Aborto, anche in Louisiana arrivano leggi restrittive: l’ultradestra americana ora chiede il conto

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Luisa Betti Dakli • 4 Giugno 2019
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La Louisiana ha approvato una legge fortemente restrittiva dell’aborto unendosi al gruppo di stati che hanno adottato misure analoghe. Con 79 voti a favore e 23 contrari è passata la misura che vieta l’aborto oltre la sesta settimana di gravidanza. Anche prima dell’approvazione di questa legge, in Louisiana da anni è stato reso sempre più difficile abortire: delle 17 cliniche per le interruzioni di gravidanza che esistevano agli inizi degli anni ’90 nello Stato, ora ne sono attive solo tre. Ma vediamo cosa è successo negli Stati Uniti sull’aborto in questi anni e a cosa puntano i conservatori e perché. Nel 2012 negli USA, tra le nomination repubblicane per le presidenziali, c’era l’ultraconservatore cattolico Rick Santorum che in campagna elettorale diceva che

«le donne violentate non devono abortire perché il bambino che arriva è un dono di Dio»

Parole che 7 anni fa sembravano follia, ma che oggi sono diventate legge in Alabama con 25 voti repubblicani che hanno vietato l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) anche in caso di stupro o incesto, consentendo di abortire solo se la donna è in serio pericolo di vita e condannando i medici abortisti fino a 99 anni di carcere. Una legge firmata dalla governatrice repubblicana Kay Ivey che su twitter ha scritto che così si afferma «l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio», in perfetta sintonia con Santorum.

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Un trend, quello di restringere le norme sull’Ivg, che negli Usa sta diventando una prassi, come in Missouri dove l’aborto è stato vietato dopo l’ottava settimana e solo in caso di emergenza, ma mai per stupro e incesto, o in Georgia che lo ha vietato sulla base dell’heartbeat: la pulsazione che, pur non essendo un battito cardiaco dato che il cuore non è formato, è percepibile nelle prime sei settimane quando spesso la donna non sa neanche di essere incinta. Decisioni che nel corso di quest’ultimo mese hanno sollevato la protesta di donne americane come le attrici Alyssa Milano, che ha proposto lo sciopero del sesso con l’hashtag #SexStrike, o Busy Philipps, che ha raccontato in tv la sua esperienza a 15 anni lanciando l’hashtag #YouKnowMe, a cui hanno risposto migliaia di donne raccontando la loro storia. Una ribellione che ha fatto smuovere star come Lady Gaga, Reese Whiterspoon e Milla Jovovich che sui twitter ha descritto il suo terribile aborto. Ma leggi simili sono state approvate anche in Kentucky, Mississippi, Ohio, e ora altri 10 Stati discutono su provvedimenti analoghi. Secondo il Guttmacher Institute, che studia l’Ivg negli USA, da quanto Trump è alla Casa Bianca sono state approvate norme restrittive sull’aborto in ben 28 Stati e di questi in 15 si applica proprio l’heartbeat, diventato un modello legislativo per molti.

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Promosso dal gruppo Faith2Action, guidato dall’attivista conservatrice Janet Porter, l’heartbeat non aveva finora ricevuto sostegno nella politica americana se non da gruppi di destra ultracattolici, e quando fu proposta in Ohio nel 2011 fu bocciata dagli stessi conservatori che la trovavano estrema.

aborto-alabamaLeggi che puntano ad affermare uno stretto controllo sulle donne, sulle loro decisioni e ovviamente sui loro corpi, e che dimostrano quanto i repubblicani si siano spostati a destra nel giro di pochi anni, e questo in un’atmosfera completamente diversa rispetto a quando, negli anni 70, negli Stati Uniti erano tutti favorevoli all’Ivg: uomini, donne, cattolici e anche repubblicani. Chi propone e vota queste leggi sa bene però che nei ricorsi in tribunale saranno bocciate, perché su tutte vige la «Roe v. Wade», la sentenza che nel ’73 legalizzò l’aborto in tutti gli Stati Uniti: ma allora qual è il vero obiettivo? Sicuramente quello di arrivare alla Corte Suprema per mettere in discussione una volta per tutte la legge federale, sapendo che questo è un buon momento dato che lì i giudici conservatori sono 5 su 9:

questa Corte potrebbe decidere che gli Stati non siano più vincolati dalla Roe, emanando nuovi standard sull’aborto

E anche se Trump ha fatto sapere che pur essendo «fortemente pro-life» è contrario al divieto di aborto in caso di stupro e incesto, è stata proprio la sua politica di restaurazione a portare questa virata a destra dei repubblicani. Lui ha nominato alla Corte Suprema i giudici pro-vita Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, anche se accusato, quest’ultimo, di abusi sessuali da ben 4 donne. Conservatori evangelici e ultracattolici che sono una parte importante dell’elettorato per la sua rielezione e che sono già dentro la sua amministrazione come il vicepresidente Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo, entrambi evangelico-cristiani.

Donald Trump

Un Grand Old Party (GOP) che oggi è in forte debito con gli antiabortisti che hanno elargito per anni denaro con la promessa di rovesciare la Roe in caso di vittoria: un debito politico che Trump ha mostrato di voler mantenere già al suo insediamento ripristinando la Global Gag Rule (regola del bavaglio globale), con cui ha bloccato i fondi alle Ong internazionali per la salute riproduttiva delle donne nel mondo, e finanziando con quei soldi la più grande società che gestisce una catena di cliniche pro-life contrarie all’aborto e agli anticoncezionali.

Aborto che esploderà nella corsa presidenziale americana del 2020, dato che già adesso i sondaggi parlano di un Paese diviso in due al 50% tra chi sostiene l’Ivg e chi no. Un tema su cui Elizabeth Warren, candidata democratica alla Casa Bianca, sta già organizzando la rivolta proponendo al Congresso una piattaforma di diritti federali in grado di bloccare gli Stati americani e le leggi restrittive sull’Ivg, e premendo per l’approvazione del Women’s Health Protection Act.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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