In Brasile vince Bolsonaro: allarme sui diritti di Human Rights Wach

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Luisa Betti Dakli • 29 Ottobre 2018
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Ha vinto con 55,29% contro il 44,71% del leader di sinistra Haddad, e da oggi, dopo 13 anni, il Brasile vira completamente a destra, verso un passato che forse in troppi hanno dimenticato. Bolsonaro ha già pronti i ministri: Paulo Guedes alle Finanze, il generale Augusto Heleno alla Difesa, Onyx Lorenzoni come primo ministro. Una vittoria che dall’Italia il ministro degli interni Salvini saluta con entusiasmo dichiarando che “l’amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi sarà ancora più forte”, e auspicando il ritorno “in Italia del terrorista rosso Battisti”, già promesso da Bolsonaro dopo la vittoria la primo turno.

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Ma non tutti sono contenti: “La folla si è riversata in strada con fuochi, macchine e bandiere – dice Eloà Do Santos  – ma nei quartieri di sinistra, sono arrivati già gruppi di fascisti che hanno cominciato a picchiare chi era per strada. E per le donne sarà ancora peggio, da oggi noi avremo paura di girare da sole”. Per Human Rights Watch Bolsonaro presidente del Brasile significa la messa in pericolo dei diritti umani e della democrazia: un uomo che durante la sua campagna elettorale, che si è consumata sui social con fake contro il rivale e con un investimento di milioni di cui ancora non si sa la provenienza, ha lanciato dardi contro le donne, i gay, i rifugiati e i media indipendenti, promettendo l’entrata di investimenti stranieri nell’enorme giacimento di petrolio a largo del Brasile e nell’Amazzonia che non godrà più delle protezioni speciali di cui ha goduto finora. Per HRW

Bolsonaro “è un membro del Congresso a favore della tortura”

che “assumerà la carica di presidente del Brasile il 1 ° gennaio 2019” dopo “una campagna segnata da violenze politiche” e facendo vittime tra “lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), donne e afro-brasiliani”. Prima del ballottaggio è stato ucciso il capoerista Romualdo Rosário da Costa per aver dichiarato il proprio voto di sinistra in un bar a Salvador e una transgender è stata ammazzata a São Paulo.

310x0_1540789345781.bolsonaro_vittoria_moglie“Più di 140 giornalisti che hanno coperto le elezioni –  scrive HRW – sono stati molestati, minacciati e in alcuni casi attaccati fisicamente, come ha rilevato l’Associazione brasiliana del giornalismo investigativo (Abraji)”. Ma “Il Brasile ha giudici indipendenti, pubblici ministeri impegnati e difensori pubblici, coraggiosi giornalisti e una vivace società civile – ha dichiarato José Miguel Vivanco , direttore di Human Rights Watch America –  e ci uniremo a loro nella lotta contro qualsiasi tentativo di erodere i diritti e le istituzioni democratiche che il Brasile ha faticosamente costruito negli ultimi tre decenni”.

HRW fa notare che Bolsonaro “ha appoggiato pratiche abusive che minano lo stato di diritto e ha difeso la dittatura”

e che durante la campagna presidenziale ha detto che non avrebbe accettato i risultati delle elezioni a meno che non avesse vinto aggiungendo: “spareremo” ai sostenitori del Partito dei Lavoratori e ai “fuorilegge di sinistra“. Ma Bolsonaro ha anche minato lo stato di diritto, dicendo che “la dittatura militare del Brasile (1964-1985) ha commesso un errore torturando le persone quando avrebbe dovuto ucciderle , riferendosi anche a uno dei peggiori torturatori della dittatura come a un “eroe”, e dicendo che la polizia avrà carte bianca “per uccidere criminali sospetti”.

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-bolsonaro-768x496-660x330Famose sono poi le sue dichiarazioni apertamente razziste, omofobiche e misogine, con cui ha paragonato gli afro-brasiliani al bestiame, i rifugiati a “la feccia“, dicendo a una parlamentare avversaria “non ti stupro perché non te lo meriti”. Infine il neo presidente  ha avvertito che agirà contro le organizzazioni della società civile e penalizzerà i media mettendo fine a “tutto l’attivismo” e trattando i membri delle associazioni di contadini senza terra come “terroristi”.
Per questo “Human Rights Watch monitorerà da vicino le azioni del governo di Bolsonaro – ha detto Vivanco – in difesa dei diritti umani per tutti i brasiliani, a prescindere da sesso, orientamento sessuale, razza, credo politico o religione”.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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