Renzi specula sul corpo delle donne

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Luisa Betti Dakli • 29 Novembre 2012
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Parliamo del dibattito dei due candidati premier del centro sinistra che tra pochi giorni si sfideranno al ballottaggio di domenica 2 dicembre: Bersani e Renzi si confrontano al Tg1 condotto dalla giornalista Monica Maggioni. Alle 22.50 scatta l’ora femminicidio e come riporta la Stampa: Una «vergogna», uno «scandalo». Così i due sfidanti parlano della violenza sulle donne. Il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. «Da lì possiamo partire», spiega. D’accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per «chiamare le cose con il loro nome» e non definire più i femminicidi «delitti passionali» ma omicidi”. Bene, ma andiamo a vedere che senso hanno queste parole.

Pierluigi Bersani e Matteo Renzi

Che Bersani sia favorevole al disegno di legge che la senatrice Anna Serafini sta mettendo insieme da mesi (perché è quello che Bersani ha firmato) mi sembra più che normale e malgrado i limiti che questo disegno di legge ha, è comunque un tentativo di affrontare la questione della violenza contro le donne con una visione ampia che, sebbene ancora un po’ confusa, prevede sostegno e finanziamenti per i centri antiviolenza e modifiche mirate a livello penale. E che il Pd cavalchi la questione del femminicidio, come anche gli altri è anche normale perché siamo in campagna elettorale e una questione che ormai occupa un giorno sì e l’altro i giornali, fa gola a tutti al di là di cosa farà poi concretamente per affrontare in maniera efficace il problema (cosa abbastanza preoccupante visto che i tempi di una legge sono troppo lunghi per un problema che va affrontato subito con politiche dirette).

Matteo Renzi è stato il sindaco che voleva il cimitero dei “mai nati” nei dintorni di Firenze

e oggi per farsi eleggere viene a fare lezioni su femminicidio in tva una giornalista come Monica Maggioni che certamente non è una donna che ha consumato la sua carriera su una sedia, quello sì che è uno scandalo: è come Isabella Rauti che da una parte vuole combattere la violenza contro le donne e dall’altra appoggia la legge Tarzia della Regione Lazio (come ha fatto) con cui si è cercato di affossare i consultori per svuotare la legge 194 “da dentro”.

Per non essere accusata di essere di parte (anche perché io non voto Renzi ma neanche Bersani), cito testuale un pezzo della Stampa in cui si scriveva a marzo di quest’anno: “Un’area per la sepoltura dei bambini mai nati: è quanto introduce, nel cimitero di Trespiano, il nuovo regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Firenze. Il regolamento prevede il diritto alla sepoltura dei feti, compresi i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento, prevedendo la realizzazione di un’area a ciò destinata all’interno del cimitero di Trespiano, come spiega una nota di Palazzo Vecchio”. Un provvedimento che scatenò diversi commenti tra cui: Tommaso Grassi di Sel disse che

Il nuovo regolamento cimiteriale è un’offesa alle donne che con l’interruzione di gravidanza hanno percorso una via sicuramente dolorosa e difficile

Così il Comune si erge a giudice, e le fa sentire diverse e criminali”; la senatrice Vittoria Franco sottolineò che questa cosa non rispettava “le scelte delle persone e delle famiglie” ma era “una provocazione verso il dramma dell’ aborto e del rapporto delle singole donne con la maternità”; mentre consigliere comunale del Pdl Francesco Torselli disse che era “Un passo importantissimo verso il pieno riconoscimento del valore della vita”.

Il cimitero di Trespiano

Allora, perché Renzi fa lezione di femminicidio? Renzi non sa, come magari non sa Rauti, che il femminicidio è un termine con cui si indicano tutte le violenze maschili contro una donna compreso l’atto finale, la soppressione fisica, espressione ultima del controllo maschile. Femminicidio è quando il possesso e il controllo dell’uomo viene espresso con una violenza che comprende violenza psicologica, fisica, sessuale, economica, fino ad arrivare all’annientamento fisico e quindi la morte, perché quella donna ha detto “no, io non ci sto, io scelgo”. La prima arma contro la violenza è quindi l’autodeterminazione delle donne a partire proprio dal corpo e dalla libertà di decidere cosa farne in maniera assoluta e senza dubbio alcuno, tanto che in Italia la legge 194 sull’interruzione di gravidanza si lega proprio alla lotta delle donne per l’autodeterminazione.

Ora, prevedere un cimitero per i feti è negare in tutto e per tutto questo principio di autodeterminazione, con una valenza culturale che danneggia gravemente le donne riportandole indietro di secoli, ed è una violenza istituzionalizzata nei nostri confronti  in quanto persone non in grado di intendere e di volere. Ed è come Todd Akin, il senatore repubblicano bocciato alle elezioni americane e sorpassato da una senatrice democratica, che teorizza lo stupro legittimo per cui se una donna rimane incinta – anche fosse a causa di uno stupro – deve portare avanti la gravidanza perché lei è solo un tramite,

un corpo che dà vita e non può scegliere, è una violenza

Se gli uomini vogliono darci una mano in questo percorso di liberazione e di lotta contro la violenza, devono chiedere a noi di cosa abbiamo bisogno, e non pensare che basti riempirsi la bocca con la parola “femmincidio” perché l’hanno scoperta adesso, tanto meno dare lezione e dire che cosa dobbiamo fare, soprattutto se la persona che la fa non conosce bene cosa sta citando. Infine è grave che un candidato diciamo “di sinistra” sia così vicino a posizioni notoriamente “di destra”.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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