La paura di una madre: “Io la notte non dormo più. Ho il terrore che vengano e mi portino via mia figlia”

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Luisa Betti Dakli • 17 Dicembre 2021
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Grida disperate che non si dimenticano, manine che si aggrappano a una madre ritenuta alienante, ostativa, malevola, simbiotica, grazie a perizie ordinate dal giudice e che ricalcano tutte uno stesso e identico copione: la colpa è di lei, della madre, con le sue accuse tutte inventate su violenza domestica o abusi sessuali del padre. Le famose “false accuse”, quelle usate per manipolare i bambini, e “i falsi ricordi”, instillati da chi vuole solo incolpare uomini innocenti.

Falsità che sono un tabù perché quando i bambini dicono quello che hanno visto, vissuto, provato, sentito, sono in grado di far tremare le assi della nostra civiltà e per questo vanno azzittiti, non presi in considerazione, perché semplicemente suggestionati dall’adulto di turno. Una gabbia incandescente fatta di dolore. Donne che hanno paura perché prima inascoltate e poi punite. Bambini che hanno il terrore e che rifiutano una situazione di disagio, costrizione, sofferenza, mentre le istituzioni, invece di proteggerli, espongono questi minori a ulteriore sofferenza con danni irreparabili.

Uomini che reclamando la “proprietà”

Una cosa che succede anche quando il figlio te lo fai da te, senza quell’uomo che ti minacciava, che ti assaliva, perché da lui sei fuggita a gambe levate, ma che però un giorno ritorna e reclama la sua proprietà. Come sta succedendo a una mamma che scelse di allontanare il suo ex prima di partorire sua figlia, perché lui quella bambina non la voleva proprio, arrivando al punto di trattenerla a casa sua per portarla in ospedale ad abortire, subito, immediatamente.

“Quando capisco che lui vuole assolutamente che io interrompa la gravidanza subito – racconta lei – faccio per prendere la porta di casa per scappare e lui mi blocca il passaggio: non potevo più uscire”

“Io quella notte ho dormito sul divano di casa sua vestita – continua – perché mi interessava solo prendere la porta e andare via. In quel momento avevo paura che mi facesse del male perché lo avevo visto tante volte dare di matto contro di me”. Lui che dopo la fuga della donna, che riesce a scappare dalla sua casa dove si era recata per parlare, continua con messaggi, telefonate e pressioni perché lei abortisca.

Insistenza che a un certo punto sparisce con lui che non si fa più vivo, dopo averle detto che le loro strade si dividono e che lui di quel bambino non ne vuole sapere nulla. Ma poi ci ripensa e dopo la nascita della bambina, si rifà vivo, anzi telefona prima sua madre che vuole accertarsi che sia tutto a posto. È passato diverso tempo, la donna si è fatta la gravidanza da sola, ha partorito da sola e ora sta crescendo la bambina da sola: ma che importa? Lui c’ha ripensato, o meglio la famiglia lo ha convinto a ripensarci perché lui è il padre, e quella “roba” è anche sua.

“Mi denigrava, mi insultava”

Lui però non si ripresenta solo per ristabilire un rapporto, e non si ferma davanti a una bimba piccolissima che ha bisogno della mamma, perché pretende non solo di riconoscere la piccola ma detta subito condizioni ben precise: il cambio del nome di battesimo per darle quello della nonna, e che nessuno debba “poter interferire con la sua patria potestà”, come scrive in una lunga email alla ex. Quello che però mette in atto da qual momento in poi, dopo una sparizione totale, sono dei veri e propri atti persecutori. “Si metteva sotto casa mia per delle ore, – racconta lei – e parlava con tutti i miei vicini rivelando anche cose private che queste persone non sapevano”. Un uomo che già nel rapporto di coppia si era rivelato per quello che era.

“Mi lanciava le sedie, le cose che si trovava in mano, anche un rasoio mi ha lanciato – racconta la donna – perché lui poteva fare quello che voleva, mentre io non mi potevo muovere. era geloso, possessivo, mi controllava i like su Facebook. E se io non mi comportavo come voleva lui, mi denigrava, mi insultava”

La bambina lo rifiuta e la colpa è della madre

Un uomo che rifiuta la gravidanza ma che poi si sposta con tutta la sua famiglia nella città dove abita la ex con la bambina, per l’inizio di una battaglia che la signora, con questi tribunali, potrebbe essere destinata a perdere. Perché appena entrano in gioco giudici che si mettono in atto Consulenze tecniche d’ufficio, quello che viene individuato è una madre ostativa, malevola, senza possibilità d’appello e logica dell’alienazione parentale colpisce ancora.  Succede in quanto quando la bambina comincia a vedere il padre biologico e a stare con lui, a un certo punto si rifiuta di andarci: una disperazione testimoniata dalle maestre dell’asilo che non sapevano come consegnare la piccola quando lui la andava a prendere per i pianti e le resistenze della minore che chiedeva di rimanere con loro pur di non andare con lui.

Una bambina a cui questo padre “faceva il lavaggio del cervello chiamandola solo con il cognome paterno, tanto che a un certo punto mi chiedeva: mamma ma io chi sono?”

Non serve a nulla che la mamma si sia rivolta a un centro antiviolenza raccontando com’è andata fin dall’inizio, perché la Ctu e la Ctp del padre le ridono in faccia, spiegando che “i centri antiviolenza sono posti dove le donne vanno, raccontano quello che vogliono, ma poi non c’è nessun modo per dimostrare che quello che raccontano sia vero”. Non solo, perché tutte le richieste di verifica che lei fa verso il giudice, vista anche la grossa sofferenza della bambina, vengono rigettate, respingendo anche i riferimenti alla Convenzione di Istanbul. “Abbiamo visto dei messaggi sgradevoli – dicono i magistrati – ma niente di che”, in quanto lo stalking e gli episodi di aggressività dell’uomo per quel tribunale, sono semplici reazioni ai comportamenti della signora.

La legge 250 va modificata: la proposta di Laura Boldrini

Laura Boldrini

Un riconoscimento che in base alla legge 250 del Codice civile deve avvenire con il consenso del genitore che ha riconosciuto il minore fino a 14 anni, anche se l’altro genitore può chiedere l’intervento del giudice stabilendo il riconoscimento qualora sia corrispondente all’interesse del minore. Un articolo che solo la recente Proposta di legge sugli affidi dei minori (N.3148) della ex presidente della camera, Laura Boldrini, (redatta per fermare lo sfacelo degli allontanamenti coatti nonché l’uso di teorie ascientifiche nelle Ctu), ha individuato come fallace, proponendone quindi la modifica specificando che “il giudice valuti anche l’eventuale condotta pregiudizievole al figlio posta in essere, anche antecedentemente alla domanda, dal genitore che intende riconoscerlo”.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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