Contro Pillon coi voti della Lega

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Luisa Betti Dakli • 24 Marzo 2019
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Nel silenzio quasi assoluto in questi mesi i comuni italiani si sono dati da fare per contrastare il disegno di legge 735, presentato dal senatore Simone Pillon a settembre, la cui discussione in commissione giustizia è ricominciata due giorni fa dopo più di 100 audizioni, con un dibattito che si prevede acceso dato che parteciperanno anche tutti i senatori e le senatrici che lo desiderino (anche se non fanno parte della commissione), dopo tutte le critiche di esperti e dell’associazionismo contro questa riforma della famiglia. Un dibattito, quello sul ddl Pillon, che continua a essere rovente e che si prepara a colpi di scena con un parlamento spaccato a metà dato che a volere il suo ritiro senza emendamenti non sono solo Pd, +Europa, Leu e parte di Forza Italia, ma molti parlamentari del M5S, soprattutto alla camera, che hanno giurato che mai e poi mai voteranno quel testo neanche emendato.

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Consiglio comunale di Ravenna

Un fronte sempre più vasto che si rafforza mentre Pillon è impegnato tra il Congresso mondiale delle famiglie di fine marzo a Verona (anche quello super contestato) e la stesura di un testo unico che raggruppi al suo ddl anche gli altri presentati sul tema di affidi e famiglia al senato. In giro per l’Italia infatti fioccano più numerose che mai, mozioni comunali e regionali che bocciano la sua creatura: oltre a Roma e Torino, che sono le grandi città ad aver approvato documenti contro il ddl Pillon con l’unione di Pd e M5S, ci sono una miriade di comuni, grandi e piccoli, che hanno lavorato sodo a questo fronte trasversale. A respingerlo, nei giorni scorsi, sono stati il comune di Fiumicino (con i voti di Pd, M5S e del consigliere di Crescere Insieme mentre Lega e FdI hanno abbandonato l’aula), e Savona, dove la mozione è passata con 18 voti a favore e 8 contrari. Insieme a loro hanno votato mozioni simili Ravenna, che ha bocciato il Pillon con il sì di 20 consiglieri e 2 astenuti (Lega Nord), ma anche i comuni di Parma, Padova, Ferrara, Lucca, Modena, Savona, e Bergamo che già a gennaio aveva approvato un documento per chiedere il ritiro del ddl 735 con 19 favorevoli e 8 contrari.

Consiglio comunale di Bergamo

Ordini del giorno contro Pillon che sono stati presentati anche in piccoli comuni come Fondi, Casale Monferrato, Pomezia, Nemi, Vetralla, Merano, senza tralasciare consigli regionali importanti come quelli della Toscana e della Sardegna. Un M5S che ha votato praticamente compatto contro il ddl Pillon insieme al Pd, ad eccezione di Carpi, dove la mozione è passata con l’unione di Pd, gruppo misto, lista civica, Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre i pentastellati si sono astenuti. Ma le vere eccezioni sono altre. A dicembre è passato in sordina che la Regione Piemonte ha votato una mozione presentata dalla consigliera Silvana Accossato (Leu), che chiedeva il ritiro del ddl Pillon e approvata con i voti della maggioranza consiliare compresi quelli della Lega Nord. Uno scacco che si è ripetuto il 13 marzo nel consiglio comunale di Fano con una mozione votata all’unanimità, compreso il centro destra.

vlcsnap-2019-02-06-09h12m53s311-720x405.pngQui la candidata sindaco Lucia Tarsi, che rappresenta il centro destra di Fano (Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc) alle elezioni amministrative che ci saranno in primavera insieme alle europee, è intervenuta durante la seduta comunale parlando del ddl 735 come di un disegno di legge che non può passare e, citando Antigone, ha chiamato all’unità per fare in modo che si mettesse «davanti alla legge degli uomini, la legge del cuore di tutte le donne» perché, secondo Tarsi, non si può «strumentalizzare l’identità della donna per fini politici». A lei ha fatto eco l’altra candidata sindaca, Marta Ruggeri del M5S, dicendo chiaramente: «Noi voteremo favorevolmente questo odg (ndr, contro il ddl 735), e lo facciamo in modo sereno e convinto perché anche dal nostro punto di vista il ddl Pillon è indice di una regressione culturale che il nostro Paese non può permettersi», richiamando alla memoria anche le diverse affermazioni di contrarietà del sottosegretario con delega alle pari opportunità dei cinquestelle, Vincenzo Spadafora.

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Consiglio comunale di Fano

Nessuna dichiarazione invece da parte del terzo candidato sindaco, Massimo Seri del Pd, che pur appartenendo allo schieramento che quella mozione l’ha proposta, ha preferito lasciare posto alle dichiarazioni della Presidente del Consiglio comunale, Rosetta Fulvi (Pd), che ha ripreso le parole di Marta Ruggeri aggiungendo che «la politica è scelta e si può sempre decidere da che parte si vuole stare» al di là delle sigle, e ricordando che anche dentro il parlamento ci sono «tante donne di diversi schieramenti che non sono d’accordo con questo ddl che contiene cose devastanti”, come il considerare “mamme e bambini bugiardi a prescindere, nel momento in cui denunciano un uomo violento». Una mozione che, oltre a chiedere il ritiro del disegno di legge, contiene l’impegno del comune di Fano al«contrasto dell’alienazione genitoriale» – la pseudo teoria inventata dallo psichiatra Richard Gardner e mai riconosciuta da nessun organo scientifico o istituzionale ma contenuta nel ddl Pillon e usata già adesso nei tribunali – e l’impegno «a inviare questo ordine del giorno all’Anci Marche, al fine di poterlo diffondere presso altri Comuni».

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Al centro in basso Rosetta Fulvi e Sara Cucchiarini

A scrivere e proporre questo documento è stata Sara Cucchiarini, consigliera comunale e componente della commissione pari opportunità della Regione Marche, che ha iniziato a leggere qualcosa sul ddl Pillon quando è approdato al Senato notando «quanto poco si conoscessero gli effetti possibili di una proposta del genere», ma che di certo non si aspettava un risultato del genere in consiglio comunale in quanto «anche se auspicavo un’ampia convergenza sulla mozione per il ritiro – ha detto – non avrei mai immaginato di avere il voto favorevole dell’intero Consiglio, all’unanimità». Una mozione che in questi giorni ha avuto numerose richieste per l’utilizzo del testo, per far approdare la richiesta di ritiro del ddl Pilllon ad altri comuni come Pesaro, Urbino, Inverigo e Sesto Fiorentino.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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