Mamma “alienante” trattenuta con la complicità del sindaco mentre portano via il figlio in comune

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Luisa Betti Dakli • 16 Dicembre 2022
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“Sequestrati” è una nuova puntata speciale della video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali. L’inchiesta indaga la violenza maschile contro le donne e contro i bambini, attraverso le voci di mamme che hanno perso i loro figli solo per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia.

Trattenuta contro la sua volontà

In questa puntata la mamma racconta il prelievo del figlio da parte delle forze dell’ordine. Convocata dal sindaco del paese con la scusa di dover restituire le chiavi della casa popolare dove viveva la mamma deceduta, la donna viene attirata in una trappola proprio nella sede del comune. Dopo aver lasciato il figlio sotto il comune insieme a una amica fidata, una volta entrata nell’ufficio del sindaco si trova circondata da una decina di persone tra cui il capo della polizia municipale, l’anticrimine, assistenti sociali e agenti in borghese. Lei è seduta, cerca di alzarsi, ma le persone intorno a lei le intimano di rimanere seduta, le tolgono il cellulare e la spingono sulla sedia.

Trattamento sanitario obbligatorio

Una trappola dove l’intenzione è praticare un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) alla signora che viene trattenuta in quell’ufficio: “Erano tutti parati davanti alla porta della stanza, loro dicevano che se volevo potevo andare via ma quando mi alzavo mi ributtavano sulla sedia prendendomi dagli avambracci. Poi a un certo punto sono riuscita ad avvicinarmi alla finestra per chiedere aiuto e loro mi hanno accusata di volermi buttare giù mentre io cercavo solo di chiamare qualcuno per poter uscire da lì e andare da mio figlio, perché sapevo che sicuramente lo stavano portando via. Hanno anche chiamato il mio medico ma lui ha risposto che essendo una persona tranquilla e ragionevole non c’era bisogno di nessun Tso, ed è solo dopo questa telefonata che mi hanno lasciata andare”.

La colpa della madre? Aver denunciato maltrattamenti in famiglia

Una volta liberata la signora corre a cercare il figlio che non c’è più, svanito nel nulla, un bambino di 9 anni che, come racconterà l’amica che lo aveva in custodia nella piazzetta davanti al comune, è stato strappato con la forza da agenti in borghese: 5 persone che hanno immobilizzato la donna sottraendo il bambino aggrappato a lei. Una mamma che come molte altre, aveva denunciato l’ex marito per maltrattamenti e che aveva ripreso la sua vita in mano dopo un percorso al centro antiviolenza. “Mi sono messa con il padre di mio figlio – racconta la mamma – e quando sono rimasta incinta lui neanche lo voleva. Mi diceva di abortire e al settimo mese di gravidanza mi ha cercato di uccidermi mettendomi un cuscino in faccia per soffocarmi perché diceva che non potevamo permetterci quel bambino”. Ma dopo l’ennesima violenza lei scappa con il bambino, va dai suoi genitori, avvia un percorso al centro antiviolenza e si rifà una vita sua, autonoma e trava un lavoro con cui mantiene se stessa e il figlio.

Ma in tribunale nessuno crede alle violenze: è lei a essere “alienante”

Ma una volta arrivati in tribunale per decidere l’affido del bambino, lei viene accusata di essere alienante perché la CTU non riconosce la violenza domestica subita né quella assistita dal bambino: una consulente che decide che i riferiti, sia della donna che del bambino, sono solo la conferma che si tratti di alienazione parentale. Inizia così il calvario e la punizione della donna che malgrado abbia fatto un percorso in un centro antiviolenza, non viene creduta. E quando il padre, che questo figlio neanche lo voleva, chiede l’affido, la giudice decide di prelevare il minore e di collocarlo in casa famiglia dove gli sarà imposta la figura paterna che lui contesta per quello che ha visto e vissuto in casa.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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