Il cambio Hollande: da Ségolène Royal a Valérie Trierweiler

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Luisa Betti Dakli • 24 Novembre 2013
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Anche se lui ha fatto sapere di non essere contrario all’idea del matrimonio con la sua partner, per il momento sono la prima coppia di fatto dell’Eliseo. François Hollande, nuovo presidente francese eletto con il 51,7% dei voti (contro il 48,3% di Sarkozy), e la sua compagna, Valérie Trierweiler, sono da adesso in poi la nuova «coppia» di Francia. Socialista storico, lui, e giornalista di «Paris-Match» e «Direct 8», lei: i due fanno coppia dal 2005, quando Hollande era ancora ufficialmente accompagnato da Ségolène Royal – altra socialista storica che sfidò Sarkozy nel 2007 perdendo le elezioni presidenziali e con la quale Hollande ha 4 figli – anche se la loro relazione è diventata pubblica solo 5 anni fa.

Valérie Trierweiler

Valérie Trierweiler ha 47 anni e due matrimoni falliti: il primo con un amico d’infanzia, e il secondo con Denis Trierweiler, anche lui di «Paris Match», con cui ha avuto 3 figli. Nata in una modesta famiglia di Angers e quinta di sei figli, Valérie Massonneau, divorziata Trierweiler, ha cercato di conciliare famiglia e carriera da sempre ed è una donna con i piedi piantati a terra: «Non rinuncio alla mia indipendenza – ha detto dopo l’elezione di Hollande – e continuerò a lavorare. Non sta né a François, né allo Stato farsi carico dei miei tre figli. Ciascuno deve fare le proprie scelte. Io sarò giornalista fino alla morte».

Hollande e Valérie Trierweiler

Acuta e riservata – tanto da stizzirsi quando il suo giornale le dedicò la copertina senza avvertirla – la nuova première dame è soprattutto diversa dalla precedente, Carla Bruni. Per nulla modaiola, Valérie ci tiene a precisare che, a differenza di Carlà, conosce la politica: «Conosco la politica e conosco i media – ha detto – per me l’Eliseo sarà molto più facile di quanto non sia stato per Carla Bruni. Lei veniva da un mondo totalmente estraneo a quello della politica, non conosceva i codici». Presentata da Hollande nel 2010 come la «donna della sua vita», nel corso di un’intervista di Constance Vergara per «Gala», Valérie viene descritta come una donna spiritosa complice del suo partner: «François – spiega Vergara – conosce Valérie da tanto tempo e hanno un forte legame. Lei è molto spiritosa, come lui, e si può dire che sono una coppia con molte analogie. Trierweiler – continua – nonostante la sua immagine da femme fatale che è stata costretta a dismettere da quando Hollande è candidato alla presidenza, in realtà ama la gente». Valérie, per non entrare in conflitto con la canditatura del compagno, ha rinunciato al ruolo di cronista politico nel giornale dove lavora, e anche alla conduzione di una trasmissione politica perché era «difficile essere imparziale».

Per lei la première dame è «un ruolo non protagonista»

che lei cercherà di fare «al meglio», un’accortezza: quella di stare un passo indietro che Hollande ha evidentemente cercato in una nuova partner, dopo la lunga storia con Ségolène Royal che, al contrario, ha sempre brillato di luce propria, tanto da far ribattezzare il neo-presidente, all’epoca della convivenza con lei, come «monsieur Royal». Due volte ministra, la prima a 30 anni, e scelta come candidata socialista alle presidenziali nel 2007,

Ségolène è stata sempre la luce da cui Hollande si sentiva offuscato

tanto da scatenare gelosie che le costarono la cancellazione dal video che raccontava la storia del Partito socialista alla convention elettorale di Bourget e fu tolta dall’elenco delle personalità importanti del Partito socialista, malgrado i 17milioni di voti che aveva portato al suo partito.

Nel 2007, mentre lei correva per la presidenza che oggi ha vinto il suo ex compagno, non solo non fu sostenuta da Hollande ma dovette anche incassare l’abbandono «ufficiale» del compagno che la lasciava per un’altra, Valérie, la stessa giornalista che nel 1992 aveva intervistato Ségolène neo ministra. Ma da donna intelligente qual è, Royal ha invece sostenuto, appoggiato e ha anche esultato per l’elezione di Hollande di questi giorni, incoraggiando il loro figlio prodigio, Thomas Hollande, e la brava portavoce Najat Vallaud-Belkacem, che prima lavorava con lei, a lavorare per il suo ex.

Ségolène Royal

Hollande, in questa campagna elettorale, ha promesso molto alle donne francesi dichiarando pubblicamente, al meeting elettorale di Reims, l’assunzione di 40 impegni a favore dell’uguaglianza di genere, tra cui: un Ministero dei Diritti delle donne, l’uguaglianza professionale donne-uomini, il sostegno alla genitorialità e i servizi pubblici per l’infanzia, i diritti sessuali, la lotta alla violenza di genere e una nuova legge contro le molestie sessuali. Nel suo governo per metà «rosa» si contemplano le donne che lo hanno portato alla vittoria, come l’altra rivale, Martine Aubry, ex ministra socialista e figlia di Jacques Delors che ha allevato François Hollande come un figlio; Najat Vallaud, nata in Marocco 34 anni fa, ex portavoce di Royal; Aurélie Filippetti, responsabile nel team della campagna; Valérie Fourneyron, sindaco di Rouen, e Marisol Touraine. Eppure anche Hollande, che ha promesso così tanto alle donne, non sopportava, come tanti uomini, di vivere all’ombra di una luce femminile.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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