USA, dopo la cancellazione della Roe la destra mette a serio rischio il diritto all’aborto farmacologico

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Luisa Betti Dakli • 23 Maggio 2023
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Una nuova minaccia contro il diritto all’aborto incombe sulla testa delle americane. Dopo il colpo di mano della Corte costituzionale che la scorsa estate ha spazzato via la Roe v. Wade, la storica sentenza che tutelava l’interruzione di gravidanza a livello nazionale, l’amministrazione Biden si ritrova a dover affrontare l’attacco nei confronti dell’aborto farmacologico, dopo che la Food and Drug Administration (FDA) ha stabilito che, per la prima volta nella storia del Paese, le pillole abortive potranno essere vendute anche nelle farmacie e online (su ricetta medica).

La causa nasce in Texas 

Più in dettaglio, lo scorso 10 febbraio 67 parlamentari repubblicani hanno firmato una memoria legale (un atto mediante il quale si illustra la propria posizione sui punti oggetto della controversia) per supportare la causa di Alliance Defending Freedom, che in questo caso rappresenta quattro organizzazioni mediche anti-abortiste, nei confronti della FDA in cui si afferma che il processo utilizzato nel 2000 per valutare e approvare i farmaci utilizzati per gli aborti terapeutici era illegale e che quindi dovrebbe essere revocato.

La causa è stata intentata lo scorso novembre in Texas per ottenere appunto il riconoscimento dell’illegalità dell’approvazione dei farmaci abortivi

Cindy Hyde-Smith

Una causa appoggiata ora anche da 13 senatori e 54 rappresentanti della Camera, guidati dalla senatrice Cindy Hyde-Smith e dal deputato August Pfluger che hanno presentato una memoria scritta dalla coalizione pro-life «Americani uniti per la vita» con l’appoggio della Conferenza episcopale statunitense, sostenendo che la FDA sia andata oltre i suoi poteri e che «ha autorizzato farmaci abortivi chimici senza conoscerne l’impatto sullo sviluppo adolescenziale, in particolare il loro effetto sul sistema immunitario delle ragazze».

August Pfluger

Una richiesta depositata al tribunale distrettuale di Amarillo, in Texas, e messa nelle mani del giudice Matthew J. Kacsmaryk che, oltre a essere stato nominato da Donald Trump durante il suo mandato da presidente, ha lavorato per il conservatore First Liberty Institute ed è noto per le sue opinioni conservatrici sul matrimonio omosessuale e sull’aborto.

Una decisione che potrebbe arrivare a breve e potrebbe aprire la strada a un divieto nazionale della pillola abortiva dato che il caso potrebbe finire davanti alla Corte Suprema

Matthew J. Kacsmaryk

Per cui «l’accesso all’aborto farmacologico – come afferma il Center for Reproductive Rights – potrebbe finire in tutto il Paese, anche in quegli Stati in cui i diritti all’aborto sono garantiti». Oggi, negli Stati Uniti, l’interruzione di gravidanza farmacologica è possibile fino alla decima settimana di gestazione e prevede due fasi: l’assunzione di una pillola a base di mifepristone che interrompe la gravidanza e, dopo 24 ore, quattro pillole di misoprostolo, un farmaco che cura le ulcere, utile per ammorbidire la cervice e provocare le contrazioni che servono a espellere il feto.

I farmaci sotto accusa

I due farmaci insieme garantiscono un buon esito nel 99,6% dei casi e un rischio di complicanze dello 0,4%. Ma, anche se la FDA ha affermato che l’approvazione del mifepristone è arrivata dopo un’ampia analisi delle prove scientifiche, nella sua querela Alliance Defending Freedom chiede proprio che l’approvazione del farmaco da parte della FDA sia annullata perché trascura effetti collaterali potenzialmente dannosi. Una presa di posizione che fa paura anche perché orchestrata da Alliance Defending Freedom che, oltre a essere un potente gruppo legale cristiano conservatore contro i diritti Lgbtq e contro l’aborto, ha redatto la legislazione del Mississippi che ha fatto strada alla Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization ovvero la decisione che ha annullato la «Roe v. Wade» lo scorso anno.

Come arginare le consuguenze

Letitia James

Attorno a questa causa si stanno mobilitando i sostenitori dei due schieramenti in tutto il Paese. Da un lato una ventina di procuratori repubblicani definiscono l’approvazione della FDA «profondamente viziata» e la contrastano in ogni modo; dall’altra 22 procuratori democratici capeggiati da Letitia James, procuratrice generale di New York, hanno depositato una memoria sostenendo che la revoca del mifepristone avrebbe «conseguenze devastanti» per le donne americane che sarebbero costrette a sottoporsi ad aborti chirurgici invasivi e costosi o a rinunciare all’aborto.

Merrick Garland

Al Dipartimento di giustizia una task force istituita dal procuratore generale Merrick Garland sta cercando vie legali per proteggere l’accesso alle pillole, ma la paura sale e alcuni membri dell’amministrazione Biden sono preoccupati perché la sentenza arriverà probabilmente da giudici conservatori che potrebbero sfruttare questa possibilità per limitare l’accesso all’aborto anche negli Stati a guida democratica. Un rischio che deriva da più fronti dato che, con la Camera tornata in mano al Grand Old Party dopo le elezioni di Midterm, il fronte anti-abortista potrebbe presentare un divieto federale. Un’eventualità di fronte alla quale lo stesso presidente Biden ha scritto sul suo profilo Twitter: «Se al Congresso passerà un divieto nazionale, io metterò il veto».

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Questo articolo di Luisa Betti Dakli è stato pubblicato su Azione 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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