Maria Anastasi uccisa dal marito: un altro femminicidio raccontato come un raptus dopo una lite

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Luisa Betti Dakli • 6 Luglio 2012
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Maria Anastasi era incinta di nove mesi, aveva già tre figli adolescenti, e il suo corpo è stato trovato nelle campagne di Erice in provincia di Trapani in Sicilia. Ad ucciderla è stato il marito, Antonio Savelli, che ha fornito ai magistrati due versioni contrastanti in cui nella prima coinvolgeva i figli, che hanno smentito il padre, e nella seconda accusava la moglie di avere un’altra relazione. Su Repubblica.it si legge: “Savelli, in un primo momento, ha raccontato ai carabinieri di essersi trovato in auto, nelle campagne di Erice (Trapani) con la moglie e i tre figli adolescenti, e di essere sceso dalla macchina per accompagnarli a fare pipì. Al ritorno la moglie sarebbe sparita.

La versione dell’uomo è stata smentita però dai figli, che hanno raccontato che il padre li aveva convinti a confermare il suo racconto, ma che, in realtà, loro non erano con i genitori al momento della scomparsa della madre. Di fronte alla contestazione degli inquirenti, l’uomo ha cambiato versione e ha detto di essere andato nella campagna insieme alla moglie, che doveva incontrare il suo amante per interrompere la relazione extraconiugale che la donna aveva da tempo.

Maria Anastasi

Ennesima menzogna, secondo gli inquirenti, che hanno accertato che ad avere una storia parallela era l’uomo, che da mesi aveva imposto alla moglie e ai figli la convivenza con l’amante, che era andata a vivere nella loro casa. Secondo quanto ricostruito dai pm, dunque, l’assassino si sarebbe allontanato in auto con la moglie e dopo l’ennesima lite l’avrebbe colpita verosimilmente con un bastone alla testa, l’avrebbe tramortita e poi avrebbe dato fuoco al corpo”.

Un caso che molti giornali hanno descritto – ancora una volta – come “delitto passionale” mentre invece (sempre su Repubblica) si apprende che “I familiari di Maria Anastasi hanno affermato che il marito la teneva in uno stato di soggezione e non di rado la picchiava. La famiglia avrebbe avuto anche difficoltà economiche, tanto che la figlia maggiore si era trasferita a vivere con la nonna”.

uno dei casi compreso in quel 70% di femminicidi che avviene dopo anni di violenze domestiche

Solo ieri, durante la presentazione del rapporto annuale di Telefono Rosa, “Le voci segrete della violenza”, si parlava di 71 femmicidi dall’inizio del 2012 in Italia, a cui – aggiungo io – si sommavano (fino a ieri) 15 vittime collaterali di questi femmicidi. Oggi questa lista è già più lunga: 72 vittime di femminicidio e 16 vittime collaterali. Non facciamo in tempo a parlare che il numero si allunga.

Luogo del femminicidio di Maria Anastasi

Ma i giornali che danno le notizie li leggiamo solo noi? Sempre ieri, durante la presentazione di Telefono Rosa a Roma, Patrizia De Rosa, a capo del Dipartimento delle Pari opportunità, ha dichiarato che con il nuovo governo loro “hanno rischiato di sparire” ma che quando la ministra del lavoro Fornero, con delega al ministero delle pari opportunità, ha visto quello che loro facevano “ha capito” e ha detto a lei “continui”.

Una dichiarazione cui la presidente di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli, ha risposto, pur apprezzando il lavoro del dipartimento, che per affrontare la situazione italiana occorre non solo un Dpo, ma un ministero delle pari opportunità, con tanto di ministra a tempo pieno, e “con pieni poteri e portafoglio”. Patrizia De Rose poi ha sottolineato come questi uomini “non possono essere tutti pazzi” e che

questi uomini di fronte alla donna “emancipata” si trovano “persi” e che ormai “anche la moglie del tassista è competitiva”

“C’è qualcosa che non ha funzionato”, ha poi aggiunto De Rose, “e quindi va posto rimedio”. Senza sapere, forse, che sono le donne a rimanere più povere dopo una separazione, ha dichiarato, sempre De Rose, che lei ha “molti amici che non riescono a dare i soldi alla moglie” e che ha un’amico che “dorme in barca” (chi ssà quanto gli costa mantenerla) perché ha lasciato la casa a moglie e figli. Insomma la colpa è nostra, della nostra emancipazione di fronte alla quale gli uomini, sentendosi persi, diventano violenti e possono anche eliminarci fisicamente. Ma se la responsabilità dell’ondata di violenza, di stupri, femminicidi in coda a violenza domestica, è sempre nostra, ora mi spiego perché il governo Monti e la ministra Fornero non fanno nulla, perché se è nostra responsabilità, siamo noi che ce la dobbiamo risolvere.

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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