Covid e controllo sociale: prove tecniche di repressione in Europa

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Luisa Betti Dakli • 16 Marzo 2021
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Ieri un uomo di 61 anni, Antonio Granata, ha sgozzato la moglie, Carolina Bruno, e la suocera, Lorenza Addolorata Carano, in provincia di Taranto, a Massafra. Pochi giorni prima a Napoli è stata uccisa Ornella Pinto, una donna di 39 anni, colpita dal suo compagno, Pinotto Iacomino, con 15 coltellate mentre dormiva col suo bambino di 4 anni.

Manifestazioni delle donne in Australia

Ornella Pinto

L’ennesimo femminicidio che ha suscitato grave indignazione sui social per un’altra donna colpita nella casa in cui doveva sentirsi protetta: una tensione che se ancora non è scoppiata nelle piazze, è comunque sull’orlo di esplodere. Come è successo in Messico, dove da settimane le donne assediano il governo contro il sostegno alla candidatura a governatore dello stato del Guerrero, nel sud-ovest del paese, di Félix Salgado Macedonio, un uomo accusato di stupro. O anche in Australia dove le donne sono scese in strada in 40 città per protestare contro la violenza e la discriminazione di genere, dopo le accuse di stupro che hanno travolto il governo conservatore.

Australia

Qui Brittany Higgins, ex dipendente del governo, ha denunciato di essere stata violentata nel 2019 e 15 giorni fa il procuratore generale Christian Porter, ha confermato di essere stato oggetto di un’accusa di stupro negando però di aver commesso il fatto su una donna che si è suicidata lo scorso anno. Ma la vera miccia che ha scatenato le donne in Australia, è stato l’eco delle proteste contro il  femminicidio di Sarah Everard, una ragazza di 33 anni, rapita e uccisa da un agente di Scotland Yard, Wayne Couzens, a Londra mentre tornava a casa alle 21.30 di sera dopo una cena con gli amici.

I suoi resti sono stati ritrovati in un bosco a 78 km dal luogo dove è scomparsa, e il suo corpo era talmente irriconoscibile che sono risaliti a lei tramite l’analisi dentale

Continuano le proteste in Gran Bretagna

Sara Everard

Il fatto ha suscitato la protesta delle donne che hanno organizzato una veglia a Clapham Common nel parco vicino al luogo della scomparsa di Sarah, e la polizia ha caricato ferocemente le donne, rivelando al mondo le sue intenzioni riguardo al controllo sociale a cui la pandemia di Covid ha dato via libera. Chiare le dichiarazioni del giorno dopo con cui il primo ministro, Boris Johnson, ha sostenuto Cressida Dick, a capo di Scotland Yard, dichiarando semplicemente che le donne “hanno paura di girare di notte”.

Risposte chiare dato che sui fatti di sabato è stata avviata un’inchiesta interna a porte chiuse, ma soprattutto è stata ribadita la proposta di legge fatta la scorsa settimana con cui la polizia potrebbe avere pieni poteri sul reprimere ogni diritto di protesta pacifica.

Una legge che darebbe alla ministra dell’Interno, Priti Patel, il potere di creare decreti urgenti, imponendo condizioni alle proteste pacifiche in qualsiasi momento e senza la consultazione parlamentare

Contro il disegno di legge

Londra

Il rapporto HMICFRS, ordinato da Patel dopo le proteste di Extinction Rebellion (XR) e Black Lives Matter (BLM) del 2020, aveva già delineato la “necessità di sviluppare” metodi segreti di raccolta d’informazioni e maggiore uso della tecnologia di riconoscimento facciale, nonostante la sentenza della Corte d’appello che aveva condannato il suo utilizzo. Il governo afferma che questo disegno di legge, presentato alla Camera dei Comuni, darà alla polizia poteri ma solo per proteggere se stessi e il pubblico.

Londra

Legge contro cui più di 150 organizzazioni per i diritti umani e sindacati, hanno protestato contro accusando il governo di aver approfittato della pandemia, per erodere il diritto di protesta. Ma sarebbe il primo tentativo di instaurare un regime di controllo sociale draconiano con la scusa delle restrizioni dovute al Covid? Assolutamente no, anzi possiamo dire che questa sia

la direzione in cui stanno andando i governi di molti paesi anche “democratici”, che pur chiudendo un occhio sui divieti di assembramento per shopping, movida e negli stadi, non esita a usare il pugno di ferro proprio quando si tratta di proteste e rivendicazione di diritti

Repressione in tutta Europa

Marta Lempart

E se questo può sembrare normale in dittature come l’Ungheria, la Slovenia o la Polonia dove Marta Lempart, leader del movimento contro la cancellazione dell’aborto e dei diritti civili, rischia a oggi 8 anni di reclusione, meno scontato è per paesi che si spacciano come “democratici”, tipo la Svezia. Nel suo ultimo rapporto il Civicus Monitor mostra che i governi della UE, della Norvegia e del Regno Unito, con il pretesto di combattere la pandemia, hanno già limitato le libertà civiche in modi diversi.

Nel rapporto People Power Under Attack 2020 tra la fine del 2019 e tutto il 2020, l’intervento sui manifestanti è documentata come la violazione più comune in Europa e nel mondo con detenzioni, censura, leggi restrittive, uso eccessivo della forza, intimidazioni e molestie.

Il contagio a causa delle tattiche della polizia

Polonia

E se anche queste azioni sono volte a evitare il rischio di contagio, le contraddizioni non mancano. Perché sebbene i governi abbiano imposto queste misure per affrontare la pandemia, quando le restrizioni sul Covid sono state allentate, è stato permesso di radunarsi in luoghi di culto, centri commerciali o ristoranti, limitando però fortemente il numero di persone autorizzate a riunirsi per protestare anche con la mascherina. Come in Svezia, dove il governo ha vietato le riunioni pubbliche con più di otto persone anche se ha permesso di incontrarsi nei ristoranti, a eventi sportivi e in altri luoghi simili.

Autorità che hanno usato la forza e il kettling (cordoni di agenti) per disperdere le proteste, con uno contatto fisico che ha alzato il rischio di contagio: come in Polonia e nel Regno Unito, dove la polizia ha rimosso le mascherine dei manifestanti per identificarli

Berlino

In Europa quest’anno la gente è scesa in piazza malgrado la pandemia per protestare contro la crisi climatica, le discriminazioni razziali, per i diritti delle donne, degli LGBTQ e dei lavoratori. Mentre detenzioni di manifestanti sono state documentate in almeno sedici paesi dell’UE, e l’uso della forza eccessiva è stato registrato in dieci stati tra cui l’Italia, la Germania, l’Olanda, la Francia, il Belgio e la Grecia.

Uso della forza eccessiva

Nel 2020, dopo l’uccisione dell’americano George Floyd da parte di un agente di Minneapolis, le proteste di Black Lives Matter si sono svolte in diversi Europa e a Berlino decine di manifestanti sono stati arrestati. Mentre la polizia francese ha usato gas lacrimogeni e forza brutale contro le donne durante la manifestazione dell’8 marzo per la Giornata internazionale della donna.

In Finlandia, la polizia ha spruzzato spray al peperoncino a distanza ravvicinata e ha arrestato più di 50 persone durante una protesta del gruppo ambientalista Extinction Rebellion Finland, e in Norvegia ha arrestato quaranta persone che manifestavano contro le carenze del governo per il clima. In Svezia dimostranti di Greenpeace sono stati arrestati per aver organizzato una protesta contro una raffineria di petrolio. Casi simili sono stati documentati in Austria, Belgio, Germania, Irlanda e Paesi Bassi.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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