Desirée: perché continuare a inferire su un corpo morto?

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Luisa Betti Dakli • 18 Ottobre 2019
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Desirée aveva 16 anni e non ha aveva mai avuto rapporti sessuali con nessun uomo, ed è stata stuprata e uccisa con un cocktail di droghe e psicofarmaci da quattro uomini, oggi imputati, che la sera del delitto impedirono i soccorsi lasciandola morire in una tremenda agonia. Un femminicidio avvenuto la notte fra il 18 e il 19 ottobre 2018 nel quartiere di San Lorenzo a Roma, dove il suo corpo è stato trovato buttato su un materasso sporco dentro un luogo abbandonato frequentato da tossici e spacciatori della zona. Per questo crimine sono stati arrestati Mamadou, Brian Minteh, Alinno Chima e Yusif Salia, accusati di omicidio aggravato e violenza sessuale di gruppo, e

l’avvocata di Yusif, Maria Antonietta Cestra, ha presentato denuncia per abbandono di minore verso i genitori di Desirèe

https://www.facebook.com/donnexdiritti/videos/557305305079555/?comment_id=469469340577381&reply_comment_id=474283016762680&notif_id=1571410750074463&notif_t=feed_comment

Avvocata che afferma, in una intervista al Tg Lazio, che se la 16enne quella sera fosse stata a casa non sarebbe morta e l’uomo non sarebbe in carcere, riportando così al telegiornale regionale le parole del suo assistito (“Se quella sera la ragazza fosse stata a casa, io non adesso qui in carcere”, ha detto Salia). Inoltre nell’intervista

Maria Antonietta Cestra chiama Desirée “figlia dei tempi moderni” indicando la famiglia, la nonna e i genitori, come i veri co-responsabili della tragedia

ribaltando così la responsabilità di un reato e provocando nuova sofferenza dei familiari. Una difesa che implica una vittimizzazione della ragazza uccisa che oltre a provocare grave sofferenza alla famiglia, diventa oltraggiosa nei confronti di Desirée: rivittimizzazione esplicitamente vietata dalla Convenzione di Istanbul per il contrasto alla violenza sulle donne che in Italia è legge, in quanto ratificata nel 2013, e che all’articolo 18, negli Obblighi generali, recita al punto 3

vittimizzazione secondaria convenzione istanbul

Intervista in cui l’avvocata viene lasciata parlare a ruota libera senza nessuna reale domanda riguardo le implicazioni di certe affermazioni (se non sulle lamentele e le obiezioni generiche che potrà provocare) e quindi senza una reale preparazione della giornalista ad affrontare questi temi (malgrado la cospicua formazione di genere fatta d’Odg del Lazio), sia riguardo la vittimizzazione secondaria vietata dalla Convenzione di Istanbul, sia _104026624_050157273-1riguardo al fatto che si tratta di una minore che se anche morta, va salvaguardata come dal nostro codice deontologico (Carta di Treviso), sia riguardo il vademecum che i giornalisti si sono dati rispetto a trattamento di stereotipi e violenza maschile sulle donne, riportato nelle 10 regole del Manifesto di Venezia, come raccomandato sempre dalla Convenzione di Istanbul. Parole che ha indignato la società civile che si è mobilitata con una lettera al Consiglio Nazionale Forense e all’Ordine degli Avvocati di Latina, albo nel quale è iscritta l’avvocata Cestra, in quanto sebbene ogni imputato abbia diritto alla difesa, la linea difensiva non può ledere la parte offesa e soprattutto andare contro la legge, in questo caso contro la Convenzione di Istanbul.

 

Luisa Betti Dakli

Giornalista esperta di diritti umani, Luisa Betti Dakli è la direttrice di International Women Magazine, che hanno come focus violazioni dei diritti delle donne e delle persone di minore età in Italia e nel mondo. Ha ricevuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite come testimonial e attivista rappresentante per l’Italia nella Giornata internazionale per i diritti umani 2021, e le è stato conferito il Premio Cidu per la categoria “Libertà di stampa” da parte del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli esteri. Già responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Luisa Betti Dakli tiene come docente corsi di alta formazione per giornalisti, avvocati e magistrati riguardo la violenza maschile sulle donne, le violazioni dei diritti dei minori, la vittimizzazione secondaria attraverso i media, e sulle politiche e il linguaggio di genere. Scrive per il Corriere della Sera La 27esimaora, ha collaborato, tra gli altri, con Micromega, il Manifesto e la rivista di geopolitica EastWest, e collabora all’estero con le riviste come Azione (Svizzera) e Passaparola (Lussemburgo-Belgio-Francia).

