Più violenze sui minori nel mondo: bambine a rischio maggiore

Qui va il tuo testo... Seleziona qualsiasi parte del tuo testo per accedere alla barra degli strumenti di formattazione.
Luisa Betti Dakli • 2 Ottobre 2012
Condividi articolo

Poco tempo fa, su diversi siti sono stata accusata di fare discriminazioni, e cioè di occuparmi non solo di donne ma anche e soltanto di bambine, discriminando così i bambini maschi. Ovviamente scrivo e faccio informazione sia sui diritti delle donne che sui minori in genere, ma le bambine che solitamente sono invisibili nel linguaggio neutro, sono molto più esposte nella realtà. Me ne dà oggi spunto la campagna “In-difesa”, lanciata da Terre des Homme – la ong che da anni si occupa di promuovere i diritti dei minori – in cui si mette l’accento proprio sulle bambine.

In italia, sempre secondo TdH, si sarebbe passati da 4.319 minori vittime di violenza del 2010 alle 4.946 del 2011, di cui il 61% sarebbero bambine

In questi dati sono compresi reati di corruzione di minorenne, di cui l’80% sarebbero femmine, l’incremento del materiale pornografico, di cui il 57% riguarda ragazzine, mentre per la violenza sessuale le femmine arriverebbero a circa l’83% del totale. “L’evidenza di un filo rosa tra i questi terribili dati conferma l’urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e le ragazze”, ha detto Federica Giannotta, responsabile Diritti dei Bambini di Terre des Hommes.

La ong elenca tra le peggiori forme di discriminazione che colpiscono le bambine nel mondo: le “bambine domestiche” del Perù, le “spose bambine” del Bangladesh, le “mamme bambine” della Costa d’Avorio e le “bambine salvate dall’infanticidio” dell’India. A cui possiamo aggiungere: aborto selettivo, mutilazioni genitali, tratta e prostituzione, lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, mancato accesso all’istruzione, violenza e abusi sessuali, tutti argomenti che Terre des Hommes presenterà il 10 ottobre a Roma con il dossier “La condizione delle bambine e ragazze nel mondo” e il dossier “Cronache bambine” (in collaborazione con l’ANSA), in occasione della prima “Giornata ONU delle Bambine”. Ma diamo uno sguardo fuori dall’Italia:

dei 40 milioni di bambini vittime di abuso sessuale 1,2 milioni all’anno vengono trafficati per essere schiavizzati

e 275 milioni hanno assistito ad atti di violenza domestica, diventandone spesso a loro volta vittime. Secondo l’Onu, nel mondo ci sono 60 milioni di spose bambine, mentre 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni sono stati sottoposti nel 2002 a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto, e un numero variante tra 100 e 140 milioni di donne e ragazze hanno subito, su scala mondiale, una qualche forma di mutilazione o taglio dei genitali.

Nel rapporto Unicef “La condizione dell’Infanzia nel mondo” del 2011, si diceva che nei paesi in via di sviluppo (Cina esclusa), una ragazza adolescente su cinque è sposata o convivente, una percentuale che arriva al 28% in Asia meridionale e al 59% in Niger. Secondo Donata Lodi, responsabile Advocacy e programmi internazionali di Unicef Italia, “Quella delle spose bambine è una prassi sia in Africa che nel Medio Oriente e nel sud-est asiatico, ed è spesso preceduta da uno stupro, nel senso che di fatto la bambina viene ceduta, venduta, comunque abusata, e il matrimonio ripara una violenza già avvenuta.

In Medio Oriente è eclatante il caso dello Yemen, dove le bambine muoiono spesso di parto

perché le condizioni sanitarie non garantiscono l’adeguata assistenza alle bambine che, troppo giovani, sono costrette ad affrontare la gravidanza. Il matrimonio forzato si pratica ovunque: dal sub-continente indiano, dove c’è un legame stretto con la dote che la ragazza porta con sé al matrimonio, a tutta l’Africa sub-sahariana, con un picco in Niger. E anche dove la legge vieta questi matrimoni, come in Sierra Leone, nella realtà tutte le donne tendono a sposarsi giovanissime”. Poco tempo fa abbiamo letto la notizia di ragazzine di 11 anni costrette ad assumere steroidi per gonfiare il loro corpo per poi essere costrette a prositutirsi: una terribile violazione di ogni diritto.

Qualche giorno fa in Italia è stata approvata la Convenzione di Lanzarote, dopo 5 anni di iter parlamentare, una  Convenzione del Consiglio d’Europa che tutela i bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali e che introduce reati a danno dei minori come l’istigazione a pedofilia, pedopornografia e adescamento, e pene più severe per i maltrattamenti in famiglia, reati a sfondo sessuale, prostituzione minorile e pornografia minorile. Ma una dichiarazione dei diritti delle bambine è ancora al di là da venire: nel 1997 a Reykjavik in Islanda, è stata presentata la prima Carta dei Diritti della Bambina e approvata al IX Congresso della Federazione Europea BPW Business Professional, ONG che lavora in collaborazione con le Nazioni Unite, e nella Dichiarazione di Pechino, furono stabiliti 12 obiettivi strategici per eliminare le forme di discriminazione nei confronti della Girl Child (sotto i 16 anni).

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

“Il prezzo del sangue” in Iran: Goli Kouhkan, vittima di matrimonio forzato a 12 anni, sarà giustiziata

Autore • 10 Novembre 2025

Avanti Marx! Il nuovo sindaco di NY Mamdani, inizia la transizione nominando un team di 5 donne

Autore • 7 Novembre 2025
Vai alla rubrica