Madre in quarantena non consegna il figlio al Tribunale e la giudice si accanisce: “È malattia da udienza”

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Luisa Betti Dakli • 26 Maggio 2021
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Ieri una mamma avrebbe dovuto presentarsi in Tribunale di Pisa consegnando il figlio di 8 anni a seguito di un decreto in cui si è disposto l’allontanamento del bambino dalla madre e il collocamento dal padre che vive in Sicilia dove il ragazzino non ha mai abitato, lontano quindi dalla casa materna dove è cresciuto. E questo senza aspettare il parere della Corte d’appello che il 3 di giugno si dovrebbe pronunciare rispetto alla sospensione del decreto.

La reazione della giudice

La mamma non è andata perché in quarantena con il bambino dopo essere a contatto con un malato di Covid e quindi in attesa di tampone, ma al suo posto c’era l’avvocata che ha presentato il certificato della Asl che attestava la situazione.

la giudice ha reagito dicendo indispettita che non solo indagherà in maniera approfondita sulle circostanze ma anche che questa madre ha “la malattia da udienza”

Giudice che ha promesso di portare in Corte d’appello una relazione dettagliata sul comportamento della madre sul caso, convinta che la Corte non sospenderà affatto il suo decreto di allontanamento del bambino: esprimendo anche una certa insofferenza sul fatto che questa mamma, presa dalla disperazione, si sia rivolta ad associazioni (tra cui anche un centro antiviolenza) e ai media, perché questo le avrebbe creato una forte pressione.

Nessuna considerazione per l’Ordinanza della Cassazione

Ferma quindi sulla sua decisione di prelevare questo bambino, la giudice ha riconfermato la sua intenzione di andare avanti anche con l’intervento delle forze dell’ordine, e senza neanche prendere in considerazione la recente Ordinanza della Cassazione che ha bollato l’Alienazione parentale, usata anche in questo caso come concetto fondante dell’allontanamento del bambino dalla madre manipolante, come un costrutto “Tätertyp” o “Taterschuld” ovvero la “colpa d’autore” sviluppato dal diritto penale nazista, questo Tribunale non si è fermato e ha disposto un repentino cambio di collocamento a causa di un rifiuto del bambino nei confronti del padre iniziato qualche mese fa e mai realmente indagato.

Una donna che aveva dichiarato che il bambino aveva “paura del padre” e che non aveva “mai vissuto con lui”

“Abbiamo fatto 32 incontri protetti – dice la donna all’agenzia Dire – e lui non voleva, si chiudeva in macchina, piangeva disperato. Io non sono mai stata inadempiente, ma mi accusavano che non convincevo abbastanza mio figlio a scendere dalla macchina. Il nostro è stato considerato un caso di alta conflittualità e con questo decreto la giudice ha stabilito che i servizi sociali prendessero in carico il minore per ricostruire il rapporto con il padre. Ma nessuno ha indagato sul perché mio figlio ha paura”.

Il ripristino della Patria Podestà

Senza una inchiesta e senza neanche uno straccio di Ctu (ormai procedono anche senza quella), il tribunale ha disposto che il bambino “venga prelevato anche a scuola con la forza pubblica”, ed è per questo che il piccolo a oggi, si barrica in casa terrorizzato. Una decisione che addossa alla madre la responsabilità del rifiuto in maniera soggettiva e arbitraria, basata appunto su costrutti mai dimostrati scientificamente e oggi rigettati dalla stessa Cassazione che fa giurisprudenza e che deve essere presa in considerazione, da oggi in poi, da tutti i Tribunali italiani, nessuno escluso. Un automatismo ornai così radicato nei tribunali da far applicare la dinamica dell’alienazione parentale anche senza nominarla direttamente e anche in assenza di indagini approfondite, addirittura senza neanche una perizia del consulente tecnico d’ufficio che fino a oggi sembrava imprescindibile.

Una disposizione che lo allontana definitivamente dalla madre, dai suoi affetti, dalla sua routine di vita, in nome di una bigenitorialità che in realtà è il ripristino della “patria potestà” dove la madre scompare per sempre e che quindi non rappresenta un rapporto genitoriale bilanciato, perché quello che conta è solo il padre. Un concetto che dà a lui il potere sui figli e sulla famiglia che nel diritto antico aveva lo scopo di conservare i patrimoni familiari.

Un potere “vitae necisque potestas” cioè di vita e di morte, che il pater familias deteneva nei confronti di tutta la sua discendenza

Un concetto ancora vivo anche all’interno della giustizia, nei fatti, malgrado in Italia sia stato sostituito prima con la “potestà genitoriale” e poi cancellato nel 1975 con la “responsabilità genitoriale” parificando diritti e doveri della madre verso i figli a quelli del padre con la legge n. 151/1975 (riforma del diritto di famiglia). Concetti che si basano sui pregiudizi che in fondo le madri, in quanto donne, sono inadeguate quindi “malevoli”, simbiotiche”, “manipolanti”, e che quindi non sono né adeguate né degne. Una lesione dei diritti umani degna della Corte internazionale di giustizia per tutti i danni che ha fatto e che continua a fare.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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