 

Ha realizzato diverse inchieste e reportage in Italia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina riguardo le violazioni dei diritti umani, tra cui la condizione dei minori diversamente abili in Russia, le colf asiatiche ridotte in schiavitù nei paesi del Golfo, gli orfani bianchi dell’Europa dell’Est, la tratta delle profughe irachene. Ha indagato sullo stupro di guerra in Africa e in Asia, sui matrimoni forzati in Africa, Medio Oriente, America Latina, Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico, sulla condizione dei bambini nel conflitto siriano, sui suicidi di minori nel campo profughi di Moria in Grecia. Si è occupata delle donne rinchiuse in manicomio dopo essere state ripudiate in India, della violenza subita dalle migranti, le molestie su ragazze nel mondo della swing dance, il gendercidio in Cina e il femminicidio in Russia.

Ha realizzato per il Corriere della sera la video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali italiani e sulla violenza istituzionale su donne e bambini che cercano protezione ma che vengono puntiti per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia. Ha girato la video inchiesta “Il carcere sotto i tre anni di vita”: documentario sui bambini ospiti con le mamme detenute nel nido del Carcere Femminile di Rebibbia a Roma (40’) per Rainews 24, e ha indagato la condizione delle mamme in carcere nelle prigioni di Kabul, Repubblica Democratica del Congo, Cambogia, Russia, Argentina, Bolivia e in Chiapas. Ha fatto parte della Commissione per la tutela dei minori per il Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza, con cui ha pubblicato il volume “La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione” (edizioni Garante per l’Infanzia e l’adolescenza).

Ha organizzato il tavolo intergiuridico con Tribunale di Roma su “La narrazione della violenza sulle donne dai media alla società”, il tavolo di studio interdisciplinare per avvocati e magistrati con giudici, penaliste, psicologhe, avvocate, giornaliste su “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario”, e con l’Unione Nazionale camere minorili su “Un minore, tanti processi”. Ha preso parte come speeker, tra gli altri, al tavolo parlamentare della Presidenza Camera dei deputati e Ministero Pari opportunità su “#nohatespeech. Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, all’incontro parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” organizzato dalla Presidenza del Senato e Presidenza della Camera dei deputati, e al ciclo di studi internazionali “La promozione dei Diritti Umani: dalla teoria alla pratica” del Ministero degli esteri.

È stata presso il Consiglio d’Europa con il Ministero degli Esteri e la Presidenza della Camera come speaker nella Conferenza internazionale “Al sicuro dalla paura, al sicuro dalla violenza”, è stata chiamata come rappresentante italiana dal Comune di Parigi per il tavolo internazionale “Femmes & Pouvoirs”, e al Mairie de Le Mans de Paris come rappresentante italiana alla Conferenza “Autour de la Méditerranée. La force des femmes”. È stata rappresentate italiana alla 30esima Conferenza dell’Iranian Women’s Studies Foundation, all’Ambasciata Britannica di Roma presso il tavolo istituzionale “Come promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere per eliminare la violenza sulle donne. Confronto tra Regno Unito e Italia”, e all’Ambasciata americana alla tavola rotonda “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”.

Opinionista televisiva e radiofonica come esperta sui diritti violati su donne e bambini, ha pubblicato diversi saggi tra cui “Il movimento #metoo e il ruolo dei media” in “Le molestie sul lavoro” (Franco Angeli), “Uccisa due volte. La responsabilità dei giornali” in “Stop violenza: le parole per dirlo” (Giulia Giornaliste, Fnsi, Inpgi, Usigrai), “Per una narrazione del femminicidio che superi la rivittimizzazione mediale” in “Convenzione di Istanbul e Media”, (Edizioni Senato della Repubblica Italiana), “Il femminicidio nei media” per “In Quanto Donna” curato dalla Presidenza della Camera dei deputati per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Partecipa ai Rapporti sulla condizione delle donne in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu e ha contribuito al Rapporto per Pechino+25. Ha ricevuto il premio internazionale “Semplicemente donna” 2021 nella categoria “Donna nell’informazione” e nel 2018 ha avuto il Premio Pegaso 8 marzo “per essersi distinta per sensibilità umana e professionale”.

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