Marta Cartabia eletta alla Corte costituzionale ma in Italia per alcuni le donne si giudicano a letto

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Luisa Betti Dakli • 11 Dicembre 2019
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Oggi Marta Cartabia è stata eletta presidente della Corte Costituzionale: la prima donna a ricoprire l’incarico che nel suo discorso di ringraziamento ha dichiarato di sperare che la sua elezione “sia apripista per le donne” e che “presto si possa dire anche in Italia che il sesso e l’età non contano, citando la nuova premier Sunna Marin, la 34enne figlia di una coppia lesbica nominata prima ministra pochi giorni fa in Finlandia.

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Marta Catarbia

Bello, certo, ma sarà così veramente? Perché diciamo la verità, noi non saremo mai come i finlandesi e ce la sogniamo  una prima ministra di 30 anni con un governo a maggioranza femminile: qui le donne vengono giudicate in base a parametri maschilisti tra i quali spicca la valutazione sul quanto siano brave a letto. Brave a casa, brave a cucinare e brave a letto. Ieri, mentre la 34enne Sanna Marin insediava in Finlandia il suo governo di 19 ministri tra cui 12 ministre, noi qui eravamo alle prese con delle pagine più oscure della tv italiana con Sallusti e Senaldi che su La7 difendevano l’articolo di Giorgio Carbone che su Libero aveva parlato della fiction per il 20esimo anniversario della morte della prima presidente della Camera

Nilde Iotti, descrivendola come una “una bella emiliana simpatica e prosperosa, grande in cucina e grande a letto

il massimo che in Emilia si chiede a una donna”. Una cosetta innocente fatta passare per semplice ironia che invece nasconde una violenza narrativa, un’invasione della dimensione privata, un’oggettificazione e un’offesa grave non solo nei confronti di Iotti e delle emiliane, ma di tutte le donne.

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La neo premier finlandese Sanna Marin (al centro) con la coalizione di governo

Una bestialità sulla quale non solo non è stato chiesto scusa ma su cui i compagni di merende di turno hanno ironizzato in una trashissima puntata di Floris su La7, dove due grandi conoscitori del desiderio femminile come Sallusti e Senaldi, rispettivamente direttori del Giornale e di Libero, hanno sostenuto che le donne dell’Emilia Romagna sono famose perché brave a letto, come se fosse una qualità distintiva per il femminile in generale e come se fosse la prima domanda che si fa quando si esce con una donna. Senza curarsi del fatto che già le emiliane si sono mobilitate contro quelle frasi sessiste di Libero, con un esposto alla magistratura per diffamazione, i due maschioni con la erre moscia, hanno intavolato una discussione chiamando sessuofoba Concita De Gregorio che esterrefatta ha cercato di controbattere una delle pagine peggiori della televisione italiana.

Una visione da mettersi le mani tra i capelli, come ha fatto in video Concita De gregorio

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Sallusti ha parlato d’ironia, di libertà, ha parlato delle donne romagnole famose nel mondo per la loro esuberanza vergognandosi anche di nominare quello che stava pensando: uno spettacolo penoso, sessista, violento nelle parole, che è andato in onda nelle case di milioni di italiani in un Paese dove le donne fino a poco tempo erano definite dalla legislazione italiane come “serve” del marito, un’idea rimasta probabilmente intatta nella testa di molti (idioti). Un contesto, il nostro, dove quello della Finlandia rimane un miraggio, un sogno, pura fantascienza che non a caso fa notizia, perché a pensarla come Sallusti e Sinaldi sono in realtà la maggioranza dei maschi italiani, e non sulle emiliane ma sulle donne in generale. Per capire questo non serve andare lontano ma basta aprire il web e andare sui siti in cui vengono recensite con dovizia di particolari le donne per le loro prestazioni sessuali: un aiutino tra maschioni per scegliere meglio come se si trattasse della bistecca da ordinare al ristorante. Uomini che possono tranquillamente affermare: “non mi piace ma è brava a letto”, come se fosse una nota decisiva in un rapporto a due dove la donna è valutata in base al grado di soddisfazione come se fosse un oggetto qualsiasi.

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E questo lo dico non per moralismo, perché anche le donne parlano di come sono gli uomini a letto senza farne però un punto dirimente per una relazione né tanto meno scrivendolo in un articolo come se fosse un elemento fondamentale, ma perché rappresenta un giudizio lesivo in un contesto dove gli uomini hanno sempre avuto il potere assoluto e una chiara volontà sottomissiva nei confronti delle donne ridotte a serve, schiave, a oggetti di cui disporre liberamente e dove i servizi da svolgere sono vari, tra cui quelli sessuali che per uomo sono primari, fisiologici, pretesi. Un discorso che dietro l’angolo ha come conseguenza la violenza come prassi.

In Italia 1 donna su 3 sta a casa a fare i lavori di cura gratis mentre 1 uomo su 5 pensa che sia giusto

Qui il 56,2% delle donne lavora e guadagna il 7,4% in meno rispetto agli uomini a parità di mansione, e in Parlamento le donne sono circa il 35% e nel governo le ministre sono 7 su 21. Senza mai aver assaggiato l’estasi di una presidente del consiglio né di una presidente della Repubblica, in Italia l’80% della violenza maschile si consuma nel luogo dove più dovremmo essere sicure, cioè a casa, e per lo più chi denuncia viene rivittimizzata, mal protetta ed è rischio femminicidio, e chi sopravvive viene anche punita per aver denunciato il partner con la sottrazione dei figli sine die, ed è per questo che rilanciare e inneggiare stereotipi di bassa lega facendo passare le donne come bestie di fatica prezzate in base alle prestazioni fisiche, significa non solo non aver capito cosa davvero vogliono le donne ma concorrere a questa barbarie. Uomini che per la maggior parte sono anche brutti come la fame.

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Articolo di Libero

 

 

 

 

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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