Italia: cose turche alla Camera

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Luisa Betti Dakli • 17 Gennaio 2012
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Cose turche oggi alla sala mappamondo della Camera a piazza Montecitorio dove è stato presentato il “Rapporto Ombra”, redatto dalle associazioni e dalle Ong italiane, sulla situazione delle donne nel lavoro, welfare, politica, stereotipi, violenza, che dopo essere stato presentato a New York in luglio, alle Nazioni Unite, dalla Piattaforma “Lavori in corsa – 30 anni CEDAW”, e dopo la presentazione delle raccomandazioni del Comitato nei confronti del governo italiano, è arrivato oggi a Roma con la presenza delle associazioni che hanno redatto il rapporto (Actionaid, Arcs arci, Fondazione Pangea, associazione Differenza donna, Be free, Casa internazionale delle donne, fratelli dell’uomo, Giuristi democratici e le9).

Violeta Neubauer, Comitato Cedaw

La novità però è che oltre alle associazioni era presente Violeta Neubauer del Comitato Onu per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne che vigila sull’applicazione della Cdaw, per chiedere conto alle istituzioni italiane nelle persone di Saltamartini (Pdl), Di Giuseppe (Idv), Della Vedova (Fli) e della Consigliera di parità Alessandra Servidori, in rappresentanza della ministra del Lavoro e delle Pari Opportunità Elsa Fornero assente perché impegnata su altri fronti, il tutto coordinato dall’on. Rosa Calipari e moderato dalla giornalista Tiziana Ferrario.

Un quadretto entusiasmante il primo, e meno frizzante il secondo, con la società civile che ha illustrato la realtà delle donne in Italia con grande professionalità e appeal, a cui ha fatto da contraltare una rappresentanza, eccetto l’on. Rosa Calipari, di scarso interesse con interventi sulle donne fermi, diciamo, agli anni ’50. “Le donne non sono il problema ma la soluzione”, ha replicato Neubauer placida ma ferma.

la commissaria Cedaw ha lanciato i suoi strali contro il governo italiano dicendo che mentre la società civile si impegna, nelle istituzioni tutto tace

Le osservazioni sono state sulla scarsa applicazione della convenzione a difesa dei diritti delle donne, poca rappresentanza politica, leggi fatte da uomini per perpetuare privilegi maschili, stereotipi culturali maschilisti che ormai hanno dilagato ovunque e soprattutto negligenza del parlamento italiano che non stimola il governo nell’avanzamento  culturale e istituzionale, e dell’esecutivo che nel corso di questi mesi non solo non si è preoccupato di tradurre e pubblicare per divulgare nei propri siti le raccomandazioni del Cedaw (obbligatorio), ma che ha tralasciato di rispondere al questionario posto dal Cedaw quest’estate in relazione alla situazione descritta sul rapporto ombra rimanendo l’unico paese che non ha compilato le risposte tra tutti gli altri paesi interpellati.

Alessandra Servidori

La cosa fantastica, e mi è dispiaciuto non aver avuto una telecamera, è stata la risposta della Consigliera di parità Alessandra Servidori che ha sciorinato una serie di iniziative e un lavorone in realtà fatto dalla commissione pari opportunità, compresa la traduzione e la pubblicazione dei documenti: “è sul sito del ministero degli esteri, ha detto la consigliera, e non delle pari opportunità”, ha detto Servidori. Mentre sulla compilazione del famigerato questionario ha confermato che l’Italia avreva invece risposto. Come dire: io i compiti li ho fatti, però mi sono scordato il quaderno a casa. Risposta pronta di Neubauer che, in un perfetto italiano ha replicato: “Io ho guardato su tutti i siti istituzionali e il documento non c’era, e non è che non l’ho trovato perché non so l’italiano ma perché non c’era proprio”. Scrosciante applauso della folla di giornaliste e addetti ai lavori nella sala mappamondo e solita figure dell’Italia. Meno male che la commissaria Cedaw ha tenuto a farci capire che in realtà la società civile è molto più avanti e competente delle nostre istituzioni.

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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