Beppe Grillo e il caso Salsi: il sessismo è violenza di genere

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Luisa Betti Dakli • 6 Novembre 2012
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Quando il consigliere regionale dell’Emilia-Romagna Giovanni Favia è andato a dire a “Piazza pulita”, il programma di Corrado Formigli su La7, che nel M5S non c’era democrazia con un’aspra critica sulla gestione del movimento – citando Grillo e Casaleggio – malgrado le reazioni anche forti, nessuno gli diede della put*ana né si sentì proferire dalla bocca del suo capo battute sessiste perché l’autore dell’attacco – che videro diversi milioni di spettatori – era un maschio. Una cosa ben diversa da quella capitata a Federica Salsi, consigliera del Comune di Bologna eletta nel M5S e di sesso femminile (a cui va tutta la mia solidarietà), che pochi giorni fa è andata alla trasmissione condotta da Giovanni Floris, “Ballarò”, per essere

redarguita con un linguaggio sessista ma anche poi attaccata con epiteti offensivi a sfondo machista su Fb e nel sito

modi e linguaggi che nella Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) rientrano nella sfera della violenza psicologica. Un metodo di esercizio di potere e di controllo di genere così collaudato e culturalmente scontato, da non far rendere conto realmente della sua gravità.

Federica Salsi – premi sull’immagine

Il casus belli è che Federica Salsi, avendo trasgredito il dettame del grande capo maschio sul fatto che solo lui è l’elemento mediatico del suo movimento – bella democrazia interna in effetti – è stata redarguita da Beppe Grillo non con un semplice, non so: egocentrica? Scorretta? No, ma con un giudizio sessista che l’ha dipinta come una che va in tv a cercare il suo punto G e precisamente “Il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show”, ovvero si è fatto intendere che forse la consigliera fosse andata a “Ballarò” per provare un orgasmo. La cosa ancora più grave è che così il padre delle stelle ha dato il la a tutto quello che si è riversato su Federica Salsi e che qui riportiamo da sua fonte su Affari Italiani (nel rispetto della privacy e dei toni):

“Vorrei soffermarmi sul tono di alcune frasi che mi sono arrivate addosso dopo il post di Grillo, sul mio profilo facebook e sulle pagine dell’articolo di Grillo stesso, dopo le sue affermazioni sul punto G televisivo che mi farebbe tanto godere. Dopo che sono andata a Ballarò a esprimere solo idee con educazione e rispetto per tutti, idee per le quali mi batto da anni. (…) Cito le affermazioni con il nome della persona che me le ha mandate così ognuno può meglio essere consapevole di ciò che accade e che dice:

Dal sito di Grillo G*no g., di roma chiede di sapere “questa signorina salsi e’ , come avete scritto una putta*a perche’ nel suo mandato consiliare ha tradito i principi del movimento o perche’ e’ andata in tv ? grazie”

Dal mio profilo E. S. sei una mer*aaaaaaaaa merdaccia

Grillor***o mi da della “donnetta”

Giov***a da roma dell’ “eb*te”

Sul mio profilo Facebook

A. la D. “Fuori dai cogl*oni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! non capisci un ca*zo!!! questa testa di ca*zo!!!!!!!!!!!!!!!!!sembrava quella faccia da c*lo della gelm*ni, ma vai a cag*re te e i tuoi amici del ca*zo!!!!!!!!!!!!!!!!!!io gli farei fare una bella intervista anche su playboy!”

F.S. “fate veramente schifo….cari democraticii dal basso….anzi dalla fogna……..”

C.P. “federica porta con te il fango”

P.P. ancora , “NON HAI LE PAL*E E NEANCHE IL PUNTO G”

F.M “Ti vedo bene con i pidiusti del PD”

M.V. mi da della “venduta e ha venduto una falsa intervista (riferendosi all’intervista rilasciata ad Affaritaliani, ndr)”

e poi R. M.. “veline in cerca di fama”

D. G., Milano/Bari “la “strafi*a” di turno”.

La carica di violenza  espressa in questi termini contro Federica Salsi, non è dissimile dagli imprechi furiosi che ricordano orde barbariche di esseri privi di ogni orientamento umano. Ora, al di là del fatto che questi commenti siano stati scritti o non da grillini, in generale ci è sembrato che tra il popolo delle stelle, a volte, si usassero toni troppo alti, parole urlate e offensive, esprimendo

una rabbia non ragionata che come furia travolge tutto, distrugge e non costruisce

Tanto che forse oggi questo movimento potrebbe avere la palma del maschilismo ma anche, in certi casi, di un metodo violento di discussione come di persuasione. Ma non è tutto, perché Beppe Grillo va oltre e su Federica Salsi spiega: “Il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show. L’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol. A casa gli  amici, i parenti – scrive Grillo – applaudono commossi nel condividere  l’emozione di un’effimera celebrità, sorridenti, beati della tua  giusta e finalmente raggiunta visibilità.

Peppe Grillo

Seduto in poltroncine a  schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di  partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a  comando di claque prezzolate. Soggetto, bersaglio consapevole ben pettinato alla bisogna che porge il lato migliore del  proprio profilo alla morbosa attenzione di cameraman che ti inquadrano implacabili se annuisci quando enuncia le sue soluzioni un qualunquemente st*onzo. Lì, in una gabbia di un circo, come su un trespolo, muto per ore, povera presenza rituale di cui si vuole solo lo scalpo, macellato come un agnello masochista, rispondi per i quattro minuti che ti sono concessi a domande preconfezionate poste da manichini al servizio dei partiti. Pretoriani dell’informazione il cui  unico compito è perpetuare l’esistenza del Sistema attraverso l’ultimo strumento di mesmerismo mediatico rimastogli: la televisione”.

Ma allora come sta la cosa nel M5S? che solo lui va in televisione e con metodi da show?

mentre gli altri stanno a casa a vedere lui che va in giro a dire alla gente “siete voi i protagonisti” e poi appena metti il naso fuori, zac! ti stronca? Tempo fa ho visto una intervista di Beppe Grillo per una tv olandese, era a casa sua, tranquillo, in poltrona, parlava e poi faceva anche un siparietto con un Mario Monti “finto” al telefono che veniva liquidato con toni di sufficienza e alla fine con un bel “non mi rompere più i cog**oni”. È questo il modello di intervista del padre delle stelle? ma c’è di più: perché un comico che negli anni ’80, fu censurato ed escluso da una tv che ritenne insopportabile la sua battuta sui socialisti, oggi deve intimidire una eletta del suo movimento per il fatto di aver parlato in un programma di politica?

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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