Mamme punite e bambini sottratti: il caso di Ginevra

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 19 Febbraio 2019
Condividi articolo

Lei è Ginevra, una mamma alla quale è stata sottratta la figlia di pochi mesi in maniera disumana e priva di ogni ragionevolezza: una bambina che da quella mattina del marzo 2011 non ha mai più rivisto la mamma e che è stata affidata in via esclusiva al padre senza aver mai più avuto nessun incontro con l’altro genitore. Una madre che non vede la figlia da 8 anni e che ha chiesto tante volte di chiarire quale fosse stata la sua colpa per un atto così grave e feroce deciso da un tribunale e da un giudice, senza mai aver ricevuto risposta. Una delle prime, Ginevra, a passare sotto la mannaia di quelle CTU (Consulenza tecnica d’ufficio) richieste dai giudici ormai di routine per stabile l’affido dei bambini in sede di separazione, e a essere tranciata come madre da quei professionisti delle perizie psicologiche descritte dalla puntata “Dio, Patria, Famiglia” nell’inchiesta di Giulia Bosetti andata in onda due settimane fa a Presa Diretta su Raitre.

Psicologi, assistenti sociali, psichiatri, che attraverso avvocati addestrati sottraggono da anni bambini a madri

che nella disperazione più assoluta assistono a prelievi forzosi dei loro figli a casa o a scuola, dove vengono presi contro la loro stessa volontà e portati in casa famiglia inaudita altera parte quindi senza alcun pre-avvertimento da parte del giudice. Mamme che hanno la colpa di essere troppo accudenti, dichiarate morbose perché si preoccupano per i loro figli, e che vengono accusate di essere madre malevoli o alienanti se provano a denunciare il loro ex partner per maltrattamenti o abusi.

Questa di Ginevra non è una storia finta ma vera e riguarda una sentenza del Tribunale dei minori emessa nel 2013 quando era presidente a Roma Melita Cavallo, la giudice di #Forum  criticata dai social un mese fa per aver rivittimizzato un’attrice che nella trasmissione impersonava una ragazza stuprata che aveva avuto un figlio da quello stupro. Dopo poco il caso di Ginevra sarebbe emerso il caso di Cittadella, quello del bimbo preso da scuola e portato via di peso dal padre e dallo psichiatra con il placet delle autorità che erano presenti al prelievo forzato: immagini che scandalizzarono l’Italia e che rimangono lì a testimoniare come lo stato agisce sui bambini che vengono rinchiusi in casa famiglia perché devono accettare un padre che rifiutano, anche se violento, non importa. Un impianto che sarà legge nel caso passasse il ddl 735 proposto dal senatore leghista Pillon in commissione giustizia.

Quando la bambina è stata portata via dalle braccia di Ginevra, in pochi parlavamo di alienazione parentale o di madre malevola

era un serpente che si stava insinuando nelle istituzioni per creare un enorme business che oggi è diventato talmente grande e redditizio da far imporre una legge in cui sia presente questa pseudo teoria mai dimostrata: l’alienazione parentale nel Ddl Pillon. Ma la via era già tracciata all’epoca: una madre accusa un partner violento, il tribunale dei minori ignora il procedimento in corso in penale nei confronti dell’uomo, non fa indagini ma ordina una Ctu da parte di una professionista – che guarda caso lavora in una struttura dove Ginevra avrebbe dovuto imparare a fare la madre (cosa di cui si è giustamente rifiutata) – e per toglierle la bambina inventa una malattia inesistente, un “possibile disturbo istrionico” che potrebbe essere un pericolo per la bambina.

Tutto al condizionale, niente di certo ma abbastanza per portarle via la figlia sulla base di una Ctu che descrive il profilo di una madre malevola che aliena la bambina dal padre attraverso “comportamenti plateali volti a denigrare la figura paterna”, come si legge nella sentenza che è pubblica ed è online. Per quanto riguarda Ginevra, che ricordiamo non ha più visto la figlia neanche in cartolina, la decisone è drastica e questo

malgrado la donna avesse denunciato per maltrattamenti l’uomo che insieme a sua madre l’aveva già minacciata

facendola sentire un mero strumento di riproduzione come se un bambino non avesse diritto ad avere una madre che è in vita. Una decisione su cui il tribunale dei minori non è mai tornato a decidere neanche quando Ginevra ha fatto ricorso, circa un anno fa, dopo che il padre della bambina, che sta ancora con lui, è stato condannato per lesioni.

Una donna che ha osato denunciare il partner violento, un uomo ricco e potente, come lei stessa lo descrive in varie trasmissioni televisive dove disperatamente ha chiesto aiuto, e che l’ha distrutta facendola passare per pazza a suon di perizie. Una mamma che ha avuto il coraggio di denunciare, durante una trasmissione su Raitre (“Mi manda Raitre”, v. video) le possibili collusioni tra la psichiatra della Ctu, che di fatto le ha tolto la bambina, e l’avvocata del suo ex, che difendeva la richiesta dell’affido esclusivo al padre, viste mentre parlavano in maniera confidenziale al tavolo di un ristorante, quando invece la Ctu dovrebbe essere del tutto neutrale. Una donna che nel confronto tv con Melita Cavallo, allora presidente del tribunale dei minori, è stata zittita in maniera indecente dalla stessa che sosteneva che se la bambina era stata accolta dal padre, sicuramente “il trauma di non avere accanto a sé la madre, è un trauma superabile (video). 

Una madre che non ha più potuto vedere la figlia perché accusata di avere un disturbo istrionico, una mamma fatta passare per pazza perché la figlia che aveva messo al mondo era considerata una proprietà del padre in nome di quella patria podestà che la legge italiana ha abolito da un pezzo ma che è ancora vigente nei tribunali che si occupano di affido e nella mente di troppi giudici che si muovo ancora sul pregiudizio che le donne in fondo sono delle bugiarde. Ma c’è di più, perché di fronte a tutti quei padri separati che si lamentano di dormire in macchina e di essere sul lastrico per colpa di una legge che in materia di separazione prevede un assegno di mantenimento

esiste un esercito di madri alle quali viene strappato il figlio prelevato di forza e condotto in casa famiglia

affinché si distacchi per sempre dalla figura materna. Un esercito di cui non parla nessuno, fatto di lacrime e di dolore profondo. Una violazione, quella di crescere senza una mamma vivente e accudente, che andrebbe punita e non decretata per legge, come vorrebbe il senatore Pillon che sta per accorpare il ddl 735 con altri disegni di legge osceni, e che andrà avanti a prescindere dalle audizioni che ha condotto per mesi per far vedere un’apertura che in realtà non c’è mai stata, almeno sui temi fondamentali come quelli dell’alienazione parentale e delle false accuse. Cose dell’altro mondo se si pensa che anche ai padri pedofili è permesso di vedere i figli perché è loro diritto avere un padre e non un fantasma, e questo a costo di mettere in pericolo lo stesso minore esponendolo a recidiva.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica