Grillo vergognoso: rivittimizza la giovane che ha denunciato il figlio per stupro, banalizza le accuse e c’è anche chi esprime solidarietà

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Luisa Betti Dakli • 20 Aprile 2021
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“Con il suo video sbraitante in difesa del figlio Ciro, Beppe Grillo mostra in tutta la sua evidenza il funzionamento della vittimizzazione secondaria: le donne non sono credute, la violenza viene minimizzata, il comportamento della ragazza giudicato quasi fosse lei l’accusata”. Con queste parole Antonella Veltri Presidente di D.i.Re (Rete nazionale dei Centri antiviolenza) commenta le affermazioni del fondatore del Movimento 5stelle fatte in un video diventato virale in cui cerca di difendere il figlio dopo la richiesta di rinvio a giudizio per stupro di gruppo nei confronti di una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 19 anni.

I centri antiviolenza contro Grillo

Antonella Veltri

Parole che arrivano come macigni su tutte le donne pronunciate da un Grillo che straparla con la bava alla bocca e sbattendo la mano sul tavolo, riguardo ai tempi di una denuncia per stupro, di un video in cui i ragazzi starebbero scherzando “in mutande e col pies*llo di fuori”, che incalza chiedendo perché i ragazzi non sono stati arrestati subito, strumentalizzando così l’ignoranza di chi non sa come funzionano le indagini preliminari, e parlando di “rapporti consenzienti”, dato che il giorno dopo la ragazza è andata a fare kitesurf. Un’arringa mediatica imbarazzante che ripercorre tutti gli stereotipi del genere facendo ripiombare chi ascolta al tempo di “Processo per stupro” dove chi aveva denunciato veniva dipinta come una sporca bugiarda che prima c’era stata e poi si era pentita, vittimizzando nuovamente la ragazza che aveva avuto il coraggio di denunciare.

“Non si è consenziente perché si denuncia dopo? – aggiunge Antonella Veltri – e quanto tempo dopo una vittima di stupro perfetta dovrebbe denunciare la violenza?”

Il video e la vittimizzazione secondaria

Beppe Grillo nel video

In realtà una donna può denunciare quando vuole, quando se la sente dato che gli effetti post traumatici di uno stupro comportano la reazione di difesa dall’evento stesso, spesso rimuovendo il fatto traumatico per arginare una destabilizzazione troppo profonda. Reazioni che possono essere di incredulità, shock, paura, vergogna, senso di colpa, umiliazione, rabbia, isolamento, lutto e perdita di controllo, ma anche reazioni somatiche, tanto che si può decidere di denunciare o meno, senza che questo rimuova il fatto avvenuto e le sue conseguenze fisiche e psichiche che sono devastanti.

Una ragazza che, nel caso di Grillo, ha denunciato dopo solo 8 giorni: dopo aver chiamato la madre che è corsa da lei e con cui si è confidata, per poi rientrare insieme a Milano dove è stata decisa la denuncia (che significa anche cercare un avvocato, pensare a una memoria, recuperare le prove che si hanno in possesso, ecc.).

“Ogni comportamento di una donna che denuncia uno stupro viene guardato con sospetto conclude veltri – e qui vediamo un fulgido esempio della cultura dello stupro, con un noto personaggio pubblico che in poche battute dà voce a quella squallida quanto utilizzata e vergognosa vittimizzazione, che rimette al centro la donna come soggetto consenziente di una cultura patriarcale che purtroppo alberga anche nei nostri tribunali e viene legittimata e diffusa dai media”.

Grillo quindi non fa una bella figura e non dà un buon esempio neanche al figlio, innocente o colpevole che sia, perché parla alla pancia: un metodo collaudato dall’ex comico, in un video che sembra fatto di getto ma che in realtà è calcolato e fa leva sull’ignoranza della vulgata

La vera strategia  

Prima di tutto: perché Grillo si sveglia adesso e tenta la carta del ricatto mediatico sulla magistratura cercando di sollevare una polemica sul caso del figlio, che in realtà è sotto indagine da quasi due anni e di cui si è parlato più volte anche sui giornali senza che fosse sollevato questo baccano? (L’Espresso un po’ di tempo fa dedicò una copertina al caso senza che questo smuovesse mare e monti).

Il fatto nuovo ora è che, una volta concluse le indagini preliminari durate 16 mesi e concluse a novembre 2020, c’è la richiesta della Procura di Tempio Pausania (Sassari) per il rinvio a giudizio riguardo i ragazzi indagati. Per cui si decide il giudizio (art. 429 cpp), oppure il non luogo a procedere (art. 425 cpp), ed è per questo che papà Grillo tenta il tutto per tutto approfittando della sua visibilità e promuovendo lui stesso un processo mediatico che però assolva il figlio prima del procedimento giudiziario, ma anche per contarsi a livello politico dentro il Movimento 5 stelle dove una parte lo vorrebbe rottamare definitivamente dando avvio a un nuovo corso (Di Maio e Conte in testa che non a caso rimangono in silenzio).

Conte e Di Maio

Per cui: quale momento migliore di questo? Facendo così Grillo mette comunque in moto la macchina mediatica accendendo i riflettori con le sue mani molto di più dei giornali, che hanno parlato pochissimo del caso in questo anno e mezzo, quasi niente. E lo fa rivittimizzando la ragazza e sminuendo un possibile stupro parlandone in termini di divertimento.

“una ragazzata”, direbbe qualcuno, facendo leva su quella cultura dello stupro mai morta, per cui se vai a casa con un’amica e 4 giovani che ti offrono una spaghettata post-serata, devi mettere in conto anche una eventualità del genere. Perché no? Sono ragazzi, si divertono

Il processo pubblico

Processo per stupro

E questo a costo di rovinare la vita di una giovane, di cui non gliene può fregare di meno, come successe per il caso di Montalto di Castro dove la vittimizzazione secondaria nei confronti della ragazzina di 16 anni che osò denunciare i suoi coetanei, le rovinò la vita per sempre. Ma a Grillo questo non interessa, e fa la sua piazzata tra spavalderia e disperazione, a costo di incassare un mare di critiche anche all’interno dei 5S, come è avvenuto, affinché il fatto diventi al centro del dibattito pubblico e politico, per movimentare preliminarmente le acqua prima del rinvio a giudizio, e preparando il terreno per un eventuale processo pubblico in cui lui potrà prendere parola, da adesso in poi, quando vuole e con i suoi potenti mezzi, sicuro di incassare anche qualche atto di solidarietà. 

La solidarietà

Beppe Grillo con Alessandro Di Battista

Un po’ di solidarietà come “padre” infatti è già arrivata e non solo dal suo gruppo, primo fra tutti Alessandro Di Battista, ma anche da Massimo Giannini, direttore della Stampa, Enrico Mentana, direttore del Tg7, e anche da qualche “mamma”, come la senatrice penatstellata Paola Tarvena: ovviamente sempre tutto nel rispetto della magistratura. Genitori che dimenticano che anche la ragazza ha un padre e una madre (ebbene sì), rivittimizzati insieme alla figlia in quanto si sono dichiarati “distrutti” da questo circo mediatico messo su da Grillo.

“Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante – hanno detto i genitori della giovane – e cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, sminuendo e ridicolizzando il dolore, sono soltanto strategie misere”

Cosa dice la legge

Paola Taverna

Ma Beppe Grillo, nella sua strategia, va oltre: per provare l’innocenza del figlio e dimenticando che esistono 3 gradi di giudizio, chiede al suo pubblico il perché non hanno arrestato i ragazzi subito, e lo dice facendo sapientemente finta di non sapere che in questi casi la legge prevede l’arresto in flagranza e che la misura della custodia in carcere o gli arresti domiciliari, è prevista quando è presente pericolo di fuga o reiterazione, inquinamento di prove, indizi incontrovertibili.

Enrico Mentana

Per cui ogni indagato che non rientra in queste eventualità, è a piede libero, come nel caso del figlio che solo adesso è a rischio, in quanto viene richiesto un rinvio a giudizio proprio sulla base delle prove emerse nell’indagine durata 16 mesi nel rispetto dei 18 mesi previsti sempre dalla legge. E questo proprio grazie a un codice che preserva gli indagati che sono quindi non colpevoli fino al giudizio definitivo e che fa delle indagini preliminari per decidere se continuare o no: una prassi forse per lui è anomala dato che nella sua testa manderebbe tutti in galera anche solo con un sospetto di reato.

Ma quali sono queste prove?

