Generazione perduta: il conflitto siriano stermina migliaia di bambini

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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«Non abbiamo conferme ufficiali a oggi sul numero dei bambini morti in Siria dall’inizio del conflitto, ma non c’è dubbio che se quelle appena fornite dell’Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani corrispondono a verità, ossia 8000 bimbi morti negli ultimi 700 giorni, siamo di fronte a un dato aberrante e storico nella sua crudeltà, che non vorremmo mai aver sentito e che dovrebbe scioccare il mondo intero». A parlare è Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef, che aggiunge come in Siria ci siano

«6 milioni di persone colpite dal conflitto di cui 3 milioni sono bimbi a cui è stato tolto tutto»

e se a questi aggiungiamo 1,3 milioni di rifugiati presenti nei Paesi limitrofi, di cui la metà bambini, viene da chiedersi come sia stato possibile tutto questo in così breve tempo. Nel rapporto Bambini sotto tiro , diffuso da Save the Children, i bambini siriani soffrono di malnutrizione, malattie, e molte bambine sono obbligate a matrimoni precoci. Ma oltre ai pericoli fisici della guerra, un grosso fattore di rischio è costituito dai traumi psichici che determineranno, per chi sopravvive, una vita da adulti completamente devastata. Costretti ad abbandonare la casa, se sono soli i minori affrontano maggiori difficoltà di un adulto nel trovare cibo e cure se malati o feriti, e

sono obbligati a trovare rifugio in parchi, fienili o grotte

e se riescono a trovare la strada per la salvezza arrivano completamente frastornati e senza punti di riferimento. «Nei campi profughi arrivano bambini e adolescenti in pantaloncini e ciabatte, e senza niente altro, in uno stato confusionale difficile da recuperare per i traumi subiti nel conflitto da cui sono scampati», conferma Iacomini.

Bambino siriano in un campo profughi

Tra le testimonianze raccolte tra i minori rifugiati in Turchia, 1 bambino su 3 è stato aggredito, percosso o raggiunto dagli spari prima di fuggire, quasi un terzo dei minori è solo perché separato dalla famiglia, e 3 bambini su 4 hanno sperimentato direttamente la morte di un familiare o di un amico stretto. Un trauma che non cancelleranno mai più. «Avevo tanta paura e sapevo che non potevo muovermi da quell’unica stanza – racconta Yasmine, 12 anni – perché la casa era sotto tiro delle armi da fuoco. Così siamo stati in 13, stipati in una sola camera, per due settimane e quando mio padre è uscito, è stato ucciso sulla soglia davanti ai miei occhi». Quando i conflitti si protraggono nel tempo in un clima di tensione e stress costante, nei bambini viene minato quel senso di sicurezza fondamentale per una crescita equilibrata: non capendo cosa sta succedendo si sentono impotenti, e a volte possono pensare di essere responsabili del disagio sofferto dalla famiglia e possono sviluppare anche il desiderio di vendetta. Per l’Unicef tra i sintomi fisici dei bambini sottoposti allo stress continuo di un conflitto, ci sono disturbi del sonno, digrigno dei denti, pianto ininterrotto, dolori corporei, alterazioni dell’appetito, anoressia, stordimento e stati confusionali; mentre tra i sintomi emotivi ci sono nervosismo eccessivo, rabbia, difficoltà di concentrazione, affaticamento mentale, insicurezza e senso di colpa, a cui si aggiungono le dimensioni della paura, come la paura della morte, della solitudine, del pregiudizio, di suoni forti. Marta Triggiano di «Un ponte per…», che lavora con i profughi siriani in Giordania, spiega che

«lo stress psicosociale e i problemi legati al post trauma sono forti perché questi piccoli non si sentono mai protetti e per loro è difficile trovare tranquillità.

Bambini coinvolti nel conflitto siriano

Infine l’elevato numero di bambini tra le vittime in Siria sottolinea la natura indiscriminata degli attacchi. Riccardo Noury di AmnestyInternational dice che «in generale ci sono conseguenze di lungo periodo ovunque ci sia una guerra, traumi che i bambini si porteranno con sé tutta la vita, ma in Siria c’è anche la tortura dei minori che andando avanti nel conflitto è usata come arma di terrore contro i civili». Save the Children denuncia come i bambini siriani siano arruolati dai gruppi presenti nel Paese e siano utilizzati dalle milizie armate come portatori, staffette o scudi umani sulla linea del fronte, mentre molte bambine e ragazzine sono costrette al matrimonio precoce per la diffusa minaccia di stupro.

Guerra in Siria

Um Ali ha 2 figlie e racconta: «Mia figlia ha 16 anni e amava andare a scuola, è molto carina e ancora innocente. Sappiamo che gli uomini minacciano le donne, non potendo proteggerla da sola ho dovuto fare in modo che si sposasse. Non potevamo rinunciare ad avere qualcuno che la proteggesse». Per Iacomini «siamo di fronte a una guerra ai bambini e ci sono evidenze, notizie confermate, fatti, che parlano di minori violentati brutalmente sia durante la perquisizione delle forze armate nelle case, sia quando queste piccole vittime vengono fatte prigioniere, vengono catturate. Talvolta per sfuggire a una situazione sempre più logorante, si vedono famiglie spezzarsi e fare l’atto più doloroso che un genitore possa fare, ossia dare via i propri figli». Sono quelli che i siriani chiamano la «generazione perduta».

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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