Giornaliste stuprate a piazza Tahrir

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Luisa Betti Dakli • 25 Novembre 2011
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Caroline Sinz, reporter della tv francese France 3, è stata aggredita e violentata ieri al Cairo, in Piazza Tahrir durante la rivolta egiziana di questi giorni, mentre tentava di fare un reportage: “Stavamo filmando in via Mahamed Mahmoud –  ha raccontato la giornalista nell’edizione serale del telegiornale di France 3 – quando io e il mio cameraman siamo stati assaliti da un gruppo di ragazzi e alcuni uomini che mi hanno picchiata strappandomi i vestiti”.

Caroline Sinz

La giornalista francese è stata violentata per 45 minuti: “Ho pensato di morire”, ha detto concludendo il racconto della violenza pubblica subita. E ieri anche la giornalista egiziana-americana, Mona El Tahawy – che vive a New York e scrive per il Washington Post, il New York Times, l’International Herald Tribune – ha dichiarato di aver subito violenza fisica e sessuale da parte delle polizia dopo essere stata arrestata a piazza Tahrir e fermata per 12 ore nelle carceri del Cairo: “Dodici ore con i bastardi del ministero degli Interni e con i militari dell’Intelligence. Solo Dio sa cosa sarebbe accaduto se non avessi avuto la doppia cittadinanza”, ha scritto su Twitter descrivendo l’aggressione. A seguito di questi fatti, Reporter sans frontières, ha invitato tutta la stampa internazionale a non inviare più giornaliste in Egitto:

E’ la terza volta che una giornalista riferisce di essere stata aggredita dall’inizio della rivoluzione egiziana

Le redazioni devono tenerne conto e smettere, in via temporanea, di inviare donne in Egitto – si legge in un comunicato di RsF – è triste dover dire questo, ma di fronte alla violenza di queste aggressioni, non ci sono altri rimedi”. A febbraio un’altra giornalista americana, Lara Logan, reporter della CBS, era stata stuprata al Cairo, in piazza Tahrir durante i festeggiamenti per l’addio di Mubarak, da una folla di 200 egiziani che, dopo aver disperso la troupe, ha accerchiato, aggredito, picchiato e stuprato la donna per mezz’ora.

Lara Logan

La sua salvezza è stata la reazione di altre donne egiziane in piazza che sono intervenute chiamando soccorso. Ma l’elenco non si ferma qui: chi si ricorda della giornalista colombiana Jineth Bedoya, che dopo 9 anni rivelò lo stupro di cui era stata vittima nel maggio del 2000 mentre indagava sui gruppi paramilitari di estrema destra per conto del giornale El Espectador di Bogotà?

Bedoya fu rapita, legata, bendata e portata in un luogo sconosciuto nella Colombia centrale, dove fu selvaggiamente picchiata e stuprata da un gruppo di uomini

Ma le giornaliste vittime di stupro e di abusi sessuali, rimaste in silenzio per la vergogna, sono tantissime. Il CPJ (Committee to Protect Journalist) ha raccolto testimonianze da parte di giornaliste vittime di violenze sessuali, fisiche, stupri collettivi, perquisizioni umilianti, ritorsioni sessuali per il lavoro svolto, in Medio Oriente, Asia Meridionale, Africa e America.

Jenny Nordberg

La giornalista svedese Jenny Nordberg, in Pakistan nel 2007 per il ritorno di Benazir Bhutto, ha raccontato di essere stata separata dai colleghi e circondata da un gruppo di uomini da cui è stata violentata mentre era tra la folla a Karachi, e ha raccontato di non aver detto nulla sul momento né di aver denunciato la violenza, per la paura di “perdere l’occasione di lavori futuri”. Wattera Grace, della rivista Fraternité Matin in Costa d’Avorio, ha raccontato di funzionari che registrano il nome e il telefono prima di entrare alle conferenze stampa per poi usarle personalmente con minacce a sfondo sessuale. Kate Brooks, fotografa per il New Yorker e The Wall Street Journal, in Turchia ha detto che di essere stata “afferrata all’inguine da dietro” mentre fotografava un attacco suicida in Afghanistan.

Chi dorme con un coltello sotto il cuscino, chi viene molestata da guardie del corpo, autisti, interpreti e funzionari governativi

può rimanere in silenzio per anni nella paura di essere denigrata o addirittura spostata o licenziata dal proprio giornale: le giornaliste inviate in luoghi pericolosi rischiano quindi due volte più degli uomini, e per loro denunciare e fare informazione sulla violenza di genere non può essere un optional ma devono essere supportate e ascoltate, non censurate.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

Global Affairs

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