Il doppio svantaggio delle bambine è nella discriminazione di genere

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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Nella campagna per la Giornata internazionale delle bambine indetta lo scorso anno dall’Onu (11 ottobre), Terre des Hommes ha reso noto che la maggioranza dei 125 milioni di femmine che hanno subito una forma di mutilazione genitale, non aveva ancora compiuto 5 anni. A questo ha aggiunto che oltre 11 milioni di bambine lavorano come domestiche sfruttate in casa d’altri, che 16 milioni diventano madri prima che il loro corpo sia pronto alla maternità, che 68 Paesi nel mondo sono ancora ben lontani dal raggiungere la parità di genere nell’istruzione elementare, e che infine «ogni anno in India si perdono un milione di bambine»: un decremento delle femmine nella fascia 0-6 anni legato all’infanticidio o all’aborto selettivo. Tiziana Fattori, che dirige Plan Italia per i diritti delle bambine all’istruzione, dice che nell’ultimo report della Ilo (International Labour Organization), tra gli

oltre 10 milioni e mezzo di bambini in schiavitù nel mondo, il 71% sono di sesso femminile

e che se al primo posto c’è l’Africa, al secondo c’è appunto l’India, che pur essendo un Paese in crescita, non ha ratificato né la Convenzione dell’Ilo 182 sulle forme pericolose di lavoro minorile, né la 138 sull’età minima, e né ha fatto passare lo scorso anno il Trattato di Abolizione del Lavoro Minorile. In India ci sono circa 28 milioni di esseri umani tra i 5 e i 14 anni, impiegati come forza lavoro: bambini che non vanno a scuola e sono spesso schiavizzati perché devono ripagare prestiti fatti alle famiglie. Bambini che possono lavorare in miniera, su impalcature di bambù nei cantieri, lavorare i tappeti, nelle fabbriche di mattoni o decorazioni natalizie, mentre le bambine sono spesso reclutate nei lavori domestici – in case dove possono venire anche ridotte in schiavitù lontane dalle loro famiglie – possono essere forzate allo sfruttamento sessuale, o anche impiegate in specifiche attività lavorative: tra queste 1,7 milioni sono bambine schiave dell’industria del tabacco e 450’000 sono in aziende agricole che producono semi di cotone.

Ragazze e bambine che tra i 6 e i 14 anni lavorano circa 10-13 ore al giorno nella produzione di semi di cotone indiani, senza andare a scuola, guadagnando 20 Rupie al giorno (40 centesimi di euro), con costante esposizione a pericolosi pesticidi. Secondo una ricerca dell’Indian Committee of the Nederlands, in tutta l’India queste minori sono inserite in un modello di produzione che non impiega direttamente lavoro minorile, ma lo impone attraverso il subappalto alle fattorie. Le multinazionali – malgrado l’elevato profitto – stabiliscono un prezzo agli agricoltori che gestiscono la produzione di semi di cotone, un prezzo che renderebbe nullo il guadagno se impiegassero adulti con stipendi che sono il 30% in più per una donna e il 55% per un uomo, rispetto a un minore. Come Sandyba, che ha 14 anni, non è mai stata a scuola e ha lavorato 6 anni in una fattoria:

«Lavoravo 9 ore al giorno – racconta – e dovevo impollinare i fiori unendo la parte maschile e femminile, in una piantagione dove c’erano 50 bambine, e le lavoratrici più piccole avevano 8 anni».

Spesso è la necessità che spinge i genitori a sottrarre ai figli l’istruzione e le minori vengono impiegate all’interno della casa, sfuggendo così anche alle statistiche. «Se i telai vengono dati alle famiglie ma poi sono le piccole che lavorano – spiega Fattori – i numeri che abbiamo sono discutibili. Se poi andiamo a vedere quello che succede dove le bambine che arrotolano le beedies (le sigarette indiane) non bevono per non andare in bagno, e sono costrette a stare per terra 14 ore per arrotolarne almeno 1000 al giorno, con la nicotina che entra in circolo e un guadagno di 2 euro: ecco, se teniamo conto che questo mercato è milionario, il modello di sfruttamento è disumano».

Raffaele Salinari, presidente di Terre des hommes che lavora da 20 anni sui minori, dice che le piccole indiane, in questi casi, vengono scelte apposta: «Le ragazzine sono impiegate per la loro abilità nell’arrotolare le sigarettine, come i bambini che fanno tappeti riescono a tessere con meno nodi, una lavorazione che dà plusvalore al prodotto».

Per le bambine, un’altra forma di sfruttamento è il lavoro domestico, che in molti casi è schiavitù e sfruttamento sessuale. «Le bambine – continua Salinari – vengono impiegate nelle case a sei, sette anni e sono lasciate lì senza più contatto con la famiglia d’origine.

Appena crescono c’è lo stupro, e se si ammalano o rimangono incinte, vengono mandate in strada, abbandonate al loro destino

Per quanto riguarda invece la prostituzione, c’è anche il traffico di piccole portate in vendita al miglior offerente nei villaggi in cui, a causa dell’aborto selettivo, le femmine scarseggiano». Per Joy Ngozi Ezeilo, special rapporteur dell’Onu sulla tratta di esseri umani, la radice del problema è la domanda: «Le richieste di sfruttamento sessuale, lavoro domestico a basso costo, vendita di organi, matrimoni forzati, attività criminali o accattonaggio, sono fattori sostanziali per il mercato del traffico di esseri umani». Una domanda di beni e servizi particolarmente a buon mercato, che alimenta la richiesta di manodopera a basso costo che spesso coincide con il traffico di minori.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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