Violenza assistita: i bambini reagiscono come i reduci di guerra

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Luisa Betti Dakli • 8 Dicembre 2011
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Secondo lo studio del University College di Londra, coordinato dal dottor Eamon McCrory, assistente clinico al dipartimento di Psicologia e Scienze del Linguaggio, gli effetti della violenza domestica sul cervello dei bambini sarebbe uguale al trauma subito da un reduce di guerra. A conferma di quanto detto, il risultato di uno studio neurofisiologico che ha analizzato i tracciati celebrali di bambini coinvolti in dinamiche violente dentro le mura di casa: “Oltre quaranta bambini sono stati scansionati con risonanza magnetica: venti di essi avevano subito violenze domestiche, mentre 23 non avevano mai subito maltrattamenti a casa”, dichiara lo studio pubblicato su Current Biology.

Nello studio “i ricercatori hanno usato i tracciati celebrali per esplorare l’impatto di abusi fisici o di violenza domestica sullo sviluppo emozionale” e hanno osservato un collegamento con “un incremento nell’attività in due zone del cervello nel momento esatto in cui ai bambini sono state mostrate immagini di volti arrabbiati”. Le zone interessate del cervello sono state l’isola anteriore e l’amigdala, che sono associate a “l’individuazione di potenziali pericoli”:

i ricercatori hanno osservato che sono le stesse aree che si attivano e con lo stesso tracciato dei soldati esposti a situazioni di combattimento

Un riscontro che ha portato i ricercatori a definire con certezza scientifica che “sia i bambini che i soldati diventano ipersensibili a situazioni ostili nel loro ambiente circostante, fino a essere paranoici, come succede quindi per la sindrome del veterano”, che altro non è se non una risposta di difesa rispetto all’ambiente ostile.

Nel rapporto si legge che “questa reattività aumentata potrebbe rappresentare una risposta adattiva per i bambini che in questo modo sono aiutati, nel breve periodo, a tenersi lontano dai pericoli”, uno stress celebrale che però comprende un aumentato rischio di depressione futura: “la depressione è già una delle cause principali di mortalità, disabilità e fardello economico, e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020 diventerà la seconda malattia mondiale per tutte le età”.

L’esposizione a violenza in età infantile è una delle principali cause scatenanti di “disordini del comportamento e ansia”

compresa la possibilità di sviluppare depressione persistente e ricorrente, con meno probabilità di rispondere positivamente e rapidamente alle cure per la loro malattia mentale. L’età media dei bambini studiati è di circa 12 anni e provengono tutti dai servizi sociali locali di Londra. “Stiamo iniziando solo ora a capire come gli abusi sui minori influenzi il funzionamento dei sistemi emozionali del cervello”, ha detto McCrory, “e questa ricerca offre i primi indizi su come le regioni del cervello del bambino possano adattarsi alle prime esperienze di abuso”.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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