Grecia: lacrime e sangue per donne e bambini stretti nella Troika

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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In questo momento in Grecia i senza lavoro sono circa 1’029’587 e la disoccupazione è al 20,9% (dati ELSTAT – Autorità del Sistema Statistico Greco). Il paese, che fino al 2006 aveva una crescita del 5,6%, oggi ha un debito di 325 miliardi di euro ed è stato costretto a varare altri tagli a «garanzia» del nuovo prestito europeo di 130 miliardi che dovrebbe scongiurare il ritorno alla dracma e il default definitivo. L’Eurozona però non si fida di Atene e la Troika (Unione Europea, Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea) ha optato per un controllo permanente con un conto bloccato dove i greci verseranno gli interessi sul loro debito.

La stretta è forte e il governo tecnico di Papademos non riesce a contenere la protesta dei greci che scendono in piazza esasperati. Manifestazioni di giovani, donne, uomini, e anche anziani, che spesso si trasformano in scontri con la polizia. Nelle scorse settimane 100.000 manifestanti sono scesi in piazza Syntagma mentre il governo varava tagli su lavoro, servizi sociali, sanità, pensioni, salari. «Povertà e fame non hanno nazionalità», si leggeva su uno degli striscioni dei dimostranti che si sono fermati fuori dal Parlamento dove ormai la gente è in mobilitazione permanente.

Per il Dipartimento che relaziona sulla salute i tentativi di suicidio in grecia sono aumentati del 40% e i crimini invece del 100%

mentre per la Confederazione nazionale del commercio ellenico oggi in Grecia un cittadino su quattro vive al di sotto della soglia di povertà e a fronte della chiusura di 60.000 imprese, più di 400.000 famiglie sono senza reddito. «A Patrasso – conferma Theoharis Massaras, vicesindaco – le richieste di aiuto sono aumentate, e l’anno scorso a Natale abbiamo inviato cibo a 400 famiglie». I gruppi sociali più colpiti sono i giovani e le donne, con una disoccupazione del 48%, nella fascia tra i 15 e i 24 anni, e del 24,5% per la popolazione femminile. Per le donne in particolare è una vera odissea:

oggi partorire in un ospedale greco costa 1000 euro e le donne in travaglio possono trovarsi cacciate dagli ospedali se non sono in grado di pagare

Ma il lato disumano della crisi sono le madri costrette ad abbandonare i figli perché non sanno come sfamarli. «Nell’ultimo anno abbiamo avuto centinaia di casi di genitori che ci hanno lasciato i loro figli – dice padre Antonios che gestisce il centro di accoglienza Kivotos – e ci sono arrivati neonati denutriti perché le mamme non mangiano e non riescono ad allattarli».

i Bambini svengono in classe perché a digiuno, altri che dicono di aver dimenticato la merenda perché si vergognano, altri vengono abbandonati a scuola

come il caso di una piccola di quattro anni che in un asilo di Atene è stata ritrovata con questo biglietto in tasca: «Non verrò a prendere Anna oggi, perché non posso permettermi di prendermi cura di lei. Per favore, abbiatene cura. Mi dispiace. Sua madre». E non si parla di famiglie disagiate, ma di madri che prima avevano una vita normale. La solidarietà però non manca: «Sono tantissimi i casi di bambini abbandonati – dice una studentessa di Atene – ma si è sviluppata una grande rete di solidarietà e chi può porta cibo, vestiti e coperte. Nelle scuole, dove la situazione dei bambini lasciati dalle mamme è terribile, le maestre e i presidi fanno collette per poter dare un pasto al giorno agli alunni».

Le donne greche però si sono organizzate. Sonia Mitralia, un’attivista greca, è membro del CDTM Iternational (Comitato contro il debito internazionale), e nel suo paese ha organizzato un movimento di donne indipendenti contro il debito in Grecia. «La crisi – spiega Mitralia – riguarda prima di tutto noi donne in quanto il piano di austerità, tagliando in particolare ciò che resta dello Stato sociale e dei servizi pubblici, declina la responsabilità che aveva nei confronti dei suoi cittadini sulla famiglia, e quindi sulle donne che dovranno prendersi cura di bambini, malati, anziani e portatori di handicap, al posto dello Stato e a titolo gratuito».

Mitralia è riuscita a sottoporre il memorandum «Le misure di austerità: un pericolo per la democrazia e i diritti sociali», alla Commissione Sociale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di fine gennaio a Strasburgo, dove spiega che «due anni dopo l’inizio della terapia d’urto imposta alla Grecia dalla Bce, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale, il risultato è disumano». Per Mitralia «Stiamo assistendo in Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna e in Europa, all’attuazione di piani di austerità draconiane che ottengono lo stesso risultato in tutto il mondo, vale a dire che affondano economie e popolazioni in una recessione sempre più profonda». Anche il diritto internazionale richiede agli Stati di dare priorità ai bisogni fondamentali dei cittadini e già alcuni rappresentanti del Parlamento europeo per la gestione della crisi greca, stanno iniziando a riflettere sul fatto che tagliare lo Stato sociale non sia una magnifica idea per risanare la Grecia.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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