Stefania Noce uccisa dall’ex fidanzato: non è raptus né gelosia ma solo controllo e possesso

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Luisa Betti Dakli • 29 Dicembre 2011
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Stefania Noce aveva 24 anni e insieme al nonno, Paolo Miano di 71 anni che ha cercato di difenderla, è stata trucidata la mattina del 27 dicembre con numerosi colpi sferrati con un coltello da cucina per mano dell’ex fidanzato, Loris Gagliano, 24 anni anche lui, che non riusciva ad accettare la fine della relazione. Un atto folle, hanno scritto i giornali trattando il caso di Stefania come uno dei tanti casi isolati di omicidio per troppo amore, per un uomo così legato alla vittima, da tentare di raggiungerla con un tentato suicidio subito dopo il delitto, fino a essere colpito da improvvisa amnesia appena catturato dalle forze dell’ordine.

La verità è che Gagliano era andato quella mattina a casa di Stefania con ben 4 coltelli per eseguire un delitto per cui è azzardato parlare di raptus

Stefania Noce

e quando aveva citofonato insistendo per entrare, Stefania aveva aperto la porta al suo assassino perché forse era convinta di farlo ragionare, di chiarire ancora una volta le sue ragioni senza pensare che quel ragazzo poteva essere pericoloso: perché? Stefania frequentava la facoltà di Lettere a Catania e Loris faceva Psicologia a Roma: “Lei era estroversa, vivace, determinata – ha detto un amico dei due ragazzi a Repubblica – lui possessivo, introverso, quasi ossessivo. Per lei la storia era finita, ma lui non si rassegnava e le scenate erano continue. Ma chi poteva mai pensare che potesse finire così?”, esatto: chi poteva pensarlo? Nessuno perché

la cultura insegna che è normale, che un uomo “passionale” è così: possessivo, ossessivo e anche violento, e lo fa perché “ama”

Quante volte donne che dopo anni di sopportazioni sono andate a denunciare mariti violenti e fidanzati maltrattanti alla questura, sono state rispedite a casa con un “ma signora, è normale, ora vada a casa e fate pace, e stia più attenta la prossima volta, non lo faccia arrabbiare”, quante volte nei tribunali mariti violenti sono considerati al pari della moglie per l’affidamento dei minori con conseguenze

Loris Gagliano

devastanti, quante minacce anche di morte da parte di ex partner-stalker sono considerate “normale condimento” di un rapporto conflittuale. Ed è così, per questa cultura che rinnega e relega nel silenzio, con la complicità dell’informazione che smorza, attutisce, rende il caso eccezionale, opera di un folle gesto che non riguarda la normalità, che le donne diventano resilenti, riducendo psicologicamente la paura e non riconoscono il pericolo in un ex, un marito possessivo, un fidanzato geloso, uno spasimante rifiutato.

se questi uomini sono violenti ma la cultura li rende “normali”, le donne non temono di essere uccise: una convinzione che le porta a incontrare i loro assassini

Una cultura ancora potentissima in Italia dove a uccidere non sono gli stranieri (meno della metà), ma gli italiani e sono i mariti (22%), gli ex (23%), i conviventi (9%), i figli (11%) e i padri (2%), e per la maggioranza non sono semplici atti di follia isolati ma l’epilogo di violenze fisiche, sessuali, psicologiche, di maltrattamenti e umiliazioni costanti con scoppi d’ira dovuti al possesso che l’uomo decide di voler esercitare sulla donna, perché il femicidio, sia ben chiaro, non è un atto di follia, ma una conseguenza estrema del totale controllo sulla donna, in cui l’uomo decide di disporre del corpo femminile, sia teoricamente che materialmente, fino alla morte.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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