“Ministro Speranza ci aiuti, mio figlio è in pericolo di vita e nessuno ci ascolta”: una madre disperata

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Luisa Betti Dakli • 25 Giugno 2021
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“Non so che fare, mio figlio sta male. Ha le palpitazioni, non riesce a respirare, mal di testa forte, ha la diarrea. Aiutatemi, sono disperata”. Con queste parole mi risponde al telefono la mamma di un bambino che il tribunale vuole per forza collocare in casa famiglia, malgrado il parere sfavorevole della Corte d’appello per i gravi problemi di salute del minore. “Mio figlio è iperteso, prende una pasticca e mezzo al giorno contro la pressione alta, come mio padre, ma lui ha solo 11 anni. Quando era piccolo è stato malissimo, ricoverato per un mese al Bambin Gesù, e c’è tutta la documentazione medica, ma a loro sembra non interessare la salute di mio figlio”.

Il tribunale intima i servizi sociali

Non solo perché davanti al tentennamento dei Servizi sociali che dovrebbero applicare il decreto di prelievo del minore per collocarlo in una casa famiglia, che ancora non è stata neanche trovata, il tribunale ha emesso adesso un nuovo decreto in cui intima i servizi a eseguire l’esecuzione del provvedimento con effetto immediato. Un decreto nella sostanza uguale a quello emesso precedentemente e bocciato dalla Corte d’appello, ma riproposto come se questa non si fosse mai pronunciata. Servizi Sociali che avevano già precedentemente rinunciato all’incarico di seguire il minore, presentando una relazione redatta da due medici, che dopo aver valutato lo stato di salute del piccolo, si “dissociavano dall’attuazione del decreto di allontanamento ritenendolo rischioso per le condizioni certificate di salute del minore”

“Ho dovuto chiamare il pediatra – mi dice la mamma con tono preoccupato – è venuto e la pressione di mio figlio è altissima, anche dopo aver preso la pasticca. Ho paura, non so cosa fare, ma questo stillicidio ci sta uccidendo. io voglio solo che sia tutelata la salute di mio figlio che dovrebbe essere un diritto ma vedo che questo non importa a nessuno”

L’appello al Ministro della salute

Roberto Speranza

“Abbiamo scritto a tutti, fatto appelli, ma nessuno ci ascolta – continua – Abbiamo perizie mediche, la cartella clinica di mio figlio, e oggi il pediatra ha scritto nero su bianco che l’allontanamento da casa sua e dagli affetti, potrebbe essere causa di una recidiva della sua patologia, dopo che ci sono voluti mesi per uscirne quando era più piccolo. Un incubo. Non capisco cosa non sia chiaro, perché creare le condizioni per far stare male un minore sapendo benissimo quali siano le sue condizioni fisiche? A questo punto io mi appello al ministro della salute, a Speranza, perché non so più che fare”, dice la mamma.

“Ministro la prego ci aiuti, qui è in pericolo la vita di un bambino che a 11 anni soffre di ipertensione e per il quale un trasferimento in una struttura potrebbe essere fatale. Lo dicono i medici, non lo dico io. Se poi se succede il peggio io dove vado? Chi devo ritenere responsabile?”

La storia in breve

Sono 8 anni che questa mamma combatte per il figlio, una storia lunga che parte da una separazione dopo litigi che diventano qualcosa di più: denigrazione fisica, pressione psicologica, e poi le spinte, le mani. Lei decide di allontanarlo da casa sua, perché lei lavora e quella è la sua casa, ma lui non lo accetta e alla fine se ne va minacciandola: “Vedrai che io il bambino te lo tolgo”. La solita voglia di vendetta di chi non accetta che la donna si sottragga a un dominio che non sopporta più e al quale non vuole sottostare. Una frase che tutte queste mamme hanno sentito tante volte.

I due si separano, e cominciano gli incontri ma il bambino a un certo punto si rifiuta di andare, non vuole, si aggrappa al cancello, si sveste in ascensore, ed è determinato a non frequentare quel genitore

A un certo punto confessa alla madre il suo disagio, e il perché non ci vuole andare, ma nessuno lo ascolta, nessuno gli crede. Ma il bambino sta male davvero, finisce in ospedale per un mese e sviluppa una malattia autoimmune con effetti devastanti sul suo corpo, fino all’ipertensione che ancora oggi si porta dietro e che gli imporrebbe una vita più tranquilla e senza stravolgimenti: cosa che sembra però impossibile a causa di quelle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarlo.

Il calvario giudiziario

Comincia così un calvario giudiziario che dura da 8 anni, dove una cosa è certa in quel tribunale: la colpa è solo e sempre della madre, è lei che ostacola, aliena il bambino, lo mette su nei confronti del padre, e anche se è un’ottima madre, almeno così riportano le perizie, è comunque una madre simbiotica e va allontanata dal minore.

Nessun accenno a quello che il bambino vuole, a quello che dice, a quello che lui sente ed esprime

Si emettono decreti di allontanamento, addirittura viene paventato l’uso della forza per prelevare quel bambino che nel frattempo si è ammalato, e a nulla valgono né i pareri medici né il rifiuto dei servizi sociali né il rigetto della Corte d’appello. Ma davvero il giudizio di un magistrato non può essere messo in discussione nemmeno davanti a un’evidenza così gigantesca? È possibile che non ci siano altri metodi? Dove sta il supremo interesse del minore? Dov’è la tutela della salute dei cittadini a partire dai bambini che dovrebbero essere la priorità assoluta?

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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