo subito l’accento su quanto fosse stato “emotivamente” forte l’impatto della condanna sui due giovani, spiegando come fosse stato “molto difficile” guardare questi giocatori con un futuro da star nonché ottimi studenti, rovinati dal crollo totale delle loro vite.
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La giornalista ha descritto come uno dei giovani al pronunciamento del giudice, fosse crollato in lacrime, abbracciando l’avvocato e sussurrando: “la mia vita è finita, nessuno mi vorrà più adesso”, una scena che la Cnn ha mandato in video, sottolinenando che essendo molto vicino, la stessa inviata ha avuto difficoltà a sostenere la scena. A quel punto, la CNN ha anche chiesto all’avvocato Paul Callan cosa significasse una sentenza del genere per i due ragazzi, e a questa domanda il legale ha risposto che in questo modo

i due giovani sarebbero stati marchiati a vita ed etichettati come criminali sessuali dalla legge dell’Ohio, una cosa che “li perseguiterà per il resto della loro vita”, ha detto Callan.

Ma la Cnn non è stato il solo network a dare la notizia in questo modo, e nella lista si aggiungono anche Abc, Nbc, Usa Today, e altri. ma siccome al peggio non c’è mai fine, Cnn, Fox News e MSNBC hanno fatto il “pieno” divulgando anche il nome della minorenne stuprata, dicendo poi che purtroppo per sbaglio si erano dimenticati di ometterlo nel nastro di registrazione in cui uno dei due ragazzi chiedeva scusa alla famiglia, un fatto deontologicamente gravissimo perché viene data possibilità di identificare la vittima della violenza che oltretutto è anche una minorenne, e su cui la madre della ragazza chiede il rispetto della privacy.

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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