Massimo Giannini

Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, sono indagati per violenza sessuale di gruppo nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019 nella villa di Beppe Grillo in Costa Smeralda dopo una serata al Billionaire. Ma mentre i giovani dichiarano rapporti consensuali, l’accusa dice che la ragazza è stata costretta ad avere rapporti contro la sua volontà. Come riporta Fanpage, nell’accusa si legge:

“Costretta ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box del bagno”, “afferrata per la testa a bere mezza bottiglia di vodka” e “costretta ad avere rapporti di gruppo” dai quattro che hanno “approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica”

La ragazza aveva bevuto durante la serata e sarebbe stata costretta a bere anche all’arrivo nella villa, e mentre la sua amica dormiva, sarebbe arrivata la violenza. Sempre Fanpage spiega: “In un verbale che riporta la testimonianza della ragazza si legge che verso le sei del mattino, mentre la sua amica dormiva, la giovane è stata costretta ad avere rapporti sessuali con uno dei ragazzi mentre gli altri tre indagati hanno assistito senza partecipare. L’avrebbero poi costretta a bere mezza bottiglia di vodka contro il suo volere.

La lucidità risultava enormemente compromessa quando è stata condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati l’avrebbero costretta ad avere cinque o sei rapporti”. Il video di cui parla Grillo come di ragazzi che si stanno divertendo, è stato analizzato dalla Procura insieme anche ad alcune foto scattate durante il fatto: elementi che sono alla base delle prove nelle indagini preliminari, insieme a intercettazioni effettuate durante questi mesi, che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio.

Materiale che il procuratore Capasso e la sostituta Laura Bassani hanno inserito nel fascicolo in quanto le immagini ritrovate nei telefoni, secondo l’accusa, mostrerebbero abusi anche ai danni della seconda ragazza, che dormiva”, come riporta sempre sul suo sito Fanpage

Cosa ci dimentichiamo?

Rita Levi Montalcini

Di certo Grillo avrebbe potuto esprimere il dispiacere per una vicenda che riguarda anche il figlio ma perché rivittimizzare la ragazza a fronte di prove che hanno portato la Procura di Tempio Pausania a chiedere il rinvio a giudizio? Perché questi metodi platealmente sessisti senza aspettare l’esito del percorso giudiziario?  Non so voi ma io non mi sono dimenticata quando Beppe Grillo chiamava Rita Levi Montalcini “vecchia pu*tana”.

Laura Boldrini

Oppure quando esponeva l’allora Presidente della camera Laura Boldrini, al pubblico ludibrio e a violenza sessista rilanciando la foto con il fantoccio di lei con tanto di frase: “Cosa faresti in auto con la Boldrini?” sotto cui accorrevano i militanti 5 stelle che si esibivano con migliaia di commenti come:

“ti sale in macchina perché la stai pagando, mi raccomando le protezioni”

“la riempirei di botte”

“impossibile, non vado a mi***tte”

“la porti in un campo rom e la fai tro**are con il capo villaggio”

Federica Salsi

O ancora quando sempre Beppe Grillo espose Federica Salsi, consigliera del Comune di Bologna M5S, redarguita come una che va in tv a cercare il suo punto G e precisamente “Il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show”, come scrisse di lei Grillo solo perché era andata a “Ballarò” senza il suo consenso. Un post che espose Salsi a un nuovo assalto sessista con frasi come:

sei una mer*aaaaaaaaa merdaccia

“Fuori dai cogl*oni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! non capisci un ca*zo!!! questa testa di ca*zo!!!!!!!!!!!!!!!!! sembrava quella faccia da c*lo della gelm*ni, ma vai a cag*re te e i tuoi amici del ca*zo!!!!!!!!!!!!!!!!!! io gli farei fare una bella intervista anche su playboy!”

“fate veramente schifo”

“NON HAI LE PAL*E E NEANCHE IL PUNTO G”

Adesso però una domanda la faccio anch’io: cosa può insegnare un padre del genere ai suoi figli? Davvero è salutare dare solidarietà a un uomo che ha già esposto  donne a violenza sessista verbale aizzando i suoi seguaci? Un uomo che ora rivittimizza una ragazza perché ha denunciato uno stupro in cui è coinvolto il figlio? Che si espone urlando e creando un circo mediatico senza attendere l’esisto giudiziario? Spiegateci il senso di questa solidarietà per favore.